(Versione Stenografica della Presidenza della Repubblica)
Caro Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, leader della Rivoluzione Cubana;
Cari compagni della Generazione Storica che ci accompagnano;
Nuovi membri del Consiglio di Stato;
Membri del Consiglio dei Ministri;
Invitate e invitati;
Deputate e deputati:

Le nostre prime parole sono per stendere la felicitazione alle compagne e ai compagni eletti oggi o designati, rispettivamente, per occupare la direzione dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, del Consiglio di Stato e del Consiglio dei Ministri.
Auguri a tutti nel Giorno della Vittoria!
Il 19 aprile del 1961, nella sabbia di Playa Girón, Cuba conquistò il diritto di celebrare questo giorno, infliggendo la sua prima grande sconfitta all’imperialismo in America
(Applausi ed esclamazioni di: “Viva Fidel!”).
Si tratta del trionfo del giusto sull’ingiusto, del piccolo Davide di fronte al gigante Golia, di una Rivoluzione socialista di fronte alle narici di un impero, così come la definì Fidel in 23 y 12, nel commiato del lutto per le vittime del bombardamento agli aeroporti di Ciudad Libertad, Santiago di Cuba e San Antonio de los Baños, nel preludio dell’invasione.
È tanto eroica questa vittoria che 62 anni dopo gli sconfitti non hanno potuto perdonarci.
Ed è grazie a questa vittoria che oggi installiamo, per la decima volta l’Assemblea del Popolo (Applausi).
Le 470 persone che di recente abbiamo giurato come deputate e deputati non abbiamo guadagnato lo scanno per ottenere più denaro o il sostegno di partiti elettorali, il cui unico fine è collocare nel luogo dove si decidono le leggi del paese un difensore degli interessi di determinati gruppi di potere.
Ognuno di noi è seduto qui per difendere gli interessi della maggioranza e non andiamo a far pagare di più nè a ricevere prebende per esercitare come deputate o deputati, come accade in tanti paesi che si presumono modelli democratici multipartidisti.
Cuba difende il Partito unico, garanzia dell’unità da quando José Martí fondò il Partito Rivoluzionario Cubano, perchè è nella radice della nostra storia e perché non si disgregano nè si confrontano le forze di una piccola nazione che 200 anni fa fu ufficialmente dichiarata come appendice da annettere al poderoso vicino, quando già stava fermentando un vorace impero.
Tra pochi giorni, il 28 aprile, si compiranno due secoli da quando l’allora segretario di Stato e più tardi presidente dell’Unione, John Quincy Adams, definì para Cuba la sua teoria della “frutta matura”: “...ci sono leggi di gravitazione politica come ci sono altre di gravitazione fisica, e così come una frutta separata dal suo albero dalla forza del vento non può, anche se non vorrebbe cadere al suolo, così Cuba una volta separata dalla Spagna e rotta la connessione artificiale che la lega a lei,è incapace di sostenersi da sola, e deve gravitare necessariamente verso
l’Unione Nordamericana, e verso di lei esclusivamente, mentre alla stessa Unione, in virtù della stessa legge, sarà impossibile tralasciare d’ammetterla nel suo seno”.
Da quell’annuncio d’aprile alla promulgazione della Dottrina Monroe, nel dicembre del 1823, trascorsero mesi. Ma da allora e sino ad ora , per 200 anni la politica del vicino poderoso è stata una sola, anche se si alternano due partiti al potere.
Per Cuba, almeno, è molto difficile distinguerli, sino a che, per esempio, praticamente tutte le misure applicate dal repubblicano Donald Trump per rinforzare il blocco saranno mantenute dal suo avversario politico, il democratico Joe Biden.
“Remember Girón”, avvertivano i nostri padri di fronte ad ogni nuova minaccia d’invasione che avvenne dopo il 1961. La consegna rimane viva nell’immaginario popolare, perché lo è anche l’atteggiamento mercenario.
Senza Nicaragua e senza Somoza, ora gli invasori addestrano nelle Everglades e minacciano dalle loro caverne nelle reti sociali.
