ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
L’ ALBA-TCP è una necessità. Photo: Estudio Revolución

Stimati Presidenti, Primi Ministri e Capi di  delegazione, distinti invitati:

Stimato compagno  David Choquehuanca:
 
Chi di noi non ricorda quel 14 dicembre del 2004, di gala il
teatro Carlos Marx e Fidel  che collocava sul petto di Chávez l’Ordine
“Carlos Manuel de Céspedes”?
Quel giorno Fidel ricordò le parole di Céspedes: “ Il Venezuela, che aperse all’America spagnola il cammino dell’indipendenza e lo percorse gloriosamente sino a serrare la sua marcia in Ayacucho, è il nostro illustre maestro di libertà…”.
Quel 14 dicembre nacque l’ALBA e a Cuba fu una festa.
Chi di noi può dimenticare l’allegria di quella giornata quando  Chávez e Fidel firmarono il documento della nascita del nuovo progetto d’integrazione tra uguali?
Chi che lo visse, non si emoziona con la memoria della fraternità di
quegli uomini che non solo ebbero sogni immensi, ma che diedero loro nomi poetici e li trasformarono in realtà?
In uno di Vertici dell’ALBA, Chávez raccontò un giorno che Fidel aveva dato il nome alla missione che grazie a questa integrazione ha operato già per  differenti patologie oftalmologiche,più di
2.800.000 latinoamericani e caraibici. Nulla è più simile a un miracolo.
Lo abbiamo anche sentito parlare dell’alba che lo aveva ispirato per chiamare ALBA il fatto che noi festeggiamo.
Costa credere che tutto sorse nella mente de leader bolivariano nel
dicembre del 2001, con il Venezuela sotto l’impatto di uno sciopero dei padroni che era il preludio del colpo dell’anno dopo.
Dopo una lunga notte pensando a che alternativa opporre al progetto imperiale dell’ALCA, appare la luce dell’alba e con questa l’idea.
Si realizzava nell’Isola Margarita una riunione dell’Associazione degli Stati dei Caraiabi e Chávez annuncia il suo progetto.
Fidel, ch è lì, non solo applaude con entusiasmo, ma al suo ritorno a L’Avana gli scrive chiedendogli dettagli.  
Chávez gli confessa che è solo un’idea. Dopo tre duti anni affrontando colpi blocco e aggressioni di ogni tipo, i due firmarono la Dichiarzione che diede nascimento all’ALBA.

Nel Vertice dell’ALBA-TCP si è precisato che la congiuntura attuale domanda sempre più l’unità e la concertazione politica. Photo: Juvenal Balán

