ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Scudo di Cuba.

No sono solo parole, idee e principi sbozzati in alcuni fogli di carta, ma nemmeno la definizione di Legge Fondamentale della nostra Repubblica può riassumere quello che significano i 137 articoli raccolti nella Carta Magna cubana, perchè parlare della Costituzione è parlare dello stato d’uguaglianza, di diritti, di democrazia, di giustizia sociale, di rispetto della piena dignità dell’uomo.

La storia parlamentare di Cuba nacque con il clamore delle guerre d’indipendenza, quando nella manigua si riunirono tutte le forze insorgenti dell’Isola in un governo unico, la cui prima decisione fu decretare precisamente l’uguaglianza di tutti gli uomini.

L’Assemblea di Guáimaro, nell’aprile del 1869, redasse la prima Costituzione cubana posta in vigore nel territorio, che riconosceva che tutti i cubani erano interamente liberi; un precetto che non si abbandonerà mai e che è stato plasmato con lo stesso ardore nelle tre costituzioni proclamate durante le gesta di liberazione del XIX secolo: la Costituzione di Baraguá (1878); quella di Jimaguayú (1895); e quella di La Yaya (1897).

E così come fu diffícile il cammino percorso per conquistare la sovranità definitiva del paese, lo fu anche forgiare una Costituzione che rappresentasse il popolo, che si dovesse a questo e non a interessi personali di una classe sociale del governo… tutto confluiva all’unisono, perchè la lotta rivoluzionaria era la sola strada per ottenere l’assoluta indipendenza e instaurare questa Repubblica «con tutti e per il bene di tutti».

QUANDO LA LIBERTÀ PIENA FU MUTILATA

Era nuovamente necessario riprendere le armi e che gli uomini del popolo affrontassero l’obbrobrio del giogo – non pìu lo spagnolo- ma agli ordini di un’altra nazione ingerenzista, per far si che quella massima di José Martí divenisse davvero una realtà.

L’intervento nordamericano nel 1898 mutilò la nostra sovranità quando avevamo quasi vinto la guerra.

Di fronte alle pressioni del loro intervento e delle loro minacce - includendo se abbandonare o meno il paese - e delle loro manovre politiche, nel 10901 trascorsero i dibattiti dei delegati dell’Assemblea Costituente di Cuba che dovevano redigere e adottare una Costituzione per il paese nel nuov contesto, che riflettesse molto puntualmente il carattere delle relazioni tra l’Isola e gli Stati Uniti.

Nonostante la gagliardia e l’onorabilità di veri indipendentisti che alzarono le loro voci radicali, come Juan Gualberto Gómez, Manuel Sanguily e Bartolomé Masó, citando solo qualcuno, il 12 giugno di quell’anno si approvò l’incorporazione di un’appendice alla Carta Magna: l’Emendamento Platt, un triste documento che non solo marcò la condizione dipendente e semi coloniale che assumeva il territorio, che legava Cuba mani e piedi e la poneva a totale disposizione del suo vicino del nord, perchè questi entrasse e intervenisse ogni volta che lo avrebbe considerato necessario.

La mancanza di rispetto di quanto legalmente costituito, la posizione di servitù e di repressione delle masse fu una caratteristica marcata dai governi dell’Isola nei decenni successivi.

Il dittatore Gerardo Machado non ebbe dubbi quando, nonostante una forte opposizione popolare, promosse una riforma della Costituzione del 1901, con l’obiettivo d’estendere il suo mandato che si approvò nel 1928.

Nonostante questo fu per ordine del presidente Mendieta, nel 1934, che si successero le più rapide e volubili riforme costituzionali,che in maggioranza erano incamminate ad offrire soluzioni con operazioni o a facilitare nuovi giochi politici ed elettorali.

La Costituzione del 1940, invece aveva uno spirito progressista legato alle lotte rivoluzionarie del decennio degli anni ’30.

Il suo testo era il risultato storici del processo forgiato dai tempi di Mella e del Direttorio Studentesco, con l’azione rivoluzionaria di Antonio Guiteras.

Per quello nei suoi articoli si riconosce il diritto degli operai allo sciopero e il lavoro come un diritto inalienabile dell’uomo; eliminò, proscrivendola, la discriminazione razziale per motivi di sesso o di colore.

Inoltre la nuova Carta Magna si pronunciò per l’educazione generale e gratuita, per la salute pubblica alla portata di tutti e dichiarò il suffragio universale, egualitario e segreto. Senza dubbio molte delle prospettive restarono per leggi successive che non si promulgarono mai e questo ne fece una Costituzione frustrata, piena di aspettative e speranze mai realizzate.

