
Discorso pronunciato da José Ramón Machado Ventura, Secondo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, nella chiusura del XXIV Incontro del Forum di Sao Paulo, a L’Avana, il 17 luglio del 2018. «60º Anno della Rivoluzione».
Generale d’ Esercito Raúl Castro Ruz, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba;
Compagno Miguel Díaz-Canel Bermúdez, Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri;
Compagna Mónica Valente, Segretaria Esecutiva del Forum di Sao Paulo;
Nicolás Maduro Moros, Evo Morales Ayma e Salvador Sánchez Cerén, presidenti della fraterna Repubblica Bolivariana del Venezuela, dello Stato Plurinazionale della Bolivia e della Repubblica di El Salvador;
Invitati della presidenza;
Compagne e compagni:
Compiace condividere questa giornata di chiusura del XXIV Incontro del Forum di Sao Paulo, che è diventato uno spazio di scambio per la sinistra dell’america Latina e dei Cariabi, dell’ America del Nord, Europa, Asia, Africa e Oceanía.
È uno stimolo per il nostro Partito che voi illustri amici siate venuti in una Cuba che rivendica che “Patria e Umanità”, e il cui nobile popolo lo ha saputo dimostrare nelle sue molteplici missioni internazionaliste.
Quando il Comandante in Capo Fidel Castro Ruz parlò ai delegati del IV Incontro del Forum di Sao Paulo, nel 1993, sembra apparentemente che lo fece anche per valutare gli avvenimenti che viviamo oggi, per identificare le sfide da superare e per sottolineare i valori politici ed etici dai quali andare avanti, passare all’offensiva e vincere, nelle attuali circostanze.
È inevitabile evocare il contenuto delle sue idee.
L’America Latina e i Caraibi, i loro popoli e le forze di sinistra che con enfasi e per cammini differenti cercavano alternative di cambio a favore dei più umili, tornano a vivere una congiuntura politica, economica, sociale e spirituale difficile, con più interrogativi che risposte, con più ostacoli che opportunità in tempi brevi, con più sfide da vincere che soluzioni facili da incontrare.
Tuto questo è vero. Ma viste dalla prospettiva fidelista sulla politica, le attuali avversità della relazione delle forze sono esclusivamente formidabili incentivi per raccogliere energie morali e organizzare meglio i nostri popoli, per identificare con serenità e rigore le debolezze e le mancanze commesse, per conoscere con precisione le forze e i limiti del nemico da vincere e per far sì finalmente che i nostri seguaci si alzino affrontando le lotte che hanno davanti a sé, si motivino e si decidano a vincerle una per una.
Tra il 1998 e i giorni di oggi, in America Latina e nei Caraibi sono avvenuti processi politici, esperienze di organizzazioni sociali, lotte rivendicative che hanno generato una maggiore coscienza sociale in settori del popolo che prima non avevano voce né nome e si sono accumulate domande di cambio che sono sempre vigenti.
Quella che José Martí chiamò Nuestra América possiede oggi livelli di coscienza politica superiori a quelli degli anni sessanta, ed anche rispetto agli anni in cui si realizzò a L’Avana il IV Incontro del Forum di Sao Paulo.
Questo apiega perchè l’imperialismo e tutti i suoi strumenti di dominio hanno rinforzato le azioni controrivoluzionarie globalmente, stavolta con l’utilizzo più abile delle idee, della cultura e di tutte le risorse orientate a mentire, a tergiversare la realtà in funzione delle esigenze delle classi dominanti.
Per Fidel la parola sconfitta non è mai esistita. Nel suo concetto della vita e della politica rivoluzionaria, esistevano solo rovesci congiunturali.
Era tale la sua fiducia nelle idee giuste, nelle masse popolari e nei popoli, quando questi li fanno propri e li innalzano.
Questa prospettiva etica per affrontare la realtà politica del continente è più vigente che mai nelle opinioni dei rivoluzionari cubani.
Se nel 1993 la teoria della “fine della storia” era un’espressione ideologica della destra imperiale per convincerci che il capitalismo era l’unica opzione possibile per i nostri popoli, in questi giorni questa espressione la rappresenta la detta fine del ciclo progressista.
Da nostro punto di vista, non c’è stata nè ci sarà la fine della storia fino a quando si sarà il capitalismo (Applausi). Non c’è stata e non ci sarà fine alcuna della libertà sino a che il capitalismo genocida che vogliono imporci continuerà a cavalcare al disopra della disoccupazione, della povertà, dell’iniquità sociale e la violenza, come strumenti di dominio delle classi che formano l’1º della popolazione, che hanno tutto in materia di ricchezze materiali.
Fidel è stato chiaro su questo punto quando ha affermato che sino a che ci sarà l’ingiustizia ci sarà rivoluzione.
Quando si svolse il IV Incontro, il Gruppo dei 7 e Wall Street si vantavano delle presunte bontà del neoliberalismo. L’applicazione radicale di questa dottrina ha provocato una crisi più rapidamente di quel che speravano.
Questa crisi ha contribuito dialetticamente al sorgere e allo sviluppo di importanti movmenti sociali e popolari che in questi momenti.
Sono all’avanguardia delle lotte contro il neoliberismo in difesa della sovranità nazionale e della pace, con giustizia sociale nei loro paesi e nella regione.
Attualmente assistiamo a un tentativo più aggressivo dei principali centri di potere, che rappresentano il capitale, la tradizione e soprattutto il suo settore finanziario orientato a reinstallare le formule neoliberiste.
Ora, nel tentativo restauratore, giunge la mano di una destra internazionale più aggressiva, cosciente che le domande di guadagno del grande capitale si producono in un mondo più
competitivo, con altri attori globali più forti e decisi ad occupare gli spazi che rivendicano come propri e in circostanze nelle quali il loro principale centro di potere, gli Stati Uniti, opera in forma pericolosa, unilaterale e irresponsabile, in virtù del fatto che riconosce che il suo potere globale è in calo.
In questo contesto, come fece Fidel nel 1993, da Cuba riprendiamo la bandiera dell’integrazione latinoamericanista e caraibica, stavolta con l’obiettivo strategico di realizzare la preservazione della Celac e delgi altri progetti integratori ispirati ai valori di sovranità e di lotta per l’autodeterminazione della regione e come causa unitaria, che le forze della sinistra dovremmo collocare in qualità di priorità tra le priorità.
È urgente e fondamentale Impedire che avanzino le politiche neoliberali che si stanno applicando con radicalità crescente.
Sarà necessario per questo creare coscienze nei nostri popoli sui pericoli che implicano queste politiche, in particolare per i settori sociali più poveri ma anche per la detta classe media che si è tanto opposta ai governi che si erano proposti di ridistribuire le ricchezze in un modo più giusto.
L’imperialismo, mediante tutti i suoi strumenti di potere governativi e privati, cerca di dividerci. Utilizza tutta la sua capacità di pressione per imporre i suoi interessi con accordi bilaterali del governo.
Stimola la frammentazione delle forze di sinistra più conseguenti e fa contro di loro una guerra mediatica ben disegnata per squalificarli di fronte ai loro seguaci.
Approfitta con abilità di certi errori e li magnifica con l’obiettivo di stigmatizzare tutto quello che è associato alla sinistra. Militarizza la regione in diverse forme, combina più abilmente le forze delle armi e manipola l’opinione pubblica in funzione dei suoi fini retrogradi.
È il momento di reagire uniti. Così si stabilì nel IV Incontro del 1993 e così lo riaffermiamo in questa XXIV edizione che oggi si conclude.
La direzione del nostro Partito ha seguito con interesse le analisi realizzate.
Ci stimola e c’impegna vedere che la sinistra latinoamericana e caraibica ha mostrato d’essere preparata, pur nel mezzo di delicati problemi interni ed esterni, per incontrare cammini di dialogo, per concertare posizioni e per proporsi mete più alte.
Sappiamo che sono stati realizzati interventi competenti.
Apprezziamo il modo in cui sono state trattate le logiche differenze di messa a fuoco su temi di tipo congiunturale. Percepiamo un sano sforzo collettivo per unire le forze, l’intelligenza e l’azione. Ci anima sapere che la strategia della destra per dividerci non ha incontrato eco nel nostro scambio, ma solo condanna. Felicitiamo l’idea di condividere sforzi sistematici che contribuiscano ad elevare i livelli di cultura generale, e di cultura politica in particolare, da parte della militanza della sinistra. È in questo campo che si potrà fare molto per approssimare l’operato dei partiti politici a quello dei movimenti sociali e popolari, nel cui seno da anni si realizzano preziose iniziative per la formazione dei quadri.
Abbiamo studiato con attenzione diverse analisi di congiuntura e altre con contenuti più strategici, elaborati da importanti movimenti popolari della nostra regione. Queste confermano la necessità di una relazione più forte e di mutuo beneficio con le forze della sisistra formate nel Forum di Sao Paulo.
Uniamo gli sforzi per propiziare la formazione di nuovi leaders che dovranno dirigere le battaglie future. Uniamo le esperienze accumulate per far sì che i militanti della sinistra abbiano piena coscienza di dove passa il cammino dell’unità, sia nei partiti politici che nei movimenti sociali e popolari dai quali agiscono.
Abbiamo imparato in questi anni che non bastano le politiche sociali di ampio beneficio. Seminare coscienza nei beneficati è tanto importante come questo, come perchè organizzarsi e per cosa organizzarsi e su quali idee costruire il progetto alternativo che proclamano.
Sono stati stimolanti i dibattiti tenuti con i giovani. Questi hanno mostrato d’avere coscienza, che si devono unire le forze, sommare le intelligenze, le nuove conoscenze e stringere relazioni con le ampie masse giovanili che li circondano.
Il futuro della sinistra continentale domanderà sempre più il protagonismo dei giovani. Da Cuba nutriamo fiducia che questo succederà.
Gli scambi nell’Incontro delle Donne hanno confermato il crescente ruolo di queste come decisivo fattore di cambio nei nostri paesi.
Ha permesso di costatare una promettente rianimazione del movimento e delle organizzazioni femminili della regione con capacità di convocazione in aumento. Le loro domande hanno raggiunto un livello che supera le rivendicazioni specifiche a favore dell’uguaglianza di genere. (Applauso).
Valutiamo come fondamentale l’iniziativa di realizzare un Incontro di Parlamentari. Tutti sanno che negli Stati Uniti è stato realizzato un forte lavoro cooptando giudici, pubblici ministeri e avvocati per collocare le strutture del potere giudiziario in ogni paese al servizio dei loro illegittimi interessi di dominio.
Il caso che lo illustra più chiaramente appare legato all’assurda persecuzione in Brasile contro Lula. Non solo si pretende di vendicarsi per le sue note azioni a favore dei più poveri di questo paese amico, ma d’impedire il diritto sovrano di questi d’eleggerlo di nuovo come presidente( Applausi).
Per il grande capitale, degli Stati nazionali come esistono oggi sono un ostacolo per l’incremento dei loro tassi di guadagno. Devono per lo meno essere debilitati. Corrisponde alla sinistra quindi difenderli e preservare le quote di sovranità che ancora possiedono.
I nostri parlamentari potranno svolgere un ruolo attivo ed anche un ruolo chiave nella lotta per evitare che le multinazionali impongano i loro interessi attraverso governi e poteri giudiziari sottomessi.
È stata una decisione positiva la realizzazione di seminari su come la cultura e i mezzi di comunicazione si vincolano e formano un poderoso arsenale di risorse della destra per distruggere i governi di sinstra e allontanare dalla politica vasti settori della popolazione, allontanare i giovani dalla politica e altre mete utili al piano imperiale per dominarci.
I nostri nemici sanno perfettamente che le idee giuste sono invincibili. Hanno imparato la lezione: stanno operando con tutte le loro risorse finanziarie e materiali sulla soggettività dei nostri popoli, ma con piani per alienare, mentire, smobilitare, confondere e, insomma, facilitare margini di sfruttamento maggiori e più sicuri per il capitale.
Siamo obbligati a porre più attenzione ai modesti mezzi di comunicazione che possediamo e a concedere più peso alla formazione culturale e politica dei nostri militanti e seguaci.
Le battaglie che verranno avranno componenti decisive nelle idee e nella cultura. Ricordando di nuovo Martí, opponiamo da questo terreno piani contro piani .
In maniera coerente con la visione esposta nel Documento di Base di questo Incontro, riaffermata in modo preciso nel discorso inaugurale, il nostro Partito si attiene al più stretto rispetto delle esperienze nazionali dei suoi compagni di lotta. Non lesinerà la sua solidarietà internazionalista con coloro che continuano ad essere disposti a migliorare e ad approfondire il cammino intrapreso a favore del benessere dei loro popoli, dal governo o dalle lotte popolari.
Il Venezuela bolivariano e la sua direzione guidata dal presidente Nicolás Maduro Moros, potrà contare con la solidarietà del nostro Partito senza condizioni (Applausi), nel suo impegno d’impedire che gli Stati Uniti si riapproprino delle risorse naturali e della sovranità del paese, il cui fondatore, Simón Bolívar, fu paladino dell’unità continentale che oggi continuiamo a rivendicare (Applausi).
La posizione cubana è categorica anche rispetto al Nicaragia, nella misura in cui gli Stati Uniti cercano di manipolare temi interni che solo i nicaraguensi devono risolvere, senza ingerenze esterne; il nostro Partito ha dato, dà e darà tutta la solidarietà che il Fronte Sandinista di Liberazione domanderà, per rendere possibile il ritorno della pace nel paese (Applausi ed esclamazioni).
L’attuale amministrazione nordamericana e i suoi assessori non provano la minima preoccupazione per la democrazia nè per i diritti umani in nessuno dei paesi della regione.
In cambio si stanno preoccupando perchè siamo uno spazio geopolitico sicuro per appoggiare i discutibili tentativi di recuperare il potere globale relativo degli Stati Uniti .
Per il recupero di tale potere la Casa Bianca riattiva le sue azioni per frammentare i Caraibi e per far fallire i meritevoli sforzi di Caricom, rinforza il suo controllo coloniale su Puerto Rico, la cui causa indipendentista è un punto d’onore per il nostro Partito (Applausi); militarizza e pone in pericolo la pace in questa parte della regione.
Compagne e compagni:
Questo incontro dedicato a dibattere le nostre vie migliori per costruire l’unità necessaria in America latina e nei Caraibi e per impedire che gli Stati Uniti facciano uso e abuso della dottrina Monroe, in pieno XXI secolo, lo abbiamo realizzato in un momento speciale per il nostro paese.
Stiamo commemorando i 90 anni dalla nascita del Che, simbolo del rivoluzionario la cui etica è paradigma dell’uomo che vogliamo formare per garantire il futuro del socialismo in Cuba.
Ci separano pochi giorni dal 65º anniversario dell’assalto alla Caserma Moncada, che il Che definì “ribellione contro l’oligarchia e i dogmi”. La Moncada fu esattamente questo.
Cerchiamo di dotare il paese di una Carta Magna che assicuri la costruzione di un socialismo che sia profondamente democratico, prospero e sostenibile.
In meno di sei mesi staremo celebrando i 60 anni di Trionfo della Rivoluzione (Applausi).
Per il nostro Partito preservare l’unità rivoluzionaria del nostro popolo è sempre al disopra di qualsiasi altra esigenza politica congiunturale.
Promuovere la divisione nella nostra società e in maniera particolare tra le fila rivoluzionarie, è una priorità assoluta di Washington e della sua strategia sovversiva.
Questa strategia ha tra i suoi obbiettivi essenziali quello di debilitare l’autorità del Partito come forza dirigente superiore dello Stato e della società, e distruggere il ruolo unitario che ha svolto sin dalla sua creazione.
Di fronte al piano di divisione degli Stati Uniti, imporremo il nostro piano di unità nazionale, rivoluzionaria e socialista (Applausi).
Abbiamo un impegno con la nostra storia e con quella di cui Bolívar, O’Higgins, Sucre, San Martín, Morazán, Sandino, Betances e Toussaint-Louverture, tra i tanti combattenti per la dignità del continente, sono simboli per preservare l’unità realizzata da Cuba e lavorare senza pause, para contribuire a quello che Nuestra America necessita.
Cuba e il nostro Partito si pongono a disposizione di tutte la lotte per la vera unità sovrana dell’America Latina e dei Caraibi e a favore di qualsiasi causa giusta a beneficio dei nostri popoli.
Sino alla Vittoria Sempre!
Patria o Morte! Vinceremo (Applausi ed esclamazioni di «Io sono Fidel»)
(Versione stenografica del Palazzo della Rivoluzione/ traduzione Gioia Minuti).