Il poderoso vicino continua a essere generoso con i “prestiti” per distruggere la Rivoluzione e ogni anno destina decine di milioni di dollari a coloro che si offrono per sovvertire l’ordine interno in Cuba, sia in modo d’assistenza o via Internet.

Nemmeno un solo giorno in questi anni non abbiamo sentito i colpi do questa guerra non dichiarata contro l’economia e la società, contro la vita quotidiana e i sogni di progresso di tutta una nazione.
Così come ricordiamo Girón, ricorderemo sempre la crudeltà del blocco rinforzato in condizioni di pandemia; l’infame inclusione di Cuba in una lista di presunti patrocinatori del terrorismo per assediare tutte le vie finanziarie; l’ossígeno che ci rifiutarono, mentre
stimolavano ribellioni di strada e in qualche modo negavano già, chiudendole,ogni possibilità di commercio o finanziamento.
Da tutte queste battaglie esce vincitore il popolo e non ho dubbi che, come a Girón, continueremo a vincere!
Cuba mantiene intatta la sua linea di principi e la sua disposizione al dialogo, ma senza pressioni nè condizionamenti.
Ma, tanto va il secchio alla fonte sino a che si rompe. Un giorno più presto che tardi dovrà finiré la politica dell’egemonia; il multilateralismo occuperà il suo spazio e Cuba potrà provare sino a dove può giungere una nazione di gente nobile, creativa e piena di talento, unita attorno a obiettivi chiari, se la si libera dalle pressioni e dai blocchi.
Ora concentriamoci in quello che ci tocca e che possiamo fare, anche legati piedi e mani. Per pensare e lavorare uniti passando al di sopra di queste condizioni che non possiamo cambiare, si fonda questa X Legislatura.

Tutti noi ora avremo tempo per le nostre famiglie e per le nostre professioni, meno ore di riposo. Ci aspettano solo maggiori responsabilità e un elevato dovere: servire il popolo di Cuba, sempre vincolati alle sue domande e necessità.
Mi fermo qui per puntualizzare quello che considero che dovrà distinguere la nuova legislatura: il contatto permanente con i quartieri, con le comunità, con chi ci ha eletto, coscienti che non possiamo fare miracoli, ma possiamo trasformare la sfidante realtà di Cuba oggi, se riusciamo a creare la sinergia indispensabile tra gli sforzi individuali e collettivi; tra i quartieri e i municipi; tra i municipi e la provincia, tra le province e la nazione.
Compatrioti:
Sin dai primi tempi del Potere Popolare, la consegna fu eleggere i migliori. Ma Eleggere i buoni tra i buoni sarà sempre un esercizio difficile e incompleto.
È per questo che invitiamo una rappresentazione di persone con straordinari valori, come voi, ma che non stati nelle candidature per una ragione ovvia: ci sono più buoni cubani, molti di più, che scanni nel Parlamento (Applausi).
Sono invitati qui i riscattisti dell’hotel Saratoga e della Base dei Supertanqueros (Applausi); i creatori di vaccini e medicinali che ci hanno salvato dalla COVID-19 (Applausi); innovatori e investigatori che hanno partecipato alla creazione di ventilatori polmonari, la creazione di protesi dell’abca, pezzi per generatori elettrici (Applausi);
studenti e professori che hanno passato le vacanze lavorando in Zona Rossa e alla riconstruzione di scuole e di case danneggiate dall’uragano Ian (Applausi).

C’è Alexis Leiva Machado, Kcho, con la sua mítica Brigata Martha Machado, che ha costruito una scuola nuova e varie case nel punto più devastato, dov’è entrato il ciclone e che continua a lavorare in questa comunità a vari progetti (Applausi); giuristi che ci hanno avvicinato alla comprensione del Codice delle Famiglie (Applausi); leaders di progetti comunitari, delegati di base che sviluppano un ruolo buono, come “Paquito de Cuba” (Applausi), e molti altri che potrebbero stare qui ma non entrano in questo edificio (Applausi). Per questo, in questa Assemblea c’è il popolo di Cuba! (Applausi prolungati.)