Il colpo di Stato del 1952 fu un esempio di questa mancanza di operatività costituzionale, perchè con le elezioni convocate per il 1º giugno di quell’anno, l’ex generale Fulgencio Batista, contando sull’appoggio di un gruppo di ufficiali delle forze armate, s’introdusse in Columbia e ruppe la fragile e indifesa struttura costituzionale che esisteva allora.

PERCHÈ LA SOVRANITÀ RISIEDE NEL POPOLO

Anche se la Costituzione del 1940 fu, per il suo testo, un passo avanti, poi i contenuti non gunsero mai a superare la carta e diventare fatti. Per farlo era necessaria un’altra carica al machete.

E questa Rivoluzione giunse nel 1959. Cuba ha scritto allora un altro capitolo della sua storia colmo di trasformazioni profonde e radicali che scossero gli antichi schemi e diedero vitalità alla nuova società che si stava formando.

Per agire in quella congiuntura era necessario un apparato statale agile, operativo ed efficace, che esercitasse la rappresentazione del popolo e potesse prendere decision senza molte dilazioni.

Come disse Fidel Castro nel Primo Congresso del Partito: «La Rivoluzione non ha avuto fretta di dotare il paese con forme statali definitive. Non si trattava semplicemente di coprire un espediente, ma di creare istituzioni solide ben meditate e durature, che rispondessero alla realtà del paese.

Nonostante questo, divenatva indifferibile sostituire la legge fondamentale direttrice sino ad allora, frutto di numerosi adeguamenti al testo costituzionale del 1940, e creare una nuova Carta Magna in corrispondenza con i cambi avvenuti nella nazione.

La minuta di questa costituzione si pose nelle mani della cittadinanza in migliaia di centri di studio e di lavoro, unità militari, missioni internazionaliste all’estero… il testo fu analizzato e al termine della consultazione popolare il documento fu finalmente considerato nel Primo Congresso del Partito e come risultato delle molteplici proposte si modificarono il preambolo e 60 dei 141 articoli del documento.

Il 17 febbraio de 1976, in sessione straordinaria, del Consiglio dei Ministri, si conobbe il risultato: la nuova Carta Magna era stata approvata da più cinque milioni di cubani, il 97.7% di coloro che avevano votato.

Poi, con la costituzione dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare (ANPP), il 2 dicembre del 1976, con l’elezione del Consiglio di Stato, del suo presidente e vice presidente, la designazione del Consiglio dei Ministri, si rinforzò l’essenza democratica della Rivoluzione, mettendo in marcia forme più effettive di partecipazione dei cittadini ai temi del paese.

LE RIFORME SUCCESSIVE

Con l’esperienza accumulata nei primi 15 anni di funzionamento e dell’esistenza del Potere Popolare, cercando di perfezionare e rinforzare la nostra democrazia, i postulati della Costituzione furono arricchiti nel1992 con una Legge di Riforma Costituzionale che permise d’apportare gli aggiustamenti necessari alla nostra economia, per affrontare il “periodo speciale”.

Dopo un ampio dibattito, il popolo impegnato con l’analisi del richiamo al V Congresso del Partito approvò per esempio l’elezione diretta e segreta da parte dei cittadini, dei deputati dell’Assemblea Nazionale e dei delegati alle assemblee provinciali del Potere Popolare e si rese flessibile il carattere della proprietà sui mezzi di produzione e la direzione e il controllo del commercio estero.

D’altra parte, nel 2002, di fronte ai discorsi egemonici e provocatori dell’allora presidente statunitense George W. Bush – un riflesso dell’ingerenza in temi che compete decidere solo ai cubani, si successero numerose e affollatissime marce popolari in tutto il paese a sostegno del sistema e della forma di governo instaurato in Cuba.

Inoltre iniziò una nuova riforma costituzionale, un processo plebiscitario popolare senza precedenti nel quale più di otto milioni di cubanai scrissero nome e cognome e posero la loro firma in una chiara espressione di Unità e dell’irremovibile decisione di difendere l’indipendenza e la sovranità assolute.

In questo modo si lasciava espressamente marcato nella nostra Carta Magna il carattere irrevocabile del socialismo e del sistema politico e sociale rivoluzionario in lei disegnato e che le relazioni con qualsiasi altro Stato non sarebbero mai state negoziate con aggressioni o minacce di una potenza straniera.

Questa è stata l’ultima riforma alla nostra Costituzione sino ad ora.

Le discussioni che verranno dopo l’attuale sessione straordinaria dell’Assemblea Nazionale marcano un altro punto nella storia, in accordo con le necessità della società cubana nei nuovi tempi, ma senza dimenticare quei principi che definiscono l’essenza del sistema nel quale crediamo.( GM – Granma Int.)