
Il 23 giugno del 1894, a Parigi,, grazie all’instancabile lavoro di Pierre de Coubertín, sorse il Comitato Olimpico Internazionale, e le prime Olimpiadi con questa condizione si realizzarono due anni dopo ad Atene.
Ossia in questo 2021 si festeggerà il 125º anniversario di queste gare sportive e in questo vasto periodo di tempo Cuba ha transitato per due strade, quella del quasi anonimato e l’altra nella quale disputa il protagonismo con le grandi potenze.
Come ha potuto un piccolo paese cambiare di sentiero in una rotta estremamente esigente?
La risposta passa per un asse trasformatore, sul quale poteva girare solo un’opera partecipativa e inclusiva, perchè era l’unica forma in cui il paese poteva partire da zero sino a elevarsi nel firmamento mondiale.
Inoltre solo così la cultura física come espressione generale del movimento sportivo è capace di ottenere un valore eminentemente sociale e rompere il carattere esclusivo e d’elite della sua pratica, come si evidenziò nella prima metà del XX secolo.
Se questo piccolo paese oggi è uno dei primi venti, esattamente il 16º, in questi 125 anni di storia; se è uno dei 18 hanno vinto più di 220 medaglie olimpiche e dei 16 che han più di 75 campioni nel più importante evento sportivo del pianeta, oltre a contare con la perizia degli allenatori, la combattività e la lealtà dei suoi atleti, è perché da questo stesso movimento sportivo si è forgiato un popolo sano, con una vasta cultura dell’esercizio fisico e perché la Rivoluzione ha dato potere alla educazione fisica nella formazione integrale dei sui figli.
E questo, senza sciovinismo, molesti chi si vuole molestare, è possibile solo in un modello socialista nel quale il grassoccio, il magrolino, il grande e il piccolo, il negro e il bianco, la donna e l’uomo, chi ha molto e chi ha poco, tutti contano.
E la sfida, senza rodei né retorica, è avvenuta nel mezzo di questo processo sovrano e indipendente che è stato capace, secondo le parole del suo leader principale il 24 agosto del 2008, d’avere il senso del momento storico.
Lo stesso Fidel disse che rappresentiamo solo lo 0,07 % della popolazione mondiale e che le scoperte scientifiche nello sport, sostenute in una corsa commerciale senza freno, non sono alla portata del 80% della popolazione mondiale della quale Cuba fa parte.
Per questo l’opera è stata capace d’aggiustarsi, di generare con l’esportazione di servizi altamente qualificati le sue entrate e di transitare dal 2014, nella trama dei circuiti atletici professionali.
Ed è stato fatto senza abbandonare i principi della fondazione in questa sfera e mantenendo quello che 62 anni dopo è una delle grandi conquiste: lo Sport come diritto. ( GM – Granma Int.)




