OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE
L’immagine di John Lennon. Foto: Ilustrativa

La canzone icona /Imagine/ arriva al 50º anniversario dalla sua creazione ed è prudente riflettere attorno a uno sguardo che ci permetta di reinterpretare la vigenza di questo esaltante legato.

Anche se il mondo degli anni ‘70 non aveva mai tralasciato di collocarci al bordo di una possibile guerra mondiale che avrebbe eliminato la vita sul pianeta, attualmente non si può mettere in dubbio che questo pericolo è infinitamente superiore e quindi l’ideario pacifista che rende singolare la canzone dev’essere assunto da altre prospettive.

Precisamente di fronte alla necessità di esporre quello che è risultato ovvio, l’urgenza dei tempi esige dal conglomerato umano il più assoluto risveglio che una volta per tutte ci reclamano John Lennon e Yoko Ono in Imagine.

Anche se lo stesso Lennon confessa che chissà possiamo vederlo come un sognatore, il cantante in nessun momento ha mai tralasciato la certezza che un mondo di pace è possibile quando esistono forti sentimenti di collettività che ci uniscono come specie biologica.

In tempi nei quali riceviamo costantemente un’enorme e immediata copertura di notizie provenienti da qualsiasi parte, arriviamo a sentirci profondamente angustiati di fronte alla triste e dura realtà provocata dalla fame, la miseria e la morte di popolazioni intere minacciate di scomparire.

Sino a quando dovremo dissimulare la vergogna di percepire come precetti utopici di Lennon le potenzialità reali che non si facciano più guerre, giungendo a vivere pacificamente in una fraternità in cu non si soffra la fame?

Definitivamente, Imagine non rappresenta la bella canzone ninna nanna in cui alcuni hanno preteso di trasformarla, per abbassare il tono della drammatica domanda d’ottenere un mondo migliore.

Imagine è già adulta a sufficienza, ed ha fin troppa esperienza per avvisarci che dobbiamo affrettarci a convocare questi cari sogni, perché il tempo per noi può anche finire.