ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
José Ramón Machado Ventura, ministro di Salute alla laurea delle borse di studio contadine il 30 novembre del 1963. Photo: Arsenio García

Compagne e compagni:

Commemoriamo oggi 24 febbraio, il  123º anniversario del nuovo inizio della Guerra d’Indipendenza convocata da José Martí.

Il profondo significato di questa data ha marcato il punto di maturità e fissazione del progetto elaborato da Martí, che per condurlo e renderlo realtà aveva fondato il Partito Rivoluzionario Cubano.

Quando tutto sembrava perduto, la sua capacità di trovare un’alternativa e superare qualsiasi rovescio lo portò a convocare il popolo a uno sforzo definitivo: la guerra che credeva necessaria quando la considerò inevitabile. 

In ogni momento fece appello all’unità nazionale, articolando le migliori tradizioni del passato senza omettere nessuno tra coloro che erano disposti al sacrificio e a dare la vita per la causa superiore.

Un mese dopo, il 25 marzo del 1895, a Montecristi, in Repubblica Dominicana, Martí firmò con il Maggiore Generale Máximo Gómez, il Manifesto che stabilì la portata e i propositi della lotta.

Partirono insieme verso Cuba per sommarsi all’impegno per la liberazione e sbarcarono a Playitas de Cajobabo l’11 aprile.  Pochi giorni prima lo aveva fatto il Maggiore Generale Antonio Maceo a Duaba.

José Ramón Machado Ventura durante una visita all’impresa di coltivazione varie La Cuba. Photo: Ortelio González Martínez

Como segnalò Fidel commemorando un secolo dalla Guerra dei Dieci Anni : «Martí raccolse le bandiere di Céspedes, di Agramonte e degli eroi che morirono in quella lotta e portò le idee di Cuba, in quel periodo, alla loro più alta espressione».

Nessuna occasione è migliore di questa per assegnare il titolo onorifico di Eroe del Lavoro della Repubblica di Cuba, come giusto riconoscimento all’opera della vita intera dedicata alla Rivoluzione di tre valorosi compagni che hanno già ricevuto la decorazione di Eroi della Repubblica di Cuba.

Mi riferisco a José Ramón Machado Ventura e ai comandanti della Rivoluzione Ramiro Valdés Menéndez e Guillermo García Frías.

Di Machado Ventura posso segnalare che iniziò le sue attività contro la tirannia quando studiava medicina nell’Università de L’Avana. 65 anni fa partecipò alla prima Marcia delle Fiaccole nel gennaio del 1953.

Nel 1957 si unì all’Esercito Ribelle sulla Sierra Maestra e partecipò a vari combattimenti come medico e guerrigliero .  Fondatore del II Fronte, lì organizzò e diresse il Dipartimento di Sanità Militare sino alla fine della lotta, nella quele fu ferito in azione.

Guillermo García Frías in un lavoro volontario. Photo: Mario Ferrer

Sviluppò una vasta rete di ospedali e dispensari di campagna che prestavano servizio non solo per i combattenti, ma anche, e soprattutto per la popolazione della zona che in molti luoghi vedeva per la prima volta un medico in persona.

Al trionfo della Rivoluzione fu nominato capo dei Servizi Medici de L’Avana e delle FAR e poi Ministro di Salute Pubblica.

È fondatore del Partito Comunista di Cuba e nel 1975 fu eletto membro del suo Burò Politico.  È stato Primo Segretario del Partito in varie province.

Dal 2011 è Secondo Segretario del Comitato Centrale. È Vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri.

Ramiro Valdés Menéndez entrò a far parte giovanissimo della lotta rivoluzionaria. Partecipò alla Marcia delle Fiaccole nel gennaio del 1953 e nel luglio dello stesso anno all’assalto alla caserma Moncada, dove fu ferito. Detenuto nell’Isola de Pinos fu esiliato in Messico, e fece poi parte della spedizione dello yacht Granma.