Alternativa Bolivariana per i Popoli di Nuestra America fu il suo
primo nome, perchè era un progetto d’integrazione contro l’Accordo di Libero Commercio.
Undici mesi dopo, nel Vertice delle Americhe, a Mar del Plata, in
Argentina, la proposta dell’alleanza imperiale, ALCA, fu sepolta dai popoli della regione in un’azione di ribellione e solidarietà guidata da Chávez, che già forma parte della storia continentale.
Ne 2009, dopo cinque anni, cambiò il significato della sua prima parola. Era sempre l’ALBA ma già non era un’alternativa ma un’alleanza e con gli apporti della  Bolivia se trasformò in ALBA-TCP.
Così oggi celebriamo 14 anni  dalla nascita dell’ALBA e 9 dell’
Alleanza Bolivariana per i Popoli di Nuestra America-Trattato di
Commercio dei Popoli, ALBA-TCP.
Ai due stati fondatori, e mi onoro di rappresentarne uno, si
sommarono Antigua y Barbuda, Bolivia, Dominica, Ecuador, Nicaragua, Santa Lucía, San Vicente y las Granadinas, San Cristóbal y Nieves, e Granada.
Le mie prime parole di oggi sono un omaggio a quell’impegno e alla sua realizzazione.
 Al sogno e ai sognatori e a tutti quelli che resero possibile che in meno di 15 anni abbiamo saldato debiti di secoli.
Ci riempie d’orgoglio e ci rallegra contare le opere di questa integrazione: circa 11000 medici dei paesi dell’ALBA laureati nelle Scuole  Latinoamericane di Medicina di Cuba e Venezuela; i  
2.223.035 latinoamericani e caraibici operati per problema della vista;  30 milioni di viste oculistiche; un milione e mezzo di handicappati censito e assistiti socialmente;  4.163.767 alfabetizzati nella regione con il metodo “Yo sí puedo”;  3 paesi dell’ALBA-TCP dichiarati Territori Liberi dall’Analfabetismo: il Venezuela nel 2005, la Bolivia nel 2008 e il Nicaragua en 2009.
Altri, come El Salvador, avanzano fermamente pera realizzarlo.
Queste sono conquiste nonostante i seri problemi provocati dalla guerra economica che soffre il Venezuela.
Gli esperti coincidono che non ci sono precedenti d’una conquista sociale di questa portata in altri meccanismi d’integrazione
Ma non è solo nell’area sociale che abbiamo risultati da mostrare. Qui c’è il Banco dell’ALBA che offre finanziamenti alle nostre nazioni per progetti economici d’interesse.
E c’è l’investimento delle entrate per la vendita del combustibile mediante accordi di pagamenti giusti nello sviluppo sociale, agricolo, della pesca, dell’industria e le riparazioni navali, la creazione di capacità industriali, le miniere con estrazione e opere, le infrastrutture stradali, idrauliche aeroportuali e del turismo.
Chi può ignorare l’aiuto solidale dei medici e dei lavoratori elettrici cubani e caraibici, dei gruppi di riscatto venezuelani, boliviani, nicaraguensi, cubani e salvadoregni, degli scienziati delle nostre nazioni quando più  ne abbiamo avuto bisogno?   Parliamo con orgoglio di un aiuto senza condizioni rispettoso degli interessi nazionali e delle legislazioni di ogni paese. Tra noi non ci sono ricatti politici o di altro stile. L’Alleanza è un paradigma indiscutibile di solidarietà, cooperazione e concertazione tra i suoi membri e questi valori costituiscono la nostra forza principale.
Tutti siamo coscienti del potenziale collettivo convocato dalle nostre stesse necessità, per trasformarci in un attore decisivo del tempo che viviamo.
Dobbiamo agire con audacia e realismo e aggiustare le proposte alle potenzialità reali. Necessitiamo fondamentalmente articolare piani e progetti e centrare le risorse limitate di cui disponiamo.
Soprattutto dobbiamo prendere in considerazione l’avverso ambiente economico internazionale e regionale e l’impatto delle ingiuste misure coercitive unilaterali contro diversi dei nostri paesi.  Ma è possibile avanzare anche queste difficili circostanze
La congiuntura attuale domanda sempre più l’unità e la concertazione politica nei nostri paesi e sforzi decisivi per affrontare la strategia di divisione dell’imperialismo. S’impone la convinzione indiscutibile che Nuestra América è una sola, dal Bravo alla Patagonia, e che è un dovere fondamentale impedire che si approprino delle nostre risorse naturali e ci sottomettano al loro egemonismo
L’aggressività dell’imperialismo si dirige oggi contro i nostri valori più genuini. Li disturba la solidarietà che ci caratterizza; non tollerano
la giustizia sociale e tanto meno l’equità nella distribuzione delle entrate; odiano irrazionalmente la vocazione sovrana dei popoli e non rispettano il diritto di scegliere il sistema politico che decidiamo.
Assaltano lo sviluppo sostenibile e la convivenza armonica con l’ambiente.
Detestano e attaccano la visione latinoamericana e caraibica dell’ unità, la cooperazione Sud-Sud e la ricerca della complementarità economica.
Il loro attacco ha un solo proposito: ottenere il controllo delle immense risorse naturali di una regione che per molto tempo hanno considerato come il loro cortile posteriore.
Per questo hanno ripreso i principi della Dottrina Monroe, “legge” della subordinazione regionale alle ambizioni del grande capitale  statunitense.
Con questo fine la si concepì 195 anni fa e la sua essenza rimane invariabile.
Con questa certezza è un dovere opporsi alle pretese per niente dissimulate di disseppellire il suo spirito.
«Mettiamo davanti il sociale, siamo profondamente umanisti, mettiamo avanti  il dolore della nostra gente per rinforzare la coesione sociale: questa è l’ALBA», disse Chávez nel suo storico discorso a Mar del Plata nel novembre del 2005.
Il breve riassunto che abbiamo fatto ci prova quanto è stato possibile realizzare.
Non va dimenticato che tutto quello è stato realizzato sotto i colpi della sovversione, i colpi e le minacce di colpi, le minacce che non terminano mai … il blocco che non si elimina mai.
Giustamente il 14 dicembre de 2004, Fidel valutava il contesto nel quale si concepì l’ALBA: “La battaglia ora è più dura e difficile. Un impero egemonico in un mondo globalizzato con l’unica super potenza che prevale dopo la guerra fredda e il prolungato conflitto tra due concezioni politiche, economiche e sociali radicalmente differenti, costituisce une enorme ostacolo per l’unico che oggi potrebbe preservare non solo i più elementari diritti dell’essere umano, ma anche la sua stessa sopravvivenza.
Alcuni diranno: «Che cosa è cambiato? È cambiato che siamo cambiati.
E non è stato poco.
Ricordiamo i fatti più notevoli:
come conseguenza del terremoto del 12 gennaio del  2010 in Haiti, i paesi dell’ALBA-TCP approvarono un piano d’azione per contribuire alla ricostruzione e fomento dello sviluppo del fraterno paese caraibico nelle sfere della salute, finanze, energia, agricoltura e sovranità alimentare, educazione, costruzione sicurezza, trasporto e logística.
Anche se con insufficienze, l’ALBA TCP ha realizzato progetti per unire le potenzialità dei paesi membri a beneficio dei nostri popoli nell’alimentazione e l’ambiente, la scienza e la tecnologia, il commercio giusto, la cultura, l’educazione, l’energia, l’industria e le miniere, la salute, le telecomunicazioni, il trasporto e il turismo.
Oggi m’interessa segnalare particolarmente il potere politico e morale della nostra Alleanza.
Il blocco ALBA dalla sua creazinoe ha difeso posizioni ferme e vere per condannare in maniera assoluta il genocida blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti contro Cuba.
L’ALBA ha sostenuto in maniera energica il Governo del presidente Evo Morales, respingendo la convocazione che gruppi separatisti fecero in Bolivia e si riuscì a disattivare le loro pretese divisioniste.
Fu l’ALBA ad alzare le nostre voci, in spazi internazionali, per fare suo l’Accordo del Vertice di Managua nel quale i capi di Stato hanno condannato il colpo di Stato perpetrato in Honduras.
Sono stati i paesi dell’ALBA che sono riusciti a derorgare nell’Assemblea Annuale dell’Organizzazione degli Stati Americani del 2008, l’infame sospensione di Cuba come membro della OSA decisa dal 1962.
È stato decisivo l’appoggio al Vertice Mondiale dei Popoli sul Cambio Climatico e i diritti della Madre Terra realizzato a Cochabamba, nello Stato Plurinazionale della Bolivia, nell’aprile del 2010.
È  fondamentale l’ accompagnamento dell’ALBA al popolo di Puerto Rico nella sua lotta per l’indipendenza e la sovranità nazionale.
Così com’è preziosa la costruzione del Consiglio dei Movimenti Sociali, gli incontri di questi Movimenti dell’ALBA  aTintorero, in Venezuela, nel 2007, e a Cochabamba, in Bolivia, nel 2009 e 2010, e le iniziative e posizioni rispetto a temi fondamentali degli avvenimenti internazionali.
 
