ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
«La popolazione brasiliana ha ricevuto i benefici della generosa competenza dei medici cubani», ha detto Dilma Roussef. Photo: Archivo

«Per studiare medicina dobbiamo scegliere i nostri migliori studenti, quelli con le migliori qualità intellettuali, accademiche, politiche e morali, sì politiche e morali (..) Cioè per essere medico sono necessarie una sensibilità squisita, una grande qualità umana, una grande capacità intellettuale e una morale a tutta prova ».

Queste parole pronunciate dal Comandante in Capo Fidel Castro circa 35 anni fa ci ricordano il motivo per cui i dottori cubani sono professionisti riconosciuti in ogni parte del mondo, con eccezione di Jair Bolsonaro, che anche prima di assumere la presidenza ha aggredito i medici dell’Isola con termini inaccettabili, per cui la maggiore delle Antille ha preso la decisione di non continuare a partecipare al Programma Más Médicos.

Da tutte le parti del mondo i cubani hanno ricevuto appoggio e mostre di solidarietà dopo l’annuncio. Giustamente in questo contesto l’ex ministro di Salute del primo governo di Dilma Rousseff, Arthur Chioro, ha dedicato un recente articolo al tema.

«Ha vinto l’insensatezza. Perde il Brasile. Mi resta solo di chiedere scusa ai medici e al popolo cubano, così come di ringraziarli per tutto quello che hanno fatto per la nostra gente», si legge nelle ultime righe che concludono il testo del dottore e professore della Scuola Paulista di Medicina.

Le sue parole avvertono sulla perdita di questa assistenza di base , «capace di risolvere più del 80 % dei motivi che portano chiunque a cercare un servizio di salute», e che in questi luoghi dove andavano i dottori cubani non andrà più nessuno perche gli stessi medici brasiliani non ci vogliono andare.

Chioro ha ricordato ai medici cubani il dettaglio: «Tutti eravamo laureati da più di dieci anni; tutti avevamo la specializzazione in medicina generale e comunitaria e più del 50% una seconda specializzazione e il 40% almeno una maestria. Oltre a questo i primi 2000 che sono venuti in Brasile avevano già partecipato ad almeno una missione all’estero».

Senza dubbio ora ha vinto l’insensatezza e saranno i brasiliani che soffriranno di più per colpa del loro prossimo presidente, che non ha ancora ricevuto l’incarico e pretende di cancellate le conquiste sociali conquistate nel gigante sudamericano. (GM – Granma Int.)