Difficilmente dimenticheremo quei giorni incerti nei quali quasi non si dormiva e appena svegli il primo sguardo andava diretto alle cifre della COVID-19.
Sono abbastanza sicuro che nessuna simulazione d’Intelligenza Artificiale potrebbe riassumere le prodezze del popolo cubano negli ultimi anni.
La resistenza creativa della gente di questo paese, la sua resilienza, superano i limiti di qualsiasi simulazione o predizione. Non c’è algoritmo capace di riflettere tutto quello che viviamo. Questo si può solamente sentire (Applausi).
Cuba è un sentimento, ed è una forza capace d’affrontare e vincere le peggiori
burrasche!
L’economia mondiale, incerta e instabile in ogni latitudine, è la prima e più forte sfida per il nuovo Consiglio dei Ministri, che deve contare con l’accompagnamento fondamentale di tutti per affrontare ostacoli e risolvere inefficienze.
Nell’immediato, la direzione principale si deve centrare nella produzione di alimenti, l’utilizzo delle capacità produttive oziose, l’incremento delle entrate in divise, le trasformazioni necessarie all’impresa statale socialista, l’efficienza del processo degli investimenti, la complementarità degli attori economici e la partecipazione degli investimenti stranieri.
Tutto questo in funzione dell’incremento dell’offerta dei beni e dei servizi, del controllo dell’inflazione, cioè le principali priorità di lavoro nella battaglia economica.
Dobbiamo affrontare questa sfida gigantesca senza scoraggiamento.
Con l’indurimento del blocco, la crisi mondiale e le nostre incapacità, la situazione economica e sociale del paese è diventata più complessa e i sogni, i piani e i progetti ai quali non rinunceremo mai, rallentano.
A volte sembra che non saranno mai possibili.
Ma se ripassiamo la dinamica degli ultimi cinque anni, prenderemo atto che, pur nelle peggiori circostanze e le più criminali pressioni, siamo divenuti uno dei pochi piccoli paesi che ha salvato sè stesso dalla pandemia con i suoi propri sforzi e il suo talento.

Quando mi chiedono dove prendo l’ottimismo per affrontare tanti problemi, io penso a queste prodezze in queste e in centinaia di soluzioni e proposte di soluzioni che incontro ogni volta che vedo persone che investono intelligenza ed energia nell’affanno di trovare soluzioni ai problemi del loro ambiente, invece di lamentarsi e accusare.
Rispetto profondamente il diritto d’ognuno d’esprimere le proprie lamentele, ma non posso evitare di paragonare i comportamenti: quelli di coloro che criticano in modo efficace, lottando, facendo, mostrando o creando soluzioni e quelli di chi vede solo gli errori e le colpe degli altri.
Deputate e deputati:
Negli ultimi mesi sono stati realizzati nel paese tre processi di votazione popolare, tutti in un contesto di crisi acuta e sotto l’attacco di una campagna mediatica orientata ad imporre le matrici di uno Stato fallito per via di un governo incapace e a disseminare l’odio.
Il vero nemico della nazione cubana scommette sul tumulto per impadronirsi del paese e farlo tornare all’era neocoloniale che abbiamo già sofferto e conosciuto.
Questo nemico ha visto in ogni votazione recente: il Referendum del Codice delle Famiglie, le elezioni per i delegati e poi per i deputati, un momento chiave per l’attacco alla legittimità del Governo, ed ha posto le sue speranze nella possibilità di un alto astensionismo.
La prova più evidente che questa era l’idea, sono stati i titoli del giorno dopo. Tutti, praticamente senza eccezione, parlavano d’astensionismo storico, anche se sia il livello di partecipazione che il voto valido e il voto unito, sono stati al di sopra della media di altri modelli di democrazia nel mondo.