Sorelle e fratelli:

Tutto quello che abbiamo realizzato insieme resterebbe come un altro capitolo dell’impegno della nostra regione per unirci – che i  nemici hanno frustrato- se non avvertissimo i nuovi rischi e le minacce che affronta il blocco.   
La Repubblica Bolivariana del Venezuela e la Repubblica del Nicaragua sono stati gli obiettivi principali dei più recenti attacchi indirizzati a distruggere anche il minimo passo avanti in materia di sovranità e giustizia sociale.
Ma l’ ALBA-TCP  è nello stesso tempo un bastione invincibile contro i tentativi delle forze reazionarie che vogliono isolare il Venezuela e il Nicaragua.
È decisivo difendere contro venti e maree la piena vigenza dell’Alleanza come uno spazio di resistenza, di dialogo e lotta, del quale ci sentiamo parte indissolubile.
Per questo vanno il nostro riconoscimento e la nostra solidarietà con il presidente Nicolás Maduro Moros e con il Governo democraticamente eletto del Venezuela, e con il Nicaragua sandinista guidato dal Comandante Daniel Ortega Saavedra. Staremo sempre insieme al Venezuela e al Nicaragua, fratelli di lotte e di sogni, per la dignità dei nostri popoli.
Non possiamo essere ingenui, né accettare silenziosamente le aggressioni che organizzano contro altri paesi fratelli.
Non è possibile sottovalutare la grande disponibilità di risorse dei nostri avversari storici per far crollare governi, imporre il caos ed eliminare  autorità democraticamente elette, e per impedire che forze progressiste e popolari si mantengano al governo.
L’ingerenza nei temi interni degli Stati, la sovversione politica, le aggressioni economiche e i loro effetti sociali e le costanti minacce dell’uso della forza sono pericoli reali per la pace e la sicuerezza nella regione.
Il rispetto dei principii del Proclama dell’America Latina e dei Caraibi come Zona de Pace è essenziale per preservare la stabilità nell’area.
È imperativo difendere l’etica e l’onestà delle amministrazioni pubbliche e respingere il giustizialismo della politica, quando con tanta allarmante frequenza si tenta d’ignorare la volontà popolare, com’è avvenuto in Brasile, dove giudici venali oggi associati alla destra, insistono nella pratica d’accusare e condannare i leaders progressisti.
È obbligatorio costruire un fronte il più ampio possibile che riunisca le forze della sinistra e progressiste ai movimenti e alle organizzazioni sociali della regione, per affrontare queste sfide.
E nemmeno per un attimo possiamo dimenticare il più importante e vitale degli impegni che condividiamo: impegnarci in forma permanente alla costruzione, al rafforzamento e la difesa dell’unità.
Questo è il nostro bene più prezioso.
Il debito con i nostri patrioti e l’impegno con i nostri figli.
 Come disse Fidel: «L’età dell’egoismo deve passare».
L’ ALBA-TCP è una necessità. Come meccanismo genuinamente latinoamericano e caraibico, ha dimostrato ancora una volta d’essere un efficace spazio d’accordo, unità, difesa delle cause più giuste, integrazione, cooperazione e solidarietà.
I popoli di Nuestra America accumulano una dolorosa memoria.
Non è possibile dimenticare le lezioni del passato, i crudeli e oscuri anni delle dittature militari e l’impatto del neoliberalismo che tentano di riportare, con le nefaste conseguenze che ebbero sulla nostra regione le politiche e i ricatti, le umiliazioni e l’isolamento che, come allora, hanno negli Stati Uniti il loro principale operatore.
Con azioni e linguaggi sempre più aggressivi, oggi l’impero s’impegna a riprendere la subordinazione coloniale nel Governo e nelle corporazioni di Washington.
Con gli stessi bilanci che plagarono di dolore e miseria Nuestra America in nome della libertà – come avvertì Bólivar- tornano le vecchie pratiche con nuovi abiti.  