Nella Sierra Maestra lottò in molti combattimenti e partecipò con il Che all’ invasione a Occidente come secondo capo della Colonna Nº 8 Ciro Redondo.

Dal trionfo rivoluzionario ha occupato importante incarichi tra i quali quello di Ministro degli Interni in due occasioni e Vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, responsabilità che occupa oggi. È membro del Burò Politico del Partito.

Il Comandante della Rivoluzione apprezza la qualità genetica dei riproduttori di un centro d’inseminazione artificiale nella provincia Granma. Photo: Miguel Febles Hernández

Si possono aggiungere molte cose di ognuno di loro in questa occasione, ma nel caso di Ramiro ho sempre ammirato che è l’unico di tutti noi che oltre a quei passi alcuni mesi prima della Monacada, quando con la guida di Fidel sfilammo nella Prima Marcia delle Fiaccole, esattamente 65 anni fa fu ferito durante l’occupazione della garitta principale durante l’attacco alla caserma e una pallottola di piombo gli entrò dal tallone e si pose nella pianta del piede.

Quando ci unimmo o ci unirono nel Vivac di Santiago di Cuba mi mostrò il sangue nelle calze, ma non sapeva dov’era la pallottola.

Poi passarono gli anni e cominciò a zoppicare nella Sierra Maestra per un callo che aveva sotto la pianta del piede e in diverse occasioni non riusciva a marciare assieme al gruppo iniziale della guerra di liberazione, sino a che un giorno, con il suo coltello di campagna cominciò raschiarsi il presunto callo e apparve la pallottola dell’attacco alla Moncada, sparata da un nemico che, ferito a morte, aveva schiacciato il grilletto.

Di tutti si possono riferire decine o centinaia di azioni eroiche o di fatti importanti che naturalmente non si raccoglievano nemmeno nei pochi diari di campagna che si scrissero.

Il Comandante della Rivoluzione interviene nel Secondo Periodo di Sessioni dell’Assemblea Nazionale, il 22 dicembre del 1977. Photo: Osvaldo Salas

Inoltre nella guerra di liberazione ebbe il merito e l’onore che non avemmo noialtri, d’essere il secondo capo della Colonna diretta dal Che per giungere sino a Las Villas.

Guillermo García Frías, che ha compiuto 90 anni pochi giorni fa, organizzò una rete di contadini per aiutare i ribelli dello yacht Granma e portarli sulla Sierra Maestra. La sua sagacità gli permise di guidare Fidel e altri combattenti sino a Cinque Palmas e raccogliere vari fucili.

Fu il primo Contadino che entrò nelle fila dell’Esercito Ribelle con una meritevole partecipazione, prima come combattente e poi come secondo capo del III Fronte che si costuì all’inizio del marzo del 1958 con la direzione dell’allora Comandante Juan Almeida.

Anche di Guillermo si possono raccontare centinaia di aneddoti di quei primi giorni dopo lo sbarco e ne citiamo velocemente solo alcuni. Fu lui che guidò Fidel e altri due compagni, Faustino Pérez, medico e Universo Sánchez, uno dei due disarmato perchè per curare i feriti del primo combattimento e di Alegría de Pío, aveva lasciato il fucile.  Ossia, Fidel giunse sulla Sierra Maestra con due combattenti e uno solo armato.

Guillermo García lo fece uscire dal cerchio ch comprendeva la vecchia strada dello zuccherificio Pilón sino al capoluogo municipale di Niquero.

Ramiro Valdés Menéndez controlla il montaggio di un parco fotovoltaico alla periferia di Bayamo. Photo: Dilbert Reyes Rodríguez

Fu lui che compiendo un’altra missione immediata dettata dal Comandante in Capo, dal Purial de Vicana, ossia Cinco Palmas de Vicana, il luogo dove fecero il priro accampamento, raccolse quasi tuti quelli si erano uniti originalmente, tra i quali lo stesso Ramiro, Alemeida, il Che e Camilo e così al gruppo iniziale dei tre si unirono cinque di più e furono otto. E si riunì quel gruppo di compagni così importante.

