
Il popolo cubano torna in questo 8 gennaio ad esprimere euforia, un sentimento genuino di gratitudine e amore per coloro che con il leader indiscutibile della Rivoluzione come guida, riaffermarono la promessa di una Patria libera e percorsero il caimano con le bandiere della speranza verde olivo per una Cuba più gusta.
Come nel 1959, oggi Fidel entra a L’Avana in una carovana di giovani che onorano la storia di una vittoria consumata.
Nello stesso giorno d’allora, Madruga si è svegliata dalla sua tranquillità cittadina con i forti suoni dei clacson e lo strepito energico delle gioventù, quando la Carovana della Libertà si è fermata a la Palmita, ripercorrendo il tragitto iniziato dai barbudos dell’Esercito Ribelle a Santiago di Cuba.
Quest’anno l’abituale percorso ha avuto una connotazione diversa di fronte al retrocesso epidemiologico della provincia di Mayabeque –specialmente nel municipio di Madruga, che è tornato alla fase di trasmissione autoctona limitata dalla COVID – 19, e il ricordo del momento sarà un momento simbolico realizzato da una trentina di giovani.
Ieri il passaggio della Carovana della Libertà a Matanzas è stato una manifestazione semplice e ferma d’amore e gratitudine ai ribelli d’allora e in particolare a Fidel, sempre al fronte, ieri e oggi.
I giovani partecipanti alla Carovana hanno toccato il suolo di Matanzas entrando dai municipi di los Arabos e con lo stesso entusiasmo hanno percorso la rotta storica nelle località di Colón, Perico, Jovellanos e Limonar, giungendo poi nella città capoluogo.
Durante una semplice cerimonia realizzata nel centrale Parco della Libertà, decine di giovani, lavoratori, combattenti e operai, hanno ricordato la presenza del leader rivoluzionario in quel 7 gennaio e soprattutto il momento in cui parlò al popolo dal balcone del palazzo del Governo.
Come allora è stata realizzata la visita alla città di Cárdenas, dove i barbudoa andarono allora a rendere omaggio al giovane martire José Antonio Echeverría. (GM – Granma Int.)




