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ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

La dedizione totale senza ambizioni alla causa rivoluzionaria, le ansie di conquistare la giustizia per il suo popolo e per tutti i popoli del mondo, la coniugazione nella persona dell’eroismo con la semplicità e la naturalezza dell’essere umano, l’immensa capacità come statista politico, l’opportunità di saper fare in ogni momento e luogo che corrisponde, la convinzione e la prassi che le trincee di idee valgono più che le trincee di pietra… tutto questo così come in Martì lo incontriamo in Fidel.  

E se sentiamo la presenza di Martí nella Moncada, nello yacth Granma, nella Sierra, è stato a partire dal trionfo della Rivoluzione del 1959 che incominciò a materializzarsi quel sogno dell’Apostolo di una Repubblica dove la prima legge è stata il culto dei cubani alla dignità piena dell’uomo.

Con la guida di Fidel, la Rivoluzione ha costruito una società degli umili e per gli umili, con tutti e per il bene di tutti.

La Patria si è fatta sovrana, indipendente democratica e giusta. È cominciata anche l’opera di trasformazione, di creazione, di miglioramento in tutti i campi e settori.

«Alla fine, Maestro, la tua Cuba che sognavi sta diventando una realtà», annunciava il Comandante in Capo in un discorso pronunciato nel 1960 in Piazza della Rivoluzione, perchè il nostro processo rivoluzionario ha abolito i privilegi, gli sfruttamenti e ha elevato le condizioni di vita dell’uomo, permettendo ai cubani di sognare con un domani migliore.

Come Martí, Fidel comprese la necessità di creare un partito dell’unità che non fosse di privilegi ma di sacrificio e di dedizione totale alla causa rivoluzionaria.

«Martí ha fatto un partito, non due partiti, nè tre partiti, nè dieci partiti, nel quale possiamo vedere il precedente più onorevole e più legittimo del glorioso partito che oggi dirige la nostra Rivoluzione : il Partito Comunista di Cuba, che è l’unione di tutti i rivoluzionari, che è l’unione di tutti i patrioti per dirigere la Rivoluzione e per fare la Rivoluzione, per unire strettamente il popolo», disse il Comandante  in Capo durante la veglia solenne per l’anniversario della morte in combattimento del Maggiore Generale Ignacio Agramonte, l’11 maggio del 1973.

Sono più di 120 anni che il Maestro morì a Dos Ríos.

Poco più di un anno fa tutta Cuba si è commossa per la scomparsa fisica del suo migliore discepolo Ma come Martí, Fidel non pensò solo per il suo tempo, ma anche per il nostro.

Fidel ha tracciato le linee del cammino da seguire, perchè aveva la capacità unica di osservare l’orizzonte, sapere verso dove andavamo e ritornare per contarci. ( Continuazione e fine dell’articolo “Due uomini, lo stesso sogno”. Traduzione GM - Granma Int.)