
I corifei annessionisti del più trucido trumpismo, di fronte alla condanna causata dall’isterismo mostrato da loro stessi in ogni media che gli ha voluto dare una tribuna, dopo il fallimento dei disturbi del 11 luglio, vogliono nascondere il significato intrinseco mortale delle loro richieste di un intervento militare in Cuba, camuffando e cercando di nascondere la natura reale delle aggressioni yanquee.
Chi pretendono d’ingannare? Ora risulta che loro non hanno mai fatto riferimenti in nessun momento ad un’azione cruenta di guerra con missili e bombe per distruggere le nostre città, con munizioni d’uranio impoverito, bombe a grappolo, fosforo bianco e napalm, come quelle utilizzate in Iraq e in Yogoslavia; no, dicono che stiamo ingannando il popolo con queste storie macabre.
Loro si riferiscono a uno sbarco di marins, chiaro super marins che entrerebbero senza sparare un colpo e che catturerebbero per opera e grazia del loro potere il Governo cubano, e che viva la democrazia yanquee!
Sembra tolto dalla sceneggiatura di un film di seconda di Hollywood, di una storiella di eroi e villani.
Gli influencers mercenari riorientano la loro offensiva d’inganno e mala fede, per convincerci che non si tratterà di una guerra contro il popolo, che «non ci saranno nè spargimento di sangue durante le azioni, né vendette successive, tutto sarà rapido e pulito».
Il modo d’agire che descrivono prima di tutto nega la natura della dottrina militare statunitense, la dottrina di Shock e terrore, dall’inglese /Shock and awe/, basata nel concetto del «dominio rapido» e in quello della «forza decisiva o travolgente».
L’idea è realizzare bombardamenti violenti, intensi, colpire per eliminare tutti gli elementi di base dell’avversario nel più breve tempo, se è possibile nelle prime 48 ore.
Questi elementi sono quelli della comunicazione, dei mezzi di trasporto, di produzione degli alimenti, di rifornimento dell’acqua e altri aspetti delle infrastrutture.
Secondo il generale Richard Myers, dell’esercito degli USA: «Gli attacchi non vanno indirizzati solo a obiettivi puramente militari, ma a tutti quelli che servono per minare l’autorità del regime».
La prima applicazione pratica di questaestrategia fu nel 2003, nell’invasione in Iraq. Su Bagdad lanciarono 3 000 bombe nelle prime 48 ore.
Harlan K. Ullman James P. Wade, professori dell’Università Nazionale della Difesa degli USA, riassumono così il concetto: «Danneggiare la volontà, la percezione e la comprensione dell’ avversione per lottare attraverso l’imposizione di un regime di shock e timore».
Uno degli obiettivi principali di questa dottrina è ottenere il detto /decay and default/, ossia, il caos, la distruzione sociale, economica e politica di un paese per un lungo periodo.
Senza dubbio gli annessionisti difensori dell’intervento armato dimenticano un dettaglio: dovranno affrontare la nostra dottrina militare: la guerra di tutto il popolo per la quale Cuba si sta preparando d anni.
Un’avventura di questa natura incontrerebbe una resistenza che nessun esercito invasore ha mai sperimentato.
Il nemico scoprirebbe che non si tratta solo del verso d’una poesia patriottica, quando affermiamo che i nostri morti, alzando le braccia, sapranno difendere la loro bandiera.
Non è solo una frase quando diciamo che gli invasori raccoglieranno solo la polvere del suolo intrisa di sangue, se non saranno morti nella battaglia. (GM- Granma Int.)




