ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Yaira Jiménez Roig. Photo: Cubaminrex

Buon giorno.

Ringrazio e saluto tutti coloro che mi stanno vedendo attraverso il canale You tube della  nostra Cancelleria.
Abbiamo creato questo spazio per offrirvi informazioni a proposito dell’attuale congiuntura nella quale il nostro paese ha preso la decisione di non continuare a partecipare al Porgramma Más Médicos per il Brasile. Partendo da questa decisione è iniziato il processo del rientro dei nostri professionisti della salute.
Anticipo che questa trasmissione sale dal vivo in spagnolo e una volta conclusa si potrà seguire in portoghese e inglese.
Primo, mi riferisco alla decisione informata dal  Ministero di Salute Pubblica di Cuba il 14 novembre che, com’è stato spiegato obbedisce alle dichiarazioni dirette, aggressive e minacciose del presidente eletto del Brasile, Jair Bolsonaro, sulla presenza dei nostri medici in questo paese, assicurando che avrebbe modificato i termini e le condizioni del  Programma Más Médicos.
Queste dichiarazioni che il presidente eletto ha reiterato quasi tutti i giorni dal 14 novembre, criticano il livello profesionale dei nostri medici e mettono come condizione alla permanenza nel programma una nuova convalida del titolo e un contratto individuale.
Desidero assicurare che nessun membro del gruppo di transizione ha trasferito al Ministero di Salute Pubblica di Cuba l’interesse di scambiare con il termine di cooperazione vigente e questo indica che il proposito del presidente eletto non è mantenere il programma. È eliminarlo.
Per anni il presidente letto dal suo scanno parlamentare si è incaricato d criticare e proporre misure contro il Programma Más Médicos per il  Brasile  e specialmente contro  i medici  cubani.
È curioso che il presidente eletto si preoccupi adesso per le famiglie dei medici cubani,  quando nel 2016, essendo parlamentare aveva introdotto una proposta d’emendamento che doveva impedire ad ogni costo che i familiari dei medici potessero andare in Brasile, cercando così di far ritirare i medici cubani.
Evidentemente, il presidente eletto con le sue contraddizioni dimostra che in realtà quello che desidera è terminare con la presenza dei professionisti cubani e il Programma Más Médicos.
Per esempio, è una contraddizione quel che dice che se da un lato esige dai medici un esame per dimostrare la loro competenza e abilità per poter lavorare in Brasile, nello stesso tempo, senza esigere esami né prove di alcun tipo, annuncia che offrirà asilo politico automatico a tutti i medici cubani.
È davvero poco serio questo comportamento e molto preoccupante per le nostre autorità e il nostro personale medico.  
Non possiamo essere certi che i nostri medici sono sicuri in questo ambiente pieno d’incertezze, con un governo di dubbiosa professionalità, che non desidera mantenere questo programma umanitario pieno di bellissime  storie di vita.
Ossia, per continuare a lavorare, Bolsonaro  esige dai nostri medici un esame e per il suo show politico, dà loro un assegno in bianco senza che importi se si tratta di un professionista qualificato.
Il presidente eletto  vuole modificare le condizioni del programma per farlo terminare realmente,  come ha già detto il suo Ministro di Salute designato, che ha considerato il programma che ha portato tanti benefici in Brasile “un progetto di proselitismo politico associato a un partito, cosa che neghiamo con forza, e che è dimostrato che con la nostra permanenza dopo il colpo sferrato alla Presidente Dilma Rousseff.
Io credo sia necessario fare un poco di storia.  
Nel settembre del 2016 Cuba aveva dichiarato che i nostri dottori sarebbero rimasti nel programma se si mantenevano le condizioni stabilite dalle parti.
Cuba ha rispettato la sua parola e i collaboratori sono rimasti a prestare servizio nonostante la nostra posizione rispetto alle nuove autorità, smentendo le insinuazioni che attribuiscono la presenza dei medici cubani al programma per preferenze politiche o ideologiche con qualche partito.
