
«Se non esistessi io t’inventerei, mia città, L’Avana», dicono i versi finali della famosa poesia di Fayad Jamís dedicata alla capitale di tutti i cubani. Inoltre si potrebbe affermare che rappresenta l’enigma nel quale s’incontrano intrappolati tutti quelli che cantano l’amata città dei Caraibi.
L’Avana / bella Avana / è bello il tuo Prado / sono belle le tue strade, è bello il tuo mare … dissero Los Zafiros;.
Tu mi ricordi le strade de L’Avana Vecchia / La Cattedrale sommersa nel suo bagno di tegole, canta Silvio
Rodríguez. L’Avana, / se la vita mi esiliasse in un angolo della terra/ io ti giuro che morirei d’amore e di voglia/ di percorrere le tue strade, i tuoi quartieri e le tue città… , assicura Gerardo Alfonso, in uno dei suoi più commoventi temi nei quali si rivolge alla capitale.
Le canzoni cercano di decifrare il mistero di questa passione per la quale restano rapiti davanti a lei, definitivamente, musicisti e esseri comuni, nel trascorrere del tempo.
Soddisfa constatare che interpreti e compositori di diverso genere non possono eludere l’influsso di un simile incantesimo
Lo ratificano la composizione del cantautore Sindo Garay, intitolata Addio a L’Avana o Nelle strade de L’Avana,
del Re del Mambo, Pérez Prado e la sua orchestra, così come Miguelito Cuní e i gruppo Modelo con
Guaguancó, a L’Avana.
Il tono di ognuno di questi temi, nati dal fascino, è diverso.
Se in L’Avana in febbraio, di Liuba María Hevia, si canta alla città con il maggior lirismo, come complice di un amore, in L’Avana mia, di Amaury Pérez, c’è l’incanto della città come un riferimento consigliabile per evitare le angosce dell’anima.
Oscar Valdés ha dato a Irakere uno dei successi più eseguiti con il brano Yo soy de La Habana, una mostra di cubanissima devozione per questa città enigmatica.
Più recente, Juan Formell esprime con Los Van Van la sua predilezione per la capitale in temi più popolari come La Habana no aguanta más, e La Habana sí, mentre Adalberto Álvarez si pone con Mi linda habanera e Gozando en La Habana.
Ma forse il brano che definisce più chiaramente la natura dei suoi abitanti è Locos por mi Habana, di Manolito Simonet y su Trabuco, una suggerente allegoria, allegra, spensierata e diretta, come siamo i cubani che apportiamo il respiro vitale a questa città che giunge all’anniversario 505 dalla sua fondazione.
Sa molto di questo sentimento, ma come rimpianto, Antonio Guerrero che, detenuto nelle prigioni nordamericane con i suoi quattro compagni per i suoi ideali e le convinzioni , ha composto Canto de amor a La Habana, interpretato da Tammy López: Pensando a te io rinnovo / la sorgente della mia allegria / non importa la lontananza / che emana dai miei versi, / come ieri, oggi e domani / Avana, tu sarai mia.
Questi e molti altri sono i canti nati dall’anima e ognuno li fa propri secondo i suoi gusti e i messaggi speciali.
L’Avana continuerà a ispirare altri cantori e vivrà per molti secoli nella musica dei suoi innamorati. (GM/Granma Int.)




