ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Photo: Martirena

Il popolo di Cuba ha vissuto - e vive - da più di mezzo secolo sotto il peso del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti a Cuba, e,in generale, è “marchiato” da questo castigo, come fosse il suo “peccato naturale”. Dai più vecchi ai più giovani, tutta la popolazione ha sofferto le sue conseguenze.

Tutti hanno sentito parlare del blocco sin da bambini; molti hanno palpato il suo effetto sulla pelle. Altri non lo percepiscono direttamente, anche se li danneggia e forse vivono sottomessi all’abitudine della coesistenza con una così crudele misura e vanno avanti perché, com’è stato ben detto: “Il blocco non è sufficiente per farci arrendere”, anche se questo era ed è il suo obiettivo.

Comunque anche se tutti coincidono nel fatto che è un’azione ingiusta, non tutti sanno che è anche un’azione illegale, un illecito internazionale.

Il primo imbroglio alla verità è lo stesso nome di Embargo con il quale il governo degli Usa pretende di chiamarlo. È cosi che con il travestimento di norma giuridica (anche se di dubbia legalità) e con il nome di frequente uso giudiziario di Embargo, si commette da quasi 60 anni un’azione criminale contro uno Stato sovrano che danneggia e pregiudica tutto il popolo di Cuba.

E diciamo criminale, perché è crimine tutto ciò che è ingiusto, disumano e illegale. Su quest’ultimo aspetto è necessario insistere.

È infondata la giustificazione, dato che usarono presumibilmente le nazionalizzazioni delle proprietà delle imprese statunitensi in Cuba da parte del Governo Rivoluzionario al principio degli anni ’60.

Furono azioni di rivendicazione dello Stato Cubano basate nella Legge Fondamentale della Repubblica, del 1959, che in quell’aspetto conteneva identiche regole della Costituzione del 1940.

Nel piano internazionale le Nazioni Unite, mediante la Risoluzione No. 1803, dell’Assemblea Generale della ONU, del 14 dicembre del 1962, intitolata /Sovranità permanente sulle risorse naturali/, conferisce l’appoggio assoluto a questo genere di azioni degli Stati, come azione di sovranità sulle loro risorse e ricchezze per ragioni d’utilità pubblica o interesse sociale.

Sulla strumentazione giuridica del blocco va detto che costituisce una complessa e copiosa matassa di disposizioni di dubbia illegalità interna o totalmente illegali per il Diritto Internazionale, che sono norme di repressione economica; ossia misure politiche sotto una norma enunciata.

In altre parole: un’azione di forza con travestimento di Diritto.

Costituiscono azioni che pretendono di giustificare rappresaglie e ansie di dominio e, perché no?, forse a questo punto anche di frustrazione non essendo riusciti a far arrendere il popolo e a far crollare la Rivoluzione.

Il Diritto internazionale non permette il blocco come auto-tutela, ossia come azione presumibilmente difensiva di uno Stato di fronte ad un’azione lesiva ai suoi interessi eccetto che nel caso d’aggressione armata che permette la legittima difesa.

Cuba non ha aggredito gli USA. Le nazionalizzazioni sono state un processo di rivendicazione di beni e risorse necessarie per lo sviluppo del paese, di fronte al boicottaggio imposto dal Governo degli Stati Uniti dalla prima misura rivoluzionaria rispetto alla proprietà rivoluzionaria: la Legge di Riforma Agraria.

Si possono passare in rivista molti rami del Diritto per notare facilmente che il blocco non corrisponde a nessun presunto legale valido.

Nel Diritto internazionale pubblico, oltre alla violazione della Carta della ONU il blocco viola quasi tutti i principi del Diritto Internazionale pubblico, così come i diritti degli Stati.

Basta segnalare:

• L’uguaglianza sovrana, che consiste nella podestà di uno Stato espressa mediante il diritto di decidere liberamente i temi interni ed esterni senza infrangere i diritti di altri Stati, né del Diritto Internazionale.

