OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE
Photo: Correa Armas, José Manuel

La novità del sistema elettorale cubano rispetto alla pratica politica internazionale, specialmente il concetto che è il popolo che  postula e che sceglie, risulta inaccettabile per i nemici giurati del socialismo. Riempire di popolo gli scanni dove si approvano le leggi del paese fa spavento alle cupole economiche in quasi tutto il mondo.
Se si vogliono prove recenti di questo panico classista, ci sono gli assalti al Capitolio di Washington dei seguaci di Trump, alla sede dei Tre Poteri a Brasilia, dei bolsonaristi, e la ridicola risoluzione presentata da una  legislatrice d’origine cubana della Florida, che condanna il socialismo come ideologia politica per evitare che qualche volta possa prosperare un ideale di giustizia sociale nella nazione statunitense.
La paura non è gratuita. Il mondo capitalista soffre un’allarmante crisi di fiducia nelle sue istituzioni politiche. Gli esperti avvertono sulla crescente percezione  cittadina sulle istituzioni come «una cosa lontana dalla società, che i politici non vivono nel mondo reale e discutono in una gabbia da grilli». Quante  volte abbiamo visto nelle notizie  internazionali, i legislatori delle più diverse correnti discutere a pugni o a sediate.
Cuba è sfuggita a tempo da questo modello «d’attacco all’avversario».
Non ha scartato la democrazia, come l’accusano i suoi detrattori.
La Rivoluzione Cubana ha riscattato la democrazia, eliminando i politicanti della politica.
La Rivoluzione Cubana ha innovato in politica, creando un’Assemblea di operai, contadini, intellettuali, studenti, donne e uomini, bianchi, negri e mulatti, giovani e meno giovani, religiosi e non religiosi.
Proseguendo in un processo di crescente apprendistato, nel quale tutto si trasforma, oggi possiamo mostrare un parlamento ecumenico e unitario, dal quale usciranno le più  importanti decisioni, includendo quella della nomina del Presidente e Vicepresidente della Repubblica, e del Presidente e Vicepresidente dell’ Assemblea Nazionale e del Consiglio di Stato.
Questo organo supremo del potere dello  Stato avrà anche la missione di fiscalizzare e controllare la gestione del Governo, vegliando perché si orienti sempre al beneficio economico e sociale del popolo.
E  dovrà essere implacabile con la remora di problemi soggettivi che danneggiano la società e si scontrano in molti modi con la produzione deficitaria di beni e servizi, i prezzi abusivi, le indiscipline sociali e le illegalità, il burocratismo, tra l’altro.
Questa  X Legislatura somiglierà di più al suo popolo quanto sarà più efficace contro questi problemi, quanto riuscirà a  mobilitare i cubani e proponga, con creatività, soluzioni nuove, elimini ostacoli allo sviluppo e alla crescita del paese e promuova tutto quello che favorisce il benessere del popolo.
Le corrisponderà ampliare e consolidare il processo d’ordinamento giurídico previsto nella nostra Costituzione; stimolare la partecipazione e il controllo popolare come genuino esercizio di governo socialista,
trasformare i quartieri negli scenari principali dell’ azione  trasformatrice e il municipio nel centro della vita economica e sociale del paese.
Dovrà essere capace di cambiare tutto quello che va cambiato.
Ora saranno  470 i deputati che formeranno l’Asseamblea Nazionale del Potere Popolare (135 meno del precedente periodo legislativo), 221 di loro  proposti  dai municipi, 135 dalle provincie e 114 di provenienza  nazionale.
Nessuno è stato proposto dal Partito. I progetti delle candidatura sono elaborati e presentati da  commissioni formate da rappresentanti della Centrale dei Lavoratori di Cuba, dai Comitati di Difesa della Rivoluzione, dalla Federazione delle Donne  Cubane, dall’Associazione Nazionale dei Piccoli Agricoltori, dalla Federazione Studentesca  Universitaria e dalla  Federazione degli Studenti Medi.
Con la realizzazione di circa 900 plenum di queste organizzazioni, in un ampio e democrático esercizio, sono stati proposti più di 19 000 precandidati, e sono stati considerati i 12 427 delegati di base eletti dal popolo, nel novembre scorso.
Dopo un’ampia consultazione dei proposti a deputati, con i delegati di circoscrizione, le assemblee municipali hanno approvato le candidature.
Dal giorno successivo a queste sessioni e sino al 24 marzo, i candidati percorreranno quartieri, centri di lavoro e di studio, per dialogare direttamente  con la loro gente, su proiezioni e aspettative.
Le  elezioni politiche a Cuba devono costituirsi in una mobilitazione allegra e entusiasta, perchè non c’è trionfo più grande della possibilità di decidere il futuro con sovranità e libertà.
Il 26 marzo, secondo la Legge Elettorale, ogni elettore potrà votare per tanti candidati quanti appaiono nella scheda. La convocazione della direzione della  Rivoluzione è votare per tutti,  con la sicura premessa che l’unità è l’arma fondamentale di tutte le nostre battaglie vittoriose.
La storia di Cuba offre infinite prove di questa verità. Ogni volta che non c’à stata unità abbiamo perso,ogni volta che l’abbiamo ottenuta abbiamo vinto.
L’unità ci corazza e per questo puntano contro di lei quelli che ci vogliono sconfitti.
Votare per tutti,disse Fidel nelle cruciali elezioni del 1993, non è una consegna, è una necessità della Patria, non è un azione di disciplina, è un’azione di coscienza.
Negli scanni dell’Assemblea Nazionale si siederanno  in uguali condizioni  l’operaio  e il lavoratore di forme di gestione statali e no, il contadino e lo scienziato, il maestro e lo studente, veterani e giovani, intellettuali e militari, e  anche se con minima
differenza, le donne saranno la maggioranza.
Questa è la nostra democrazia.
Tocca farla, difenderla, perfezionarla  celebrarla, perchè non c’è maggior espressione di libertà che decidere, senza imposizioni esterne, il presente e il futuro della nazione che siamo. Non ci sono altri protagonisti che noi stessi. Cuba è candidata e Cuba elegge. Cuba comanda. GM – Granma Int.