OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE

Il ministro delle Relazioni Estere, Bruno Rodríguez Parrilla, al termine della riunione ordinaria della Commissione Permanente di Lavoro delle Relazioni Internazionali dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, ha sostenuto che non ci sono dubbi che il protagonista della politica estera della Rivoluzione è il popolo cubano.

In attesa del 60º anniversario della fondazione del Ministero delle Relazioni Estere (Minrex) il prossimo 23 dicembre, il Cancelliere cubano ha aggiunto che: « Il nostro popolo è uno dei più informati del pianeta sui temi internazionali.

Il Minrex è quello di Girón, dove lavoravano i compagni della Colonna 1 – diretta da Fidel- e di altre forze rivoluzionarie. Quello della Crisi d’ottobre, quello del raccolto di canne da zucchero, della mobilitazione popolare, delle grandi battaglie delle masse per il ritorno di Elián e dei Cinque Eroi.

«È il Minrex della lotta contro il debito estero e contro il terrorismo, dell’epopea del nostro popolo nel sud dell’Africa, per l’indipendenza dell’Angola e la Namibia , è quello che accompagna il personale medico cubano nei luoghi remoti, difficili e a volte rischiosi, dove realizzano una prodezza costante.

Cosa sarebbe della politica estera se qualcuno la volesse ridurre a una nota diplomatica? Il popolo cubano è il vero protagonista della nostra diplomazia».

Gli impegni nel contesto attuale

Alle porte di un nuovo anniversario del trionfo della Rivoluzione, in un complesso scenario internazionale, Rodríguez Parrilla ha indicato che in epoche difficili, Cuba ha sempre dimostrato la sua indipendenza , la capacità di resistenza e di vittoria.

«Il mondo riconosce il ruolo della Rivoluzione Cubana in materia di fermezza, di rispetto dei principi e della sua attitudine epica a tale punto che gli Stati Uniti sono obbligati in questo contesto a dare la colpa di tutti i mali a Cuba e al Venezuela.

«Oggi il mondo avanza inevitabilmente verso un sistema di relazioni internazionali più multilaterale, di fronte al tentativo degli USA di imporre un ordine unilaterale di supremazia che la storia ha già fatto uscire dal gioco.

Nessuno può minimizzare la forza dei popoli, nè l’importanza di quello che è accaduto in America Latina e nei Caraibi negli ultimi decenni

Non si tratta di sottovalutare la forza dell’imperialismo statunitense, ma invece di considerare la forma della denuncia della verità e dell’esempio. Vediamo nelle strade di quella che José Martí chiamò Nuestra America, la protesta sociale, la ribellione dei popoli che ha rotto la vetrina del neoliberalismo nella regione e nel mondo. Nella congiuntura internazionale complessa c’è una tendenza progressista irreversibile, in cui la Rivoluzione Cubana continuerà ad avere un peso al di fuori della nostra Isola».

Lo scorso 17 dicembre sono stati commemorati cinque anni dal ristabilimento delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti e del ritorno in Patria dei Cinque Eroi. A proposito dello stato attuale delle relazioni bilaterali, ha considerato che quel giorno iniziava un lungo cammino pavimentato da molte difficoltà verso la normalità delle relazioni tra i due governi, nonostante le enormi e profonde differenze tra l’imperialismo statunitense e la Rivoluzione cubana, che sono inconciliabili.

«Noi continuiamo a pensare oggi che i due governi possono convivere nonostante le differenze.

Senza dubbi il blocco non è mai stato eliminato e l’elemento al centro delle relazioni tra Cuba e gli USA è determinato dall’applicazione brutale di un blocco genocida del sistema di sanzioni più lungo e più integrale nella storia contro qualsiasi popolo.

Oggi s’indurisce fortemente il blocco, si applicano misure non convenzionali contro i nostri fornitori di combustibile e si ritorna ai tempi di una crociata contro la cooperazione medica cubana in diversi luoghi. Azione infame per cercare di privare decine di milioni di persone dei servizi medici.

Comunque anche in queste circostanze di maggior confronto non speriamo in questo momento una rottura dei vincoli con gli Stati Uniti. Ma è chiaro che così come non ci intimorisce nessuna minaccia di nessuna natura, non ammetteremo nemmeno ricatti sul piano diplomatico», ha concluso il Ministero. (GM – Granma Int.)