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Coronavirus. Foto: Granma

Un gruppo d’investigatori polacchi e britannici ha scoperto che il SARS-COV-2 può sopravvivere nell’acqua sino a 25 giorni e questo  implica un serio rischio di contagio, secondo la prima stesura di questo studio pubblicato nel portale medico  medRxiv.

Gli autori del lavoro che non è ancora stato controllato, affermano che i fiumi e altri corpi d’acqua inquinata con materia fecale umana, possono presentare una concentrazione di cento copie del virus per ogni  cento millilitri di acqua.

Una persona che ingerisse questa quantità di  liquido, nelle  24 ore Successive all contagio potrebbe riceve una dose totale di circa 468 copie del coronavirus, e questo rappresenta un’alta probabilità di contagio per la COVID-19.

Perdite delle fognature, infiltrazioni nei tubi di acque fognarie, problemi nei sistemi di trattamento dell’acqua o assenza di questo tipo d’infrastrutture si presentano come le cause principali di contagio.

La sopravvivenza del Sars-cov-2 , suggeriscono gi studiosi, potrebbe essere notevolmente più alta in acque più fredde e i carichi virali nei liquidi residuali non trattati sono elevati nei paesi con un alto tasso di contagio.

Delle 39 nazioni nelle quali è stato realizzato lo studio, le concentrazioni più alte di Sars-cov-2 si sono incontrate nel Regno Unito, la  Spagna e il Marocco.

Nell’attuale pandemia il rischio de contagio è la trasmissione persona a persona, a qsuta investigazione indica la possibilità che il nuovo coronavirus si possa estendere ai nuovi ospiti della vita silvestre attraverso la materia fecale che entra nell’ambiente acquatico naturale. (RT/ GM – Granma Int.)