
Alla fine del XV secolo e agli inizi del lontano XVI secolo, quando l’America non aveva ancora questo nome ed erano pochisime le terre splorate e tanto meno quelle conquistate, le calde isole dei Caraibi ricevettero i primi coloni e videro nascere le prime città.
Ma in questo o lato dell’oceano tutto era differente dall’Europa: qui il calore e l’umidità terminavano di far perdere i prodotti di grano che avevano superato, resistendole, la traversata. Gli spagnoli non tardarono a provare il «pane delle Indie», quello che i nativi chiamavano casabi.
Il casabi o casabe è un pane azzimo,croccante, sottile e tradizionalmente circolare, elaborato con la yucca, una radice sconosciuta sino ad allora al di fuori del nuovo mondo.
Era un piatto basico nella dieta delle comunità aborigene della regione (araucanos, taínos e caribes), e nel caso cubano, costituiva l’alimento più elaborato che possedevano.
Era considerato uno dei primi prodotti della regione, perchè la sua durata e la facilità di conservazione lo avevano trasformato in un ingrediente ricorrente nelle navi che solcavano i Caraibi.
Sino alla fine del XIX secolo e agli inizi del XX, il suo consumo era generalizzato in tutta l’Isola, ma «lentamente scomparve dalla quotidianità, rifugiandosi sino ad oggi, in certe parti dell’oriente cubano», spiega l’investigatore della gastronomia cubana
Fernando Fornet.
La Federazione delle Associazioni Culinarie della Repubblica di Cuba (Facrc) lo descrive come un «alimento leggendario che forma parte dell’identità cubana». Inoltre è stato incluso nella selezione dei 30 piatti emblematici della cucina cubana, una lista confezionata durante le conversazioni che nel 2019 stabilirono che la cucina cubana è Patrimonio Culturale della nazione.
Non deve stupire quindi che Cuba si sommi alla petizione che presenteranno presso la Unesco la Repubblica Dominicana, il Venezuela, Honduras e Haiti, tutte nazioni caraibiche come la nostra, con l’intenzione che questa organizzazione conceda al casabe la categoria di Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità.
L’iniziativa sorta in Dominicana è diventata pubblica nel 2022 e sarà presentata ufficialmente in questo mese di marzo.
Il presidente della Facrc, lo chef Eddy Fernández, ha dichiarato a Granma che, se verà concessa questa condizione porterà con sé importanti vantaggi nel riscatto di questo prodotto, includendo una legittimità del suo valore culturale e un aumento nell’interesse economico verso di lui, facilitando l’industrializzazione e incentivando l’esportazione Inoltre ha spiegato che sarà vantaggioso per il turismo gastronomico, ramo poco sfruttato nel nostro paese.
La mipyme Yucasabi, situata a L’Avana è una delle prime imprese che commercia piatti elaborati con casabe nell’occidente del paese. La sua direttrice, Yudisley Cruz, ha commentato che il prodotto ha ricevuto una buona accoglienza, soprattutto tra i bambini.
Molte persone che si avvicinano al luogo, ha detto, non conoscono assolutamente il prodotto o lo hanno solo sentito nominare e non lo hanno mai provato.
Alla maggioranza questa nuova – vecchia opzione piace con il primo assaggio.
Solo tostato, accompagnato da dolci o salatini, come antipasto o come piatto principale, il casabe è un vincolo diretto con le nostre radici, testimone dello scambio che ha forgiato la nostra identità. Si accetti o no la proposta presentata alla Unesco, il casabe è parte dell’eredità dei popoli originari dei Caraibi, e come tale dev’essere difeso. GM – Granma Int.