• Il principio che gli Stati nelle loro relazioni internazionali si asterranno dal ricorrere alla minaccia o all’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato o in qualsiasi altra forma incompatibile coni propositi delle Nazioni Unite.

• Il principio che gli Stati sistemeranno le loro controversie internazionali con mezzi pacifici, in maniera tale che non si pongano in pericolo né la pace, nè la sicurezza internazionale né la giustizia.

•L’obbligo di non intervenire nei temi che sono della giurisdizione interna degli Stati in conformità con la Carta.

Dal punto di vista del Diritto internazionale privato (una cosa come applicazione della Legge nello spazio), l’extra territorialità esorbitante delle norme del blocco le rende totalmente illegali.

Nessuno Stato possiede facoltà legislativa per dettare norme che dirigano al di là del suo territorio salvo quelle di carattere personale relative a diritti e i doveri nazionali.

Da questo punto di vista del Diritto mercantile internazionale il blocco viola le regole della OMC, gli accordi del GATT, il Diritto del Mare, e qualsiasi quantità di regole ei principi sui contratti internazionali

Dal punto di vista dello stesso Diritto interno degli USA, la matassa di regole che strumentano il blocco riceve forma legale ma il suo contenuto non concorda con le norme di cultura della nazione con le fondamenta costituzionali con le basi giuridiche della nazione.

È così che sono norme rigide imposte arbitrariamente che non si basano nel valore «giustizia», e nello stesso tempo non concordano con il lavoro «legge» quando trasgrediscono precetti costituzionali, mutilano i diritti individuali degli stessi cittadini - che non possono visitare Cuba liberamente- proibiscono a persone straniere naturali o giuridiche di sostenere relazioni commerciali liberamente con un terzo paese (Cuba), inventano ammende per applicarle retroattivamente a casi già sentenziati dalla massima istanza giudiziaria del paese, violano il principio dell’autorità e la revisione giudiziaria compresi in uno dei precedenti giudiziari storici di una della corti più prestigiose della loro storia giudiziaria (quella del famoso giudice John Marshall) e calpestano l’interpretazione valida del pensiero dei detti Padri Fondatori della nazione e dello Stato, permettendo di concentrare nell’Esecutivo temi e competenze del Legislativo come la regola del commercio estero e attribuire eccesive facoltà al Presidente.

E, per ultimo (per ragioni di spazio, perchè c’è molto di più), dal punto di vista del Diritto Penale Internazionale, il blocco è un crimine di lesa umanità, perchè secondo lo Statuto della Corte Internazionale di Giustizia sono crimini di lesa umanità tutte le azioni commesse come parte di un attacco generalizzato o sistematico contro una popolazione civile. II carattere sistematico del blocco contro Cuba che provoca grandi danni e carenze alla popolazione cubana lo trasforma in un crimine di massa e gli assegna il carattere di lesa umanità.

La conseguenza giuridica di tutto questo è la Responsabilità Internazionale.

Gli USA dovranno rispondere un giorno per il blocco contro Cuba: è la regola della responsabilità internazionale degli Stati.

Per questo la mancanza di una maniera efficace d’obbligare gli Stati a rispettare il Diritto Internazionale e la Carta della ONU, riceve la condanna universale della Comunità Giuridica Internazionale come nessun paese aveva ricevuto prima, espressa nelle reiterate votazioni dell’Assemblea Generale della ONU.

Ci sono due requisiti legali per essere membri della ONU : essere uno Stato amante della pace e rispettare gli obblighi della Carta. Con il blocco contro Cuba gli Stati Uniti dimostrano d’essere uno Stato amante della pace e di rispettare la Carta? La risposta è un NO assoluto.

Per questo si può affermare categoricamente in qualsiasi forum o luogo, che il blocco non solo è un’azione ingiusta, ma è anche assolutamente illegale. (GM – Granma Int.)