Le autorità di vari municipi di province cubane come L’Avana, Villa Clara e Las Tunas hanno dichiarato con un comunicato che la marcia, con fini di destabilizzazione, convocata simultaneamente in vari territori del paese, è illecita.
In accordo con questa risposta, l’articolo 56 della Costituzione che si cita come sostegno legale della convocazione dispone tra i requisiti per l’esercizio del diritto alla manifestazione la legalità e «il rispetto dell’ordine pubblico e la conformità ai precetti stabiliti nella legge».
«In quanto alla legalità non si riconosce legittimità nelle ragioni che si adducono per la marcia», indica il comunicato.
Si argomenta per la decisione che «i promotori e le loro proiezioni pubbliche, così come i vincoli di alcuni con organizzazioni sovversive o agenzie finanziate dal governo statunitense, hanno la chiara intenzione di promuovere un cambio del sistema politico in Cuba.
«Questo riafferma che la marcia annunciata, il cui schema organizzativo si concepisce simultaneo per altri territori del paese, costituisce una provocazione come parte della strategia di «cambio di regime» per Cuba, realizzata in altri paesi», è stato aggiunto.
Le autorità del Governo segnalano che «l’annuncio della marcia appena diffuso ha ricevuto l’appoggio pubblico dei legislatori statunitensi, degli operatori politici e dei media di comunicazione che organizzano azioni contro il popolo cubano, tentano di destabilizzare il paese e incitano a un intervento militare».
Come parte del documento, citano l’articolo 45 della nostra Carta Magna, che riferisce: «L’esercizio dei diritti delle persone è limitato solamente dai diritti degli altri, dalla sicurezza collettiva, dal benessere in generale, dal rispetto dell’ordine pubblico, della Costituzione e delle leggi».
Inoltre si cita l’articolo 4, in cui si definisce che «il sistema socialista sottoscrive questa Costituzione è irrevocabile» per cui ogni azione esercitata contro questa è illecita e si aggiunge che «la Costituzione della Repubblica è stata dibattuta ampliamente e approvata in un referendum dal 86,85 per cento dei votanti, schiacciante maggioranza che ha scelto in maniera sovrana e libera il sistema socialista, la sua irrevocabilità e il diritto di combattere con tutti i mezzi chiunque tenti di disturbare l’ordine pubblico, sociale ed economico stabilito».
La dichiarazione, in maniera chiara e forte, termina spiegando che
«Considerando gli argomenti precedenti è evidente che anche se s’invoca un diritto costituzionale, questo non si può esercitare contro gli altri diritti, garanzie e postulati essenziali della stessa Costituzione e questo determina il carattere illecito della marcia». ( GM- Granma Int.)




