ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Le ceneri di Pedro Miret Prieto sono state poste nel Pantheon eretto alla memoria dei partecipanti alle azioni del 26 di Luglio del 1953. Photo: Estudio Revolución

Santiago di Cuba- Dalla mattina di venerdì 19 i resti mortali del caro Comandante dell’Esercito Ribelle, Pedro Miret Prieto, riposano nel Pantheon eretto alla memoria dei partecipanti alle azioni del 26 di Luglio del 1953, situato nel cimitero di Santa Ifigenia di questa provincia orientale.

La cerimonia funebre, con la presenza del Presidente cubano Raúl Castro Ