OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE
Photo: Ismael Batista

(Versioni Stenografiche della Presidenza della Repubblica).

Cari compatrioti:

“Realmente il sentimento della Patria è forte”. Questa frase di Fidel, detta alla fine dell’incontro con i ragazzi della Brigata Antonio Maceo, 46 anni fa, possiamo ripeterla qui.
Se a noi che viviamo in Lei si riempie il petto d’orgoglio cantando l’Inno Nazionale, ascoltare i suoi accordi con la tromba di Alexander Abreu o
guardare le palme dal finestino di un aereo al ritorno di un viaggio, non è difficile immaginare l’emozione di coloro che come voi provano gli stessi sentimenti, vivendo lontano da Cuba.
È questo sentimento quello che ha animato tutto il dialogo da allora a oggi.
È quello che ci ha permesso di crescere tra incontri e scontri, successi e insuccessi, salvando sempre quello che ci unisce al disopra di tutto quello che ci potrebbe separare.
Ed è quello che ci ha emozionato costantemente in queste giornate discambi e deliberazioni che, per quanto attuali siano nel loro contenuto, attivano la memoria e accrescono la gratitudine verso coloro che ararono con pazienza fede e patriottismo il cammino del dialogo, del rispetto e dell’intesa, quando sembrava impossibile.
Pochi giorni fa, in casa, in famiglia, precisamente la scorsa settimana, abbiamo visto di nuovo il documentario /55 Fratelli/.  
Cinque di quei ragazzi sono presenti qui. Le impronte del tempo non hanno cambiato i loro sentimenti. Dobbiamo ringraziarli per aver aperto il cammino, per non essersi stancati, per rendere realtà quel ritornello che cantano tutti al finale del documentario: « La Patria è cresciuta»,disse il Comandante…» (Applausi)
Quel bel gruppo di giovani compatrioti fu l’avanzata di altri emigrati negli Stati Uniti, che accettarono l’invito delle autorità cubane per, insieme, partecipare al disegno di un nuovo modello di relazione tra la nazione e i suoi figli radicati all’estero, sulla base del rispetto assoluto della sovranità e dell’indipendenza di Cuba.
Quelle azioni patriottiche furono accompagnate da molte sfide e da pericoli. I partecipanti furono obbligati a sfidare le minacce e la violenza degli oppositori al dialogo, che contavano e contano con il sostegno del Governo statunitense, la cui politica contro Cuba è variata di poco o quasi niente in tanti anni.
Era necessario, inoltre, superare dubbi e pregiudizi, saper differenziare tra gli interessi e le inquietudini che avevano i cubani residenti nel paesedel nord, e l’ostilità verso Cuba del Governo nordamericano. Oggi siamo in un mome nto molto differente.
Il mondo in ciui viviamo è cambiato, il nostro stesso paese ha continuato ad approfondire il suo processo di trasformazione, la presenza dei cubani residenti fuori è molto più numerosa e variata,  e si stabilisce o rimane in molte diverse latitudini.
Il Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz lo ha riconosciuto, sostenendo :«Oggi gli emigrati cubani, nella loro stragrande maggioranza sono tali per ragioni economiche […] quasi tutti mantengono il loro amore per la famiglia a la Patria che li ha visti nascere e manifestano […] solidarietà verso i loro  compatrioti» .
Però, grazie ai protagonisti di quel primo avvicinamento e di quelli che ci furono dopo, i vincoli sono più frequenti, attivi, aperti e influenti e si  realizzano in maniera più naturale.
È impossibile dimenticare in qualsiasi racconto di questa lunga e drammatica storia, Carlos Muñiz Varela e  José Eulalio Negrín Santos
(Applausi), difensori del dialogo e dei vincoli con Cuba, vilmenteassassinati da spietati nemici della nazione e dei vincoli dei suoi figli con lei.
Il nost ro più forte riconoscimento ai loro compagni qui presenti, che hanno lottato senza stancarsi perchè si faccia giustizia.
Ogni azione d’avvicinamento e solidarietà con la Patria sarà il più sentito e il miglior omaggio ai martiri e agli altri compatrioti che non sono fisicamente tra noi e che si dedicarono completamente alla missione martiana di raggiungere l’unità per la difesa della Patria.
 Gli sforzi realizzati, i rischi assunti e il sangue versatao sono la semente più fertile dell’albero nazionale. Niente è stato invano!
Durante queste giornate, oltre a onorare la parola impegnata quando, come causa della COVID-19, ci vedemmo obbligati a sospendere l’incontro
previsto nel 2020, stiamo compiendo un dovere storico: continuare il cammino intrapreso con la visita a Cuba dei 55 coraggiosi giovani della  Brigata Antonio Maceo, nel dicembre del 1977, preludio del nominato Dialogo tra il Governo della Repubblica di Cuba e personalità rappresentative della comunità cubana all’estero,  Dialogo del 78, e le tre conferenze successive della Nazione e l’Emigrazione, realizzate nell’aprile del 1994, novembre del 1995 e maggio del 2004.

Photo: Ismael Batista

In quel memorabile incontro del 1978, promosso e fomentato dal Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, si ratificò che la Rivoluzione desiderava rinforzare i vincoli con i cubani radicati all’estero, e per questo andavano considerati prima di tutto gli interessi di questa comunità.
Fidel lo disse chiaramente: «In una o in un’altra maniera, per distinte vie siamo giunti già ad avere coscienza dei problemi della comunità cubana all’estero, del suo desiderio di mantenere la sua identità, del suo desiderio di preservare i suoi valori morali, i suoi valori culturali e, insomma, uno sforzo d’identità».
Come direbbe José Martí, alla fine che cos’è la Patria se non “una comunità d’interessi, unità di tradizioni, unità di fini, fusione dolcissima e
consolatrice di amori e di speranze”.
Come nel 1978, in nome del Governo cubano vi reitero la volontà di  continuare a sviluppare un dialogo franco e ampio, sulla base del rispetto mutuo e la difesa della Patria, oggi come ieri, con l’impegno di non abbandonare  la battaglia per porre fine al blocco genocida che provoca tante carenze, dolore e fratture nelle famiglie cubane.
Come vittime dirette o indirette di questa criminale politica, tutti noi qui riuniti siamo coscienti che il blocco è quello che costituisce il maggiorostacolo al rafforzamento delle relazioni del paese con la maggioranza dei cubani che risiedono all’estero, provoca difficoltà a un flusso regolare, ordinato e sicuro dei viaggiatori, danneggia i vincoli tra i nazionali residenti negli USA, con i loro familiari e amici in Cuba, toglie diritti ai nostri connazionali all’estero e danneggia prima di tutto i loro familiari.
Non mi voglio estendere ponendo dati che più che cifre sono ferite aperte nel corpo della nazione e nel centro della sua anima che è la famiglia cubana.
Dietro ogni azione del blocco, minaccia, intimidazione; dietro ad ognuno dei 15 milioni di dollari al giorno di danni quantificati nei primi 14 mesi di un’amministrazione come quella di Biden; dietro il numero enorme ma inerte, ci sono bambine e bambini, giovani, anziani, madri, nonni… c’è un paese castigato per il coraggio d’essere libero, indipendente e sovrano, a 90 miglia dall’impero.
M questo paese ribelle e imperfetto non solo quantifica e denuncia il crimine. Cuba resiste e crea!
 Nei sei decenni di blocco che scommettono sulla stanchezza umana, nemmeno più di 200 misure di brutale demolizione dei pochi passi avanti precedenti hanno vinto la resistenza creativa di questo popolo dal quale siamo nati, noi e voi, miscela formidabile di etnie, culture, spiritualità che potrà essere sconfitta solo da sè stessa il giorno in cui perderemo i sogni di un mondo migliore che è possibile.
Questa resistenza creativa è quella che spiega il successo cubano nello scontro alla pandemia, quando il blocco è stato indurito, quando gli Stati Uniti hanno ostacolato persino l’acquisto d’ossigeno medicinale.
È l’idea e la dedizione di coloro che hanno creato cinque candidati a vaccino, dei quali tre sono vaccinazioni provate con efficienza e con efficacia, e ventilatori polmonari cubani che per le loro prestazioni competono coni migliori del mondo.
Un programma di gestione del governo basato in scienza e innovazione, che traduce le idee in realizzazioni e opere che ci riempiono d’orgoglio senza che per questo si rinunci all’autocritica e alla coscienza di tutto quello che ci manca per saltare i muri del blocco.
La nostra maggior forza sta nel talento, lo sforzo e l’invincibile creatività dei cubani e nell’opera di sei decenni della Rivoluzione.
In quest’opera includiamo ovviamente la solidarietà che diamo e riceviamo da tutti gli angoli del pianeta di tutte le persone di buona volontà che ci accompagnano nella lotta contro il bloccco e per la soddisfazione e l’allegria, prima di tutto, dei cubani e le cubane che hanno la Patria
 geograficamente lontana, ma sentimentalmente al centro dei loro cuori.  Sentitevi riconosiuti allora in questa vittoria quotidiana su coloro che ci avversano e che chiamiamo resistenza creativa.

Compatrioti:

Nonostante la politica aggressiva del Governo statunitense, l’indurimento del blocco, la persecuzione finanziaria, la calunniatrice, falsa, inaccettabile definizione di Cuba come Stato patrocinatore del terrorismo e le campagne mediatiche piene di falsità  e manipolazioni che cercano di screditare e annullare tutti gli sforzi del Governo, per superare l’assedio economico dalla tormentata Cuba, sono state promosse e applicate numerose misure negli ultimi 45 anni e sono stati significativi i passi avanti in materia di rafforzamento e differenziazione dei vincoli con le cubane e i cubani residenti all’estero.
Il nostro Cancelliere ha ricordato le parole del Comandante in Capo Fidel Castro e del Generale d’Esercito Raúl Castro, leaders storici della
Rivoluzione, che noi, i loro continuatori difendiamo con rispetto e ammirazione per la loro opera a favore della normalità della relazione della nazione con i suoi emigrati, al di sopra delle congiunture politiche promosse da coloro che insistono per distruggere la Rivoluzione con tutt i mezzi possibili.
Non le ripeterò.  I cambi più importanti in questa politica sono cominciati 45 anni fa con quei dialoghi storici, si sono rafforzati nell’ultimo decennio con importanti decisioni per favorire le istituzionalità e i diritti della cittadinanza cubana,  un processo al quale abbiamo il dovere di dare continuità, e inoltre lo facciamo.
Questo accade mentre le amministrazioni statunitensi rinforzano le misure coercitive e minacciano con nuovi castighi le famiglie cubane.
Non  solo ostacolano già i visti e gli accessi regolari in un paese dove vive la maggior parte delle migrazione cubana.   
Un congressista anticubano molto influente nella politica USA sta esigendo che perdano il loro status di rifugiati coloro che vanno a Cuba in vacanza. Chiederlo è la maggiore smentita delle campagne che politicizzano tutta l’emigrazione cubana.
I creatori e i sotsenitori della guerra economica contro Cuba cercano di distruggere con campagne di discredito e diffamazione generosamente
finanziate con il denaro dei loro contribuenti, il nostro vincolo naturale e crescente con gli emigrati.
Nonostante la continuata alimentazione dell’odio, nell’attualità esistono 138 associazioni di cubani in 57 paesi.  Inoltre in luoghi dove non sono state create formalmente queste organizzazioni sono molti coloro che partecipano ad impegni d’appoggio e attività che organizzano in congiunto con i movimenti di solidarietà e con le nostre rappresentazioni  diplomatiche e consolari.
Voglio dirvi che ci hanno riempito d’orgoglio e ci hanno confortato molto i vari messaggi di condoglianze, le offerte  d’aiuto e le donazioni inviate
da voi durante la pandemia della COVID-19, e quando abbiamo sofferto i disgraziati incidenti nell’Hotel  Saratoga, nella Base dei Supertanqueros de Matanzas e anche di fronte ai danni provocati all’uragano Ian nell’occidente del paese, per citare solo i casi più recenti.
«La Patria si può lasciare sempre, però mai quando si trova in momenti difficili, disse Martí, e voi onorate questo principio. Voi state  a lato della Patria quando vi necessita. Cuba riconosce, valuta e conta con il vostro aiuto».
La maggior parte dei connazionali mantengono un vincolo stabile e fluido con la Patria, condividono i suoi successi, si solidarizzano con le nostre cause, si mostrano interessati alla sitauzione del paese e all’apporto e contributo al suo sviluppo  socio economico.
Di più, facendolo affiora e contagia questo sentimento misteriosamente profondo che provoca quella parola che anche Martí definì dolcissima: “cubano”.
Questa  cubanità che non dipende da caratterizzazioni etnografiche, è stata definita meglio di tutti dal sapiente  Don Fernando Ortiz: «Non basta per la
Cubanità avere la culla, la nazione e la vita in Cuba; manca ancora la coscienza. Penso che per noi cubani si dovrebbe concertare la distinzione della cubanità, condizione generica d’essere cubano, e quella della cubania, cubanità piena, sentita, cosciente e desiderata; cubanità responsabile, cubanità con le tre virtù: di fede, speranza e amore».
Insistiamo sulla formula martiana di una Cuba con tutti e per il bene di tutti, specificando che in questo “tutti” non entrano quelli che cospirano
contro la nazione per aggredirla e offenderla, quelli che chiedono invasioni e licenza d’uccidere il loro stesso popolo, né coloro che macchiano la
Bandiera con la Stella Solitaria con la vocazione annessionista di Trasformarci nel 51ª Stato dell’ Unione Americana, e vessano e aggrediscono gli artisti e gli sportivi che ci rappresentano in scenari e in eventi internazionali.
Non ci negheremo mai a crescere nei diritti per tutti, salvo per quelli che vivono e lavorano pagati da un altro Governo, con il fine dichiarato di distruggere il nostro progetto e l’opera sempre inconclusa della battaglia per il maggior grado di giustizia sociale possibile.
Le nostre braccia saranno aperte con gratitudine per ricevere e abbracciare coloro che rischiano la propria integrità personale e anche la vita, per difendere e appoggiare la Patria nell’ora difficile, come la leggendaria  Alianza Martiana, Ponti d’Amore, i gruppi solidali che ogni mese con il freddo, la pioggia e gli attacchi degli odiatori, vanno per le strade di centinaia di città del mondo a reclamare la fine del blocco a Cuba. (applausi).
Potremmo dire, osservando quello che si è detto e discusso qui, che questa conferenza ci ha permesso di realizzare un bilancio esaustivo di quanto realizzato nell’ambito dei vincoli con i nazionali all’estero e d’identificare le aree nelle quali dobbiamo ancora lavorare in congiunto, e ancora più importante, costituisce un nuovo punto di partenza verso mete superiori e quindi più sfidanti.
Oso assicurare, senza timore di sbagliare, che tutti i presenti nella sala condividiamo l’apprezzamento che i vincoli tra Cuba e i suoi nazionali  all’estero oggi si trovano in uno dei loro migliori momenti. L’albero piantato 45 anni fa è forte, vigoroso e protettore come una ceiba.
Una delle virtù di questi incontri e del lungo processo iniziato nel 1978, è che non dipende dalle relazioni, dai contatti e nemmeno dall’opinione di altri governi. Questo è un esercizio strettamente cubano, tra cubani e per i cubani! (Applausi.)  (Esclamazioni di: Viva Cuba libera!)
Che l’indipendenza e la sovranità della nazione siano la priorità condivisa, ha reso possibile che si avanzi in maniera risoluta e irreversibile verso obiettivi comuni, senza che le differenze politiche, ideologiche o d’altra indole lo possano impedire.
Impressiona il modo in cui quasi tutti voi vi avvicinate alla Patria con un atteggiamento di rispetto e comprensione verso le realtà del paese e i legittimi diritti di coloro che vivono, lavorano, si sacrificano e lottano in lui, e questo contribuisce ugualmente al rafforzamento delle nostre relazioni.
Spero che tutte le presentazioni realizzate durante la Conferenza abbiano permesso, come ci eravamo proposti di trasmettervi di prima mano, la percezione sui passi avanti nel complesso universo delle relazioni tra la nazione e i suoi emigrati e attualizzarli con franchezza sulla realtà che il paese vive oggi.  Tutti abbiamo appreso dal dibattito ricco d’idee e sfumature, che si è svolto nel plenario e nei corridoi del Palazzo delle Convenzioni o negli scenari delle attività collaterali.   
Eliminare il blocco, preservare le indiscutibili conquiste sociali, non tornare agli orrori del passato di sfruttamento e sottomissione della Patria, sono stati punti fondamentali d’amplia coincidenza tra i partecipanti che ci dimostrano il patriottismo sincero che vive nella comunità cubana residente all’estero.
Lo è anche la difesa irrinunciabile al diritto all’auto determinazione e alla prerogativa di dirimere, risolvere e superare i nostri stessi  problemi senza ingerenza straniera e senza la permanente coercizione del Governo statunitense.  
È  un diritto che ha dovrebbe avere ogni nazione e che i cubani sosteniamo come una giusta conquista alla quale non rinunceremo.
Gli scambi sostenuti durante le ultime 48 ore ci hanno permesso di tracciare il cammino da seguire, in funzione di un incremento della
partecipazione dei cubani residenti all’estero allo sviluppo socio economico di Cuba, e ai processi di carattere eminentementepolitico, come sono state le consultazioni popolari sulla nuova Costituzione e il nuovo Codice delle Famiglie, cercando di proseguire il processo trasformatore e consolidare il socialismo autoctono e centrato nella realizzazione della maggior giustizia sociale per tutti.
Abbiamo avuto la possibilità di analizzare ampiamente le opportunità che rappresentano lo sviluppo delle tecnologie e l’informatica, per progettare un’immagine viva di  Cuba, con luci e ombre, ma sempre orgogliosi della nostra storia, della capacità di resistenza e del legato di giustizia raggiunto in questa terra ribelle e degna.
Ancora una volta la coltura si conferma come il fattore principale che c’identifica, ci unisce e ci riempie d’orgoglio.  Facendo spiccare la nostra cubania vogliamo stimolare i vincoli con le nuove generazioni di
cubani residenti all’estero, attraverso il rafforzamento dei vincoli culturali e storici con il loro paese o quello dei loro genitori.
Voglio ratificare anche che lì dove state giungeranno anche l’assistenza e la protezione consolare, se richieste e possibili.
È nostra politica e un dovere delle ambasciate e dei consolati cubani accompagnare, assistere, proteggere quando sia necessario e fattibile, i cubani residenti  all’estero.  
I fatti risparmiano le mie parole.
Di fronte a un disastro naturale, un conflitto bellico, un incidente o altre calamità i nostri funzionari sono stati presenti e hanno le istruzioni di soccorrere i cubani che lo richiedono.
In questi momenti si commette contro il popolo palestinese un genocidio di proporzioni dantesche.  Come abbiamo detto in reiterate occasioni  Cuba continuerà ad appoggiare la giusta causa dei palestinesi ed esigiamo un cessate il fuoco immediato (Applausi).  Lì ci sono cubani che hanno formato una famigli a e lavorano per questa nazione.