Tra i primi passi d’appoggio alla nascente guerriglia c’è la quantità di fucili che raccolse nei giorni di questi fatti che sto narrando: 15 -18, con i quali e con i pochi che avevamo non formavamo nemmeno un plotone, ma erano sufficienti per realizzare il primo attacco e anche se non era il momento più opportuno per farlo, per la tenace persecuzione che avevamo dietro di noi di centinaia di soldati, Fidel disse che dovevamo far sapere al popolo con un primo combattimento che la guerriglia si manteneva e la guerra sarebbe continuata.

E cosi ci fu il combattimento di La Plata poche settimane dopo quell’incontro che con l’aiuto di Guillermo García, aveva permesso la riunione di quel gruppo iniziale. Poi vennero altri impegni.

Fu il primo contadino che entrò far parte dell’Esercito Ribelle e il primo a ricevere gradi. Partecipò in modo coraggioso prma come combattente e poi come secondo capo del III Fronte con il comando di Almeida.

Dopo il trionfo della Rivoluzione ha occupato diversi incarichi nelle Forze Armate Rivoluzionarie. Poi ha avuto la responsabilità di Delegato del Burò Politico nell’allora provincia d’Oriente; Vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, Ministro dei Trasporti e presidente del gruppo delle Imprese di Flora e Fauna, dove ha realizzato un notevole lavoro.

Ha fatto parte del Burò Politico del Partito dal 1965 al 1986 e attualmente è membro del Comitato Centrale e del Consiglio di Stato.

Come caratteristica comune di questi tre mambí dei nostro tempo, posso citare la loro fedeltà alla Rivoluzione e a Fidel, la loro dedizione al lavoro, la modestia, la semplicità che li fanno meritare il riconoscimento e il rispetto dei cubani.

«Non è casuale assegnare questi riconoscimenti nel Capitolio, la cui opera di restauro ha permesso di far risaltare i valori di ognuno di loro», ha assicurato il Generale d’Esercito. E non è casuale farlo nel Capitolio, il cui lavoro di ristrutturazione ha permesso di risaltare i valori di uno degli edifici più importanti del paese, nella cui cripta sono state collocate le ceneri del Mambì Ignoto, di fronte alla quale arde la fiamma eterna, come omaggio del popolo ai padri fondatori e al glorioso esercito liberatore. Questo edificio oggi è la sede dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare.  È anche la prova evidente della cura e dell’interesse che si deve porre sempre nella preservazione del patrimonio culturale della nazione.

Serva questo solenne momento per estendere un bene meritata felicitazione allo Storiografo de L’Avana, Eusebio Leal, ed anche ai suoi collaboratori che gli sono stati più vicini nell’opera di restauro del Capitolo .

Tra loro l’architetta Perla Rosales; le ingegnere Mariela Mulet, Yohanna Aedo e Tatiana Fernández; la restauratrice Patricia Coma; il professore Juan Carlos Botello e i suoi alunni della Escuela Taller; la storiografa Lesbia Méndez; il direttore della Impresa Costruttrice dell’Ufficio dello Storiografo, Conrado Hechavarría; e il tecnico tedesco Michael Diegmann.

In un giorno come questo nel quale onoriamo quei cubani degni che nel 1895 ritornarono sul campo di battaglia per liberare Cuba, pronuncio le parole di Fidel dette nel 1965: «Noi allora saremmo stati come loro e oggi loro sarebbero stati come noi. Questo è l’impegno che ci ha mantenuto e sarà nche quello che guida le attuali e e le future generazioni per far sì che la Patria continui ad essere libera. (Applausi - Versioni stenografiche del Consiglio di Stato/ Traduzione Gioia Minuti).