Quelli che vaticinavano un’alta astensione, coscienti che il vecchio disegno di Lester Mallory d’utilizzare la guerra economica a fondo per generar difficoltà che inducano all’apatía politica, sono rimasti con le loro voglie.
Il 75,8 % di partecipazione non sarebbe stato possibile senza la fiducia del popolo nella Rivoluzione.
E questa fiducia si esprime in partecipazione. È stata una mostra di civismo, ma anche di patriottismo e, sopratutto di coscienza politica. Ora questa fiducia non la posiamo deludere! Deve impegnare di più tutti noi. Ci obbliga a lavorare in tutto il paese in rappresentazione di tutta Cuba.
Se lavoriamo sistematicamente in ogni municipio o distretto, se accompagniamo le autorità locali senza soppiantare funzioni, se continuiamo ad ascoltare la gente e portiamo a istanze superiori problemi che superano le possibilità dei territori, sono sicuro che faremo passi avanti quotidiani nella soluzione di questi temi.
Hanno anche cercato di negare la trasparenza del nostro processo elettorale, ma non hanno nemmeno una prova che possa suscitare dubbi sulla sua trasparenza.
Dalle proposte dei precandidati nei plenum delle organizzazioni sociali e studentesche inizia ad esprimersi la trasparenza, che prosegue con l’analisi e l’approvazione delle candidature nelle assemblee municipali.
È stato dimostrato che quando s’interagisce costantemente con le basi popolari, delle quali tutti siamo parte e alle quali ci dobbiamo, possiamo aiutare a risolvere i problemi prima che divengano più gravi e irritanti.
Quante difficoltà e deficienze accumulate sono state risolte nei giorni di scambio con gli elettori?
Per questo insisto che dobbiamo mantenere e perfezionare questo sistema di lavoro e che sia una priorità della nuova Legislatura.
Dobbiamo dare una risposta a tutte le esposizioni fatte dal popolo negli incontri delle settimane precedenti il 26 marzo e in quelle originate dopo.
I passi avanti del paese nel mezzo di profonde difficoltà generate da ostacoli esterni alla nostra economia, ma anche la burocrazia, l’indifferenza o la corruzione – inaccettabile per principio–, dipendono molto dal fatto che ogni depútata e deputato assumano con dedizione e impegno la storica sfida che ci siamo proposti: vincere il blocco senza aspettare che lo tolgano! (Applausi.)
Compatrioti:
Mi complace molto vedere quanto è ringiovanito il nostro Parlamento, quando una delle maggiori preoccupazioni degli ultimi mesi e anni è l’invecchiamento della popolazione con l’alta emigrazione che coinvolge i segmenti più giovani della nostra società.
Voglio ringraziare i giovani cubani per l’ispirazione e lo stimolo, ma anche per la dedizione e l’esempio, che sono stati decisivi per rendere possibile tutto quello che abbiamo conquistato, avanzando nel mezzo di una burrasca di molte crisi: quella che inducono quando ci bloccano, quella che ci lega, perché sì, perché viviamo in un mondo in crisi, e quella che generiamo noi stesi con le nostre insufficienze.
I giovani cubani sono tra coloro che costruiscono questo paese, quelli che sostengono questa Rivoluzione e il sogno di quello che facciamo e faremo nel futuro.
Come tutto il popolo cubano, soffrono le necessità economiche e le loro terribili conseguenze. Ma sono giovani anche quelli che saltano al di sopra del blocco e delle carenze, quelli che fanno la loro quotidianità con idee di futuro, disposti a fare di Cuba un paese migliore da dentro e da fuori.
L’idea che sarà sempre possibile costruire un paese migliore non la possiamo mai abbandonare e tanto meno in tempi difficili, sotto l’influsso di messaggi scoraggianti.
I cubani abbiamo imparato a non darci per vinti, perché non vediamo un ostacolo nella difficoltà, ma una sfida. E l’affrontiamo. Questa tempra fa parte della nostra Indole.
Come ho detto un anno fa parlando con i giovani, nei miei anni di dirigente dell’Unione dei Giovani Comunisti, in un’occasione Fidel ci aveva avvertito che in una Rivoluzione assediata e bloccata come la nostra, alcuni compagni si stancano, si burocratizzano, perdono l’entusiasmo dei primi tempi e che noi dobbiamo avere il ruolo di molle, di stimoli, rivoluzionando la Rivoluzione.
Fu negli anni novanta, anni molto duri, con i prezzi alle stelle per il poco che si poteva comprare, con “apagones” molto più lunghi degli attuali, anche se con pche code ai distributori perché quasi non c’era combustibile da servire.
Allora ci siamo preparati per l’Opzione Zero, ma non abbiamo mai rinunciato a costruire un paese migliore. Come l’eroico popolo vietnamita che, nel mezzo di una guerra terribile, si proponeva di costruire un Vietnam dieci volte più bello.
“Sono i sogni tuttavia, quelli che atraggono la gente, come una calamita che li unisce ogni giorno”, cantava in quegli anni Gerardo Alfonso in un verso che definisce molto bene l’affanno collettivo di costruire un paese migliore.
Per questo posso affermare che oggi lo possiamo fare meglio e che domani i giovani lo faranno ancora meglio, perchè chi è nato da questi sogni non permetterà che avvenga in un’altra maniera! (Applausi.)
Sono i giovani i migliori rivoluzionari, perché riconoscono le difficoltà quotidiane e le affrontano e cercano di cambiarle, e molte volte lo ottengono.
Perchè nonostante le avversità continuano a sorridere,amando e credendo nella possibilità di un paese migliore anche se alcuni li incitano a non partecipare, a distruggere, a odiare.
Capiscono che perchè un mondo migliore sia possibile si devono accettare le differenze dell’altro, essere inclusivi, abolire le discriminazioni di
qualsiasi classe e comprendere che l’equità è un valore di realizzazione che merita d’essere coltivato in qualsiasi società.
Lo hanno dimostrato difendendo il Codice delle Famiglie come cosa propria e appoggiando utte le battaglie giuste contro l’esclusione e il maltrattamento, perché sono femministe, ambientaliste e antirrazziste. E hanno rinnovato la passione per il baseball nazionale, quando è stato formato il Team Asere, del Clasico, senza smettere di seguire le loro squadre di calcio, e continuano a ballare e apprezzare la miglior musica cubana.
Tocca a ognuno di noi stimolare che questo spirito giovanile si esprima e che dimostrino quello che possono dare e apportare, evitando le manifestazioni che molte volte danneggiano queste potenzialità e sono relazionate alla mancanza d’attenzione, alla vanità, la gelosia, i pregiudizi e, quel che è peggio, a schemi mentali scaduti nel temp.
Dobbiamo convincerli, ma soprattutto provare ai nostri giovani che sì sarà possibile per loro realizzarsi nella loro patria.
Che propongano idee, progetti e provino nella pratica la loro efficacia, in funzione di un paese migliore.
Le misure che si appovano non possono morire per ingiustificati ritardi nella loro applicazione. La vita di ogni persona non è eterna e il tempo e le necessità di tutti incidono nello spirito della nazione ogni volta che una soluzione appare dobbiamo colocarle davanti la dinamica dell’urgenza.
D’altra parte non possiamo essere parte della politicizzazione dell’emigrazione cubana, con la quale traffica il nemico. Dobbiamo difendere una relazione con gli emigrati cubani che lasci ben chiaro che ammiriamo i loro successi e che la loro patria li rispetta, li ammira orgogliosa e li aspetta di ritorno, sperando semplicemente che rispettino e difendano il suolo che li vide nacere e li formò con amore. (Applausi).
Ovviamente non sto parlando di quelli che hanno venduto l’anima al diavolo, lucrando con il dolore del popolo cubano in patetici show maccartisti. Parlo di quelli che vivendo in qualsiasi luogo del mondo, conservano l’amore per il loro paese d’origine e i desideri che progredisca, nonostante le montagne di ostacoli per relazionarsi con Cuba per diversità di ragionie mancanza di ragioni.
Quelli che stiamo resistendo e costruendo contiamo su quei cubani che non si vergognano delle loro origini per aiutare e sostener la nazione.
Il socialismo è il più vicino alla gioventù perché non è un’opera terminata, si costruisce ogni giorno e l’energia e l’ambizione naturale dei giovani sono fondamentali in quest’opera.
Però… Perchè la Rivoluzione? Perchè il socialismo? A volte lo vediamo come il fine, la meta. La Rivoluzione è il mezzo, è la via per conquistare per tutti il maggior grado di giustizia sociale possibile e anche di felicità.
Questo non è possibile ottenerlo in altri sistemi, dove il benessere si associa all’opulenza, dove gli uni hanno pochissimo o non hanno praticamente niente perché altri si appropriano della maggior parte della ricchezza creata da quelli che hanno meno.
Il progetto di paese che ci siamo proposti vuole incontrare una migliore sinergia, differente a quella di altri modelli, che conduca a maggiori livelli d’equità e realizzazione, sia a livello individuale che collettivo, che abbia il sigillo dei valori che condividiamo come società e che inoltre incorpori sostenibilità e prosperità. In un contesto tanto avverso come quello in cui ci è toccato vivere, questa idea può suonare molto ambiziosa.
M è sempre arduo quando s’intraprende una cosa nuova e lo è di più se si tratta di costruire un paradigma differente di società. Sono scarsi i riferimenti per fare paragoni o quelli che servono si aggiustano in qualche senso, ma in altri manca la compatibilità per questioni culturali o d’assiologia. La difficoltà non può condurci a pensare che è rinunciabile. La nostra storia è piena d’impossibili.
È una tradizione superare sfide. Più saranno e più forti, più impeto e ansietà per superarli. Dobbiamo sapere che possiamo e che dobbiamo realizzarlo! (Applausi.)
Non è stato un miracolo quello che ci ha portato fio a questo momento della storia.
È stata una Rivoluzione cominciata nel 1868, combattendo quasi senza armi contro l’impero più poderoso della sua epoca, por ottenere indipendenza,
Sovranità e la fine della schiavitù.
Fu la guerra di un uomo minuto, malato e povero, ma illuminato da idee universali umaniste, per unire tutte le generazioni che non avevano realizzato quei sogni.
Furono altri uomini e donne che soffersero la frustrazione di quei desideri e diedero continuità al combattimento, allora contro la nuova dipendenza e un altro grande impero.
Ed è stata una generazione erede di tutte quelle che l’avevano preceduta che riassunse il legato in un affanno libertario che conquistò alla fine l’indipendenza e la sovranità con le armi.
E con il possesso definitivo di queste conquiste, si propose e riuscì a innalzare una nazione libera, rispettata e ammirata nel resto del mondo per la sua dignità, la sua propria voce, la solidarietà con tutte le cause giuste, l’educazione e il talento dei suoi figli.
È, in sintesi, un popolo eroico che non si è mai stancato di lottare e dal cui eroismo sbocciarono leaders che quasi due secoli dopo continuano a ispirarlo.
Eredi di tutti e legame tra tutte le generazioni, emergono Martí e Fidel come simboli di questa straordinaria ricchezza nazionale.
A Raúl, leader della Rivoluzione Cubana, continuatore delle tradizioni di lotta e guida di cnoi che assumiamo le più alte responsabilità nel paese, grazie per il sostegno e la fiducia che non deluderemo mai! (Applausi.)
A Cuba, al popolo cubano, il nostro riconoscimento per il suo valore, per la sua dignità, per la sua fedeltà come principale protagonista di un altro aprile di vittorie! (Applausi.)
Compagne e compagni, voi lo avete detto: L’unità e la vittoria sono la speranza, l’unità e la vittoria sono il presente e il futuro della patria e del socialismo!
Patria o Morte!
Vinceremo!
(Ovazione /GM- Granma Int.)





