
Il 24 febbraio, un giorno di simbolismo storico per i cubani, la memoria del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz si è fatta sentire in modo speciale nel centro che porta il suo nome.
Nello spazio “Con luce propria”, che si realizza nel Centro Fidel Castro Ruz, con sede nel Vedado, il dottore in Scienze, presidente e fondatore della Società Cubana di Medicina Legale, rettore dell’ Istituto Superiore di Scienze Mediche de L’Avana per vari anni e professore titolare, Jorge González Pérez (Popi), ha raccontato con molti dettagli alcune delle sue esperienze vissute con il Comandante; da un punto de vista professionale, ma soprattuto umano.
«Il Comandante, personalmente mi spiegava l’impegno, la grandezza e l’importanza del lavoro. Con le sue parole m’impegnava con la sua causa. «Avere la mano di Fidel sulla mia spalla era come tenere tre tonnellate di responsabilità», ha detto González.
«In un’occasione si era riferito a me come campione olimpico dell’ internazionalismo, per il lavoro realizzato in cinque anni in Bolivia alla ricerca dei 36 membri della guerriglia del Che.
La parola del Comandante fu come ricevere una medaglia», ha continuato.
Al ritorno da quella missione, Fidel non gli fece domande tecniche del processo del lavoro, ma si preoccupò per le condizioni in cui aveva vissuto là, e volle sapere della flora e la fauna di questo paese.
González Pérez ha risaltato l’apporto fondamentale dell’eterno leader della Rivoluzione allo sviluppo della medicina, essendo il fondatore dell’Istituto di Scienze Basiche e Precliniche Victoria de Girón, la prima scuola rivoluzionaria di Medicina in Cuba; la sua dedizione alla salute pubblica per il beneficio del popolo e la formazione umanista di
un esercito in camice bianco, come aveva definito i medici cubani.
«Per me il miglior omaggio che possiamo fare al legato del Comandante, dapprima, è l’assenza di condizioni alla Rivoluzione.
Inoltre lavorare per far sì che ogni giorno sia un più forte impegno dei nostri giovani e dei professionisti della salute, per fare quello che lui aveva chiesto: andare in qualsiasi luoghi del mondo a salvare vite, come si fa ora in Turchia», ha affermato ancora González.- GM – Granma Int.