Il primo accordo era stato firmato effettivamente nel 2013 con il governo del Partito dei Lavoratori,  il PT,  e il secondo accordo con il governo del Partito del Movimento Democratico Brasiliano e della Social Democrazia Brasiliana.
Un medico cubano non ha mai chiesto di che partito era a un brasiliano che andava a farsi visitare e non  è interessato mai a un medico cubano di che partito era l’autorità di salute che lo dirigeva.
Di fatto posso assicurare che in molti casi sindaci e governatori di partiti di tendenza politica di destra hanno accolto con molta ospitalità ed hanno offerto appoggio totale ai nostri professionisti.
Questo perchè i nostri medici sono più che medici: sono esseri umani che sanano e curano le persone che li necessitano in qualsiasi parte del mondo.
Voglio informare che da quando è iniziato il ritorno dei professionisti cubani , dallo scorso 22 novembre, sono già giunti a Cuba più di un migliaio di medici residenti in 15 province di Cuba e nel municipio speciale dell’Isola
della Gioventù.
Nei loro luoghi di residenza sono stati ricevuti dai familiari, dagli amici,  dai vicini e dalle autorità come dimostrazione dell’ apprezzamento al lavoro umanitario e altruista che stavano offrendo.
 I medici cubani sono rimasti a lavorare nei loro posti  sino all’ultimo momento possibile.
Ho appena letto la testimonianza del dottor Arnaldo Cedeño Núñez, della provincia di Granma, che  dal  2016 curava i bambini indigeni  dell’etnia Apalai Waiana, in Brasile.
Arnaldo torna a Cuba e porta con sé i migliori ricordi della missione che ha compiuto. Racconta che si era creata una relazione indimenticabile con questi bambini che  ha curato con tutto l’amore, che ha insegnato loro a ballare e cantare per far capire loro la nostra cultura.
Questo lo fanno solo i nostri medici. Con loro tornano a Cuba in questi giorni migliaia di storie che vale la pena condividere.
La maggioranza dei nostri professionisti viene salutata con affetto e tristezza dalle autorità locali della salute, dalle autorità amministrative e politiche e soprattutto dal popolo brasiliano che andava ai loro consultori.
Non credo che Bolsonaro conosca storie come queste. Invitiamo la stampa brasiliana  e internazionale ad avvicinarsi a queste storie per comprendere che i più danneggiati sono i milioni di brasiliani che potevano disporre d’assistenza gratis grazie ai dottori cubani.
Sessioni di domande e risposte attraverso il contenitore vocero@minrex.gob.cu (link sends e-mail) un indirizzo di posta elettronica che abbiamo posto a disposizione dei media di comunicazione.
-La prima  domanda alle quale risponderemo è un interesse ricevuto da vari media ed è relazionata alle insinuazioni che Cuba è l’autrice del  Programma Más Médicos.
Smentisco assolutamente che Cuba sia stata autrice del Programma  Más Médicos, come ha preteso di sostenere un media della stampa brasiliaña.
Il Programma Más Médicos per il Brasile è una creazione  del governo di Dilma Rousseff, preocuppato di risolvere le necessità dell’assistenza di base di salute di milioni di brasiliani residenti nelle zone rurali, in Amazonia e nelle comunità indigene, in luoghi pericolosi dove gli altri medici non sono mai andati.
Andare in quei luoghi dove non esistevano servizi d’assistenza sanitaria e non si era mai visto un solo medico in tutta la storia, è stata una posizione difesa da Cuba nei negoziati.
Io quindi nego l’informazione di certi media di comunicazione che hanno pubblicato che la cooperazione era stata un’iniziativa di Cuba con il proposito di ottenere entrate.
Cuba ha promosso e promuove la collaborazione medica,  l’esportazione dei servizi medici. In questo  contesto generale effettivamente Cuba ha esplorato le vie per stabilire in Brasile relazioni di beneficio reciproco nell’area della collaborazione eocnomica.