Stimati compagni, sorelle e fratelli:

José Martí aveva solo 24 anni quando scrisse in un solo paragrafo una lezione di storia che tutti dobbiamo conoscere.
Diceva Martí: «Pizarro conquistò il Perù quando Atahualpa combatteva a  Huáscar; Cortés vinse Cuauhtémoc perché
Xicoténcatl lo aiutò nell’impresa; Alvarado entrò in Guatemala perchè i quichés assediavanogli zutujiles. Dato che la divisione è stata la nostra morte, quale volgare intesa o cuore meschino ha necessità che gli si dica che dall’unione dipende la nostra vita?»

Compagni:

Prima di cominciare gli scambi, desidero ringraziare in nome del nostro Governo e di tutto il popolo di Cuba per la posizione dei paesi dell’ALBA-TCP durante il dibattito e l’approvazione della risoluzione per porre fine al blocco degli Stati Uniti contro Cuba nella passata sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Rendo omaggio alla coerenza, al valore e alla dignità mostrate dalle nostre fraterne nazioni caraibiche che rifiutano la sottomissione alle pressioni che respingiamo con tutta l’energia.
Ugualmente reitero la nostra opposizione all’insistenza d’includerli tra i paesi a reddito medio, alle ingiuste misure contro di loro di considerarli giurisdizioni non cooperative e appoggiamo la loro giusta domanda di ricevere compensi per i danni provocati dalla schiavitù.
In nome della nostra Rivoluzione e del nostro popolo, vorrei condividere con voi il profondo legato del più martiano dei cubani.
Fidel ci ha insegnato che «I nostri popoli non hanno avvenire senza l’unità e senza integrazione».
Bolívar e Martí, Fidel e Chávez ci hanno lasciato insegnamenti di valore incalcolabile tra i quali la lealtà ai principi.
Le loro lezioni ci mostrano la rotta da seguire in quest’ora decisiva della Patria Grande che ci reclama uniti per continuare a forgiare insieme la nostra seconda e definitiva indipendenza.
Credo molto opportuno, per questa tappa di lotta e resistenza, ricordare quello che il leader della Rivoluzione Cubana, Fidel Castro, disse a Cartagena de Indias nell’ottobre del 1995, e cito: «Non siamo semplici spettatori. Questo mondo è anche il nostro mondo. Nessuno può sostituire la nostra azione unita, nessuno prenderà la parola per noi. Solo noi e solo uniti potremo respingere l’ingiusto ordine politico ed economico mondiale che si pretende d’imporre ai nostri popoli».
Difendiamo allora le nobili idee che condividiamo, con tutta l’energia, nell’ALBA-TCP.
Molte grazie. Applausi.
(Versione Stenografica del Consiglio di Stato/ GM – Granma Int.)

L’Alleanza è un paradigma indistruttibile di solidarietà cooperazione e accordo tra i suoi membri, ha affermato il Presidente cubano. Photo: Juvenal Balán