ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
XVI Vertice dell’ALBA-TCP, presieduto dal Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, Primo Segretario del Partito Comunista di Cuba; da Miguel Díaz-Canel Bermúdez, Presidente di Cuba e Nicolás Maduro Moros, presidente del Venezuela. Photo: Juvenal Balán

«Nelle relazioni internazionali, pratichiamo la nostra solidarietà con fatti e non con belle parole », disse Fidel definendo – come solo lui poteva fare – il carattere e l’ essenza della politica estera cubana in questi  60 anni di Rivoluzione. Dallo scorso 23 dicembre, la diplomazia cubana ha anche iniziato a percorrere i suoi 60 anni d’esistenza.
«Un anno difficile con risultati encomiabili e promettenti e una politica estera che continua e continuerà ad essere fedele alla nostra tradizione rivoluzionaria e patriottica e alla nostra tradizione rivoluzionaria, che è radicata popolarmente».  
Il ministro delle Relazioni Estere, Bruno Rodríguez Parrilla, ha definito così il 2018  durante le recenti sessioni dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare.
Cuba è una piccola nazione, non possiede abbondanti risorse economiche, ma ha mantenuto una  politica estera  basata in principi, con portata e influenza in paesi affini e non affini al nostro sistema sociale.
L’anno appena terminato è stato marcato da costanti  apprendistati,  vittorie e sfide, ma anche dalla possibilità di continuare a dimostrare la dignità che c’identifica come popolo.
Lo stesso Cancelliere ha indicato, a proposito delle relazioni con gli Stati Uniti che dal 17 dicembre del 2014 e sino al 2017 era  stato realizzato un «certo progresso nelle relazioni bilaterali con il paese del nord. Senza dubbio il 2018 è stato un anno di passi indietro marcato dall’ostinata insistenza dell’amministrazione Trump di porre ostacoli e indurire il blocco».
Con Trump alla guida della Casa Bianca, le politiche aggressive, illegali ed extraterritoriali di Washington si sono rinforzate. Si può citare una lunga lista di fatti che vanno dalla mancanza di senso comune all’indignazione : teorie di attacchi sonici, chiusura dei servizi consolari, imbrogli migratori, proibizione di viaggiare all’Isola, indurimento del blocco, finanziamenti della contro rivoluzione, provocazioni, tentativi di togliere legittimità al processo rivoluzionario, di confondere e fare pressioni, tra le altre arbitrarietà, sulla comunità internazionale …
Insomma arguzie che sono risultate tanto arroganti che hanno suscitato un quasi unanime disprezzo del mondo ed hanno portato a  livelli molto alti l’appoggio e la solidarietà con Cuba.
Una prova di questo è stata l’ultima votazione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite contro il blocco, dove 189 paesi si sono pronunciati per l’eliminazione di questo flagello, e solo due, Stati Uniti e Israele, hanno votato a favore del suo mantenimento.
A proposito della relazione con il vicino del nord, lo scorso 1º gennaio, Commemorando il 60º anniversario della Rivoluzione, il Generale d’Esercito Raúl Castro Ruz, Primo Segretario del Partito, ha insistito: «Reitero la nostra disposizione di convivere civilmente, nonostante le differenze, con una relazione di pace, rispetto e beneficio mutuo con gli Stati Uniti. Abbiamo anche segnalato molto chiaramente che noi cubani siamo preparati per resistere in uno scenario di confronto che non desideriamo e speriamo che le menti più equilibrate nel Governo nordamericano lo possano evitare».
La risposta internazionale prodotta dall’elezione del presidente Miguel Díaz-Canel, è stata molto importante come espressione di coscienza della legittimità delle nostre elezioni a scala regionale e mondiale.
«Il cambio generazionale nel nostro Governo non deve illudere gli avversari della Rivolzione. Siamo la continuità non la rottura», ha detto il Presidente cubano quando è stato eletto.
È stata significativa, la presenza di Díaz-Canel nell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite; la maniera di percepire il suo discorso, gli incontri che ha realizzato con diversi settori della società statunitense, con vari capi di Stato e altre personalità, il suo giro per la Federazione della Russia, la Repubblica Popolare Democratica della Corea, la Repubblica Popolare della Cina, la Repubblica Socialista del Vietnam, la Repubblica Democratica Lao.
Definendo il percorso, il Cancelliere cubano ha detto: «È stato molto importante anche nel senso della priorità che hanno i vincoli rispettivi in tutti gli ambiti, includendo la concertazione politica e le relazioni economiche, commerciali e finanziarie».
Il 2018 ha anche apportato una forte e rinnovata relazione con i paesi del Sud, soprattutto con l’America Latina, i Caraibi e l’Africa.
In questo modo si è data continuità ai nostri principi e propositi negli organismo internazionali e si è privilegiat la ricerca della pace, della volontà d’integrazione e di collaborazione.
Cuba continua a proposito della situazione in America Latina e nei Caraibi, a difendere i principi di solidarietà e integrazione tra le nazioni ed è stato evidenziato nel Vertice della Celac, nell’Associazione degli Stati dei Caraibi, AEC, e nel Vertice dell’ALBA che si è svolto a L’Avana nel dicembre scorso. E prima nel mese d luglio, durante il Forum di Sao Paulo, molto significativo nell’articolazione delle forze politiche di sinistra, con movimenti popolari e sociali e con i governi rivoluzionari e progressisti della regione.
Cuba, dove si firmò in occasione del II Vertice della Celac,  nel 2014 il Proclama dell’ America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace, ha continuato a contribuire a questo decisivo scenario, del quale è stata  una nitida espressione nel processo di pace in Colombia.
Il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, lo scorso 1º gennaio ha dedicato anche a questo le sue riflessioni ed ha precisato che questo contributo è stato dato rispondendo alla richiesta espressa dal Governo colombiano,  dalle Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia e dall’Esercito di Liberazione Nazionale, «e continueremo a farlo al disopra dei rischi, dei problemi e delle difficoltà».
Sono importante anche i cambi nel bilancio politico regionale, in cui sono diventati evidente i tentativi d’applicare nuovamente la Dottrina Monroe.
Nè le menzogne, nè le tergiversazioni del presidente brasiliano  Jair Bolsonaro,  discutendo la preparazione de nostri medici e ponendo condizioni alla loro permanenza nel programma Más Médicos, che hanno portato il Ministero di Salute dell’Isola a ritirare i suoi medici, hanno potuto evitare l’appoggio della comunità internazionale all’opera d’infinto amore che i nstr i dottori realizzavano nelle zone più isolate del gigante sudamericano.
«Dovremo difendere l’applicazione del Proclama dell’America Latina e dei Caraibi come Zona di Pace.  Dovremo difendere i suoi postulati di fronte all’imperialismo nordamericano,  di fronte a poteri estremi e di fronte alla complicità di alcune forze radicali d’estrema destra ed anche neo fasciste, che si aprono il passo nella regione»,  ha detto Bruno Rodríguez Parrilla a proposito delle sfide del 2019.

Visite ufficiali di capi  di Stato a Cuba nel 2018

Gennaio
Presidente dell’Etiopia
Presidente del Cile

Marzo
Presidente del Kenya
Segretario Generale del Partito Comunista del Vietnam

Aprile
Presidente del Venezuela
Presidente della Bolivia

Maggio
Segretario Generale della ONU
Presidente della Palestina

Giugno
Presidente dell’India

Luglio
Primo Ministro della Mancomunità di Dominica
Primo Ministro di San Vicente y las Granadinas

Agosto
Presidente del Suriname

Ottobre
Presidente di El Salvador
Presidente di Panama
Presidente del Venezuela

Novembre
Presidente della Spagna

Dicembre
Presidente di Haiti
Presidente della Repubblica Araba Saharaui Democratica. ( GM – Granma Int.)