ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Photo: Ronald Suárez Rivas

Saturnino Antonio Canga non ha mai avuto dubbi: “Che questa miniera esiste è sicuro come che noi siamo qui adesso”. A 80 anni  vive convinto che in una delle grotte tra le centinaia che ci sono a Cabo Corrientes, nella penisola di Guanahacabibes, si trova nascosto il tesoro della Cattedrale di Merida. Per più di tre secoli non sono mancati coloro che hanno impugnato le mappe e gli altri documenti che accompagnano una delle leggende più famose tra i racconti legati alla pirateria nelle coste di Cuba, ma c’è una prova che nessuno osa mettere in dubbio: la storia di José Antonio Canga, lo zio di  Saturnino. Raccontano che un pomeriggio di un giorno nel decennio del 1930, quell’uomo giunse alla casa di sua madre, nel paese di Cayuco, all’entrata  di  Guanahacabibes, e le consegnò varie monete d’oro con una frase categorica: “Abbiamo abbastanza denaro per comprare il  Cabo di San Antonio”. “Mio padre mi diceva che lo aveva trovato in una grotta tra Cabo Corrientes e la spiaggia Las Persipinas, e che l’oro era coperto di limo per via di tutto il tempo che si trovava lì”, ricorda Saturnino.

Il giorno dopo Canga si alzò presto per andare alla Chiesa di Guane a cercare l’acqua benedetta e un crocefisso per benedire il luogo, prima di prendere tutta quella ricchezza. Durante il viaggio di ritorno però, il camion su cui viaggiava si rovesciò e Canga morì schiacciato da un contenitore di combustibile.

“Mia nonna ha conservato le monete come un ricordo e questo lo sanno tutti. Dopo quei fatti mio padre ebbe paura e non volle mai andare alla miniera. Una cosa che ha lasciato dietro a sé tanti morti, va rispettata.  Anche se ci sono diversi punti oscuri attorno alla leggenda, in questa regione dell’occidente cubano nessuno dubita che José An­tonio Canga aveva scoperto il tesoro di Cabo Corrientes.

Per questo, in pieno XXI secolo, nonostante gli innumerevoli tentativi infruttuosi, sono molte le spedizioni verso la penisola alla ricerca della favoloso tesoro.

Il master in scienze Lázaro Márquez, direttore del Parco Nazionale Guanahacabibes, riconosce che questo luogo è famoso per questa leggenda.

“ È una cosa viva nella tradizione della gente e ci sono persone di ogni parte di Cuba che ci chiedono spiegazioni e giungono in continuazione con l’intenzione di realizzare esplorazioni. È stato persino creato un verbo : ‘minear’, che significa cercare una miniera. Tra tutte le versioni giunte ai nostri giorni, la leggenda più diffusa si riferisce all’invio alla metà del XVII secolo delle ricchezze della Cattedrale di Merida verso L’Avana, per proteggerle dalla persecuzione dei pirati in alto mare, al seppellimento del tesoro in un punto di  Guanahacabibes, e al passaggio di un frate che riuscì ad attraversare la penisola e raccontò quel fatto nella chiesa di Guane, prima di morire per la febbre a la fatica.

Negli ultimi 120 anni sono sorti nuovi elementi che rinforzano la leggenda, nei quali si mescolano fatti reali con rumori e superstizioni e la fervente certezza che dietro a una storia che sopravvive da tanto tempo ci dev’essere “qualcosa di vero”.
Si afferma, per esempio, che le pagine che contenevano il testamento del frate moribondo e l’indicazione del tesoro sono scomparse in forma sospetta dalla chiesa di Guane e da allora hanno cambiato padrone diverse volte, dando adito a innumerevoli spedizioni nella penisola.

Enrique Giniebra, vicepresidente della filiale dell’Unione degli Storiografi di Cuba in Pinar del Río, ha spiegato che per accentuare sempre più il mistero, la tradizione orale ha apportato nuovi dettagli. “Si dice dell’arrivo all’inizio del XX secolo, a Guanahacabibes, di un presunto inviato del Vaticano che realizzò varie incursioni all’interno del territorio. Si dice che era un tipo d’agente speciale, che parlava varie lingue e conosceva le arti marziali, e che era venuto con la missione di trovare il tesoro”, aggiunge Giniebra. Tra gli indizi, il fatto che agli inizi del XIX secolo la Chiesa acquistò terreni a  Guanahacabibes. “Una cosa rara perchè erano zone quasi disabitate e senza vie di comunicazione via terra”, ammette lo storiografo.

Due giorni prima di morire, il suocero di Jesús Ramos lo mandó a chiamare per rivelargli in segreto il luogo dov’e nascosto il tesoro di Cabo Corrientes.

“Mi disse che i cani lo avevano condotto sino a lì alcuni anni fa, mentre andava a caccia di maiali selvatici, e gli ho creduto perchè non era un vecchio bugiardo”.

Nonostante la rivelazione, Jesús non è mai andato a caccia della fortuna.

“Io dico che quel denaro sta lì, messo in una grotta, ma queste cose non si cercano. Devono essere i morti a dartelo”.  Per molti a Guanahacabibes, questa è la spiegazione di perchè l’oro della Cattedrale di Merida non è apparso.

“Questo denaro ha un padrone. Appartiene a coloro che lo misero lì e fino a che i loro spiriti lo custodiranno, nessuno lo potrà prendere con la forza”, coincide Benigno Vladimir Jorge.

Lo storiografo  Pedro Manuel de Celis, ha fatto parte di varie spedizioni ufficiali che si sono addentrate nella penisola. Sono stati periodi lunghi anche 15 giorni, con apparecchi satellitari, non sciocchezze”.  “Questo significa forse  che non c’è il tesoro?” Per De Celis, ci possono essere altre ragioni.

“Abbiamo cercato molto, ma forse non nel punto corretto. A Guanahacabibes  ci sono migliaia di grotte ed è un territorio molto vasto. Nella mappa non appare grande, ma sul terreno è diverso. Andare sulla cima del monte ‘Diente de perro’ è difficilissimo! Tutti i sentieri si somigliano e si pensa di andare verso l’esterno e invece si fa il contrario”, ammette Benigno.

“C’è anche chi non scarta la possibilità che il tesoro sia stato già trovato e portato via. Ci sono informazioni che negli anni ’50 uno yacht grande con bandiera nordamericana operò nella zona e chissà forse se lo portarono via senza dire nulla”, riconosce De Celis.

Saturnino Antonio Canga però preferisce credere che la fortuna che è costata la vita a suo zio, si trova sempre nello stesso posto, sempre là dove lo vide lui e che  nessun altro  lo ha mai incontrato, dice. Vero o no, Pedro Manuel de Celis considera che il merito principale di questa storia, è la maniera in cui gli abitanti di Guanahacabibes hanno saputo preservarla e arricchirla per più di tre secoli, contagiando con  questa leggenda la gente di tutta Cuba.  “Se il tesoro apparirà, sarà molto bello, ma anche se non apparirà, il fatto di contare su una leggenda che continua viva dopo tanto tempo ha lo stesso valore della miniera di Cabo Corrientes”. (Traduzione GM – Granma Int.)