Compatrioti:

Permettetemi di ricordare il caro Eusebio Leal, che ha fato tanto per la nostra cultura e per la Patria quando, riferendosi a coloro che hanno deciso di stabilire la propria residenza all’estero aveva detto: «Io non credo che per sè stessa la migrazione debba essere considerata, e oggi di più, un evento strettamente politico. È un tema economico, un tema familiare o è un tema opzionale […]  Quelli che se ne sono andati e hanno fondato e creato hanno, nella loro Patria un punto di riferimento, hanno una tomba da visitare, un paese dove tornare, una madre da baciare, un bambino da recuperare […]
Ed è possibile che quelli che vanno e non dimenticano, ci stendano la mano.  «Quelli che devono restare in altre terre –come ha riferito lo stesso Eusebio in un’altra occasione– hanno figli che porteranno e moltiplicheranno nel loro cuore il sangue di Cuba e per generazioni ripeteranno il breve e sonoro nome della terra in cui nacquero i loro genitori e i loro nonni».
In nome  del nostro popolo reitero che l’impegno di rinforzare i vincoli con i cubani che vivono in quasiasi latitudine del mondo è invariabile e irreversibile (Applausi).
V’invitiamo a sommarvi con energia rinnovata a questa nuova tappa indifesa di Cuba.
Tutti coloro che vogliono costruire e apportare a quest’opera collettiva che è la Rivoluzione cubana, saranno sempre benvenuti! (Applausi)
La Patria siamo tutti e con voi cresce!
Viva Cuba libera, indipendente sovrana! (Esclamazioni di Viva!)
Mille grazie!. (Ovazione - GM/Granma Int.)