ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Il ministro di Salute Pubblica, Roberto Morales Ojeda saluta la Brigata Henry Reeve, in partenza per le zone del Perù dove sono avvenute inondazioni negli ultimi giorni. Photo: Jose M. Correa

Un giovane studente di medicina e suo fratello minore preparano la borsa della loro madre, infermiera di professione e guardiana della vita. Non c’è molto tempo, dev’essere pronta in due ore per partire da Guantánamo, andare a L’Avana e da lì in Perù, dove i figli di quella terra sono stati colpiti da piogge torrenziali.
Pochi minuti prima, sulla strada di casa dopo una faticosa guardia, ha ricevuto la notizia: «È stato attivato il  contingente Henry Reeve e io sono stata scelta per far parte di questa brigata. Alle dieci di sera dovevo prendere l’autobus, dovevo essere pronta in due ore. Senza pensarci due volte sono arrivata a casa e i miei figli mi hanno aiutato a fare la borsa».
Si chiama Magda Enis Noblet  e con lo stesso orgoglio parla dell’ appoggio della famiglia e dice che « Per me è una grande soddisfazione rappresentare per la prima volta Cuba in questa missione ».
La brigata Henry Reeve, per lei è la realizzazione di un sogno, unopportunità unica», e la forma più  eloquente di seguire «l’esempio del Comandante nella difesa dei principi della nostra rivoluzione».
«Credo che nessun’altra nazione del mondo possa attivare così rapidamente una brigata medica per offrire aiuto ad altri paesi», ha assicurato convinta.
Con questa certezza non c’è timore e con altre nove donne e 13 uomini che si trovavano già nel fraterna nazione,  eserciterà  l’arte d’essere migliore, di dimostrare il valore della coscienza, d’offrire la vita, come direbbe l’artefice della solidarietà cubana e del contingente Henry Reeve, il Comandante in  Capo  Fidel Castro Ruz.  
È la notte di giovedì 30 marzo nell’Unità Centrale di Cooperazione Medica.
Nel volto di Magda e del resto dei collaboratori che partiranno per la zona di Piura, come in quello del ministro di Salute Pubblica  Roberto Morales, che è andato a salutarli, si nota sicurezza, fretta per andare a compiere la missione.
Rolando Piloto, al fronte della brigata che guida, ha commentato per la stampa  com’e strutturato il gruppo  formata da 13 medici, dieci tecnici in infermeria e in epidemiologia e un amministrativo.
«Abbiamo l’incarico di mitigare i danni del disastro tra la popolazione nelle zone colpite dall’inondazione.  Cercheremo, nella misura delle nostre possibilità e con i nostri sforzi, d’evitare un’epidemia, le trasmissioni  di malattie provocate dalle zanzare come il dengue, el chikungunya  alcune di trasmissione digestiva dovute all’inquinamento dell’acqua. Il 60 % dei collaboratori che partecipano, ha spiegato,  hanno già realizzato almeno due missioni internazionaliste ed hanno più di dieci anni d’esperienza . Molti sono stati in Haiti, hanno  combattuto  l’Ebola in Africa occidentale e di recente sono andati  nel territorio orientale di Cuba, quando il ciclone Matthew  ha colpito l’Isola.
Per Ricardo Martínez Yiso, clinico di terapia intensiva dell’ospedale  Frank País, nella capitale, questa è la quinta missione internazionalista. E nonostante la sua esperienza, partire da Cuba implica sempre «Sentirsi triste… ma salvare vite è la cosa più importante, è la ragione d’essere medico, ha sostenuto, e non esiste soddisfazione più grande».
 Con la sua conoscenza della causa, ha sottolineato che nella regione che raggiungeranno li aspettano grandi inondazioni e fiumi straripati …
«Ma questo non ci spaventa. semplicemente e tranquillamente stiamo compiendo il nostro dovere e per questo il nostro compito principale è tornare vivi, sani e con la missione realizzata».
Nel caso di Bárbara Solis Turcás, specialista di Medicina Generale Integrale a L’Avana, che è stata in Venezuela e in Brasile, andare ad assistere le persone che lo necessitano è più di un gesto.
«Con l’esperienza che abbiamo fatto nelle altre missioni, andiamo a fare il nostro sforzo migliore per assistere tutti coloro che lo necessitano ed anche ad imparare e trasmettere nuove conoscenze agli altri professionisti, al nostro ritorno», ha ammesso modestamente.
Manca poco al momento del commiato. In poco tempo i professionisti si dirigeranno al terminal 5 dell’Aeroporto Internazionale José Martí.  
Quando i loro familiari avranno tra le mani questo giornale, loro staranno già salvando vite. E lo faranno come ha detto il dottor  Leonardo Sarvá Navarro, specialista in Igiene e in Epidemiologia « Con questo orgoglio d’essere cubano, di rappresentare l’Isola  nella medicina, che significa anche rappresentarla nella sua lotta per salvaguardare il destino dell’umanità. ( Traduzione GM – Granma Int.)