Senza dubbio la domanda che i medici cubani prestassero servizio in Brasile in gran numero, estesi in tutto il paese, era partita dall’impossibilità di coprire i posti di lavoro disponibili nei municipi aderenti al  Programma, con medici abilitati in Brasile, con medici brasiliani abilitati all’estero o con medici di altri paesi e in quest’ordine era stata fatta la selezione dei professionisti nel programma.
Nelle analisi fatte in Brasile il processo di formazione di un medico e il successivo contratto nelle comunità con necessità era stato molto dilatato, in modo che si scelse d’assumere medici di altri paesi con una convocazione aperta ed estesa a qualsiasi professionista di qualsiasi parte. In questo processo il Brasile ha sollecitato, e lo reitero, sollecitato la collaborazione di Cuba.
-Abbiamo ricevuto una domanda dalla giornalista della  TV Globo, Geiza Duarte, che chiede dettagli sul numero dei medici che sono tornati a Cuba.
Posso confermare che sino a lunedì 26 sono trnati a Cuba in 7 voli 1540 collaboratori provenienti dal Brasile.  
-Approfitto di questa  opportunità per dare  una risposta a vari media che hanno sollecitato interviste ai nostri medici prima del loro ritorno a Cuba.
Informiamo che gli interessati possono contattare la nostra Ambasciata in Brasile con l’inidirizzo di posta elettronica
embacuba@uol.com.br (link sends e-mail)
I nostri colleghi sono disponibili e risponderanno a queste richieste.
Stiamo realizzando coordinamenti per far sì che la stampa abbia accesso agli specialisti cubani e conoscano di prima mano le loro impressioni, le storie, i sentimenti che li accompagnano in questo momento, l’affetto per il popolo brasiliano e la loro preoccupazione per i milioni di persone che restano senza assistenza medica.
-Rispondiamo  a Erica Fernanda, che dal Brasile s’interessa  alle reazioni di Cuba per le dichiarazioni del presidente eletto Jair Bolsonaro e sull’appoggio della Nostra Ambsciata e delle autorità cubane ai professionisti che stanno ritornando in Patria.
Reiteriamo la posizione di Cuba che le dichiarazioni del  presidente eletto Jair Bolsonaro sono inaccettabili e mancano di rispetto.
La professionalità e l’altruismo dei collaboratori cubani sono indiscutibili.
In 55 anni più di  400 mila lavoratori della salute hanno realizzato 600 mila missioni internazionaliste in 164 nazioni. Cifre come queste dicono da sole il grd di preparazione e la dedizione  degli specialisti cubani della salute.
In relazione con la seconda domanda, il Governo cubano ha iniziato un ritorno ordinato del personale medico, con tutte le garanzie per i collaboratori e la loro sicurezza.  
-Da  Telesur, il corrispondente  Rolando Segura, partendo dalla posizione del presidente eletto Jair Bolsonaro, chiede come il Governo cubano valuta questa politicizzazione del tema salute per più di 30 milioni di brasiliani nelle zone con scarse risorse e inospitali.
Su questo tema, come ho riferito nelle mie dichiarazioni iniziali, consideriamo la posizione del presidente eletto Bolsonaro contraddittoria e poco seria.
È evidente che Bolsonaro ha aggiustato il suo discorso in funzione della convenienza politica e non agli interessi del popolo brasiliano.
Non si contano gli esempi che dimostrano che Cuba non fa politica con la salute di nessun popolo. I nostri medici lamentano che più di 30 milioni di brasiliani con scarse risorse non possono continuare a ricevere l’assistenza ch offrivano loro.
Con queste domande chiudiamo questa trasmissione. Il contenitore vocero@minrex.gob.cu (link sends e-mail)  resta aperto per far sì che s’inviino le domande.
Abbiamao risposto alle domande anche ieri  mercoledì 28 novembre, e in breve saranno disponibili le versioni di questa trasmissione anche in portoghese e inglese Grazie  a tutti per la vostra attenzione. Buona giornata.
( Cubaminrex/ GM – Granma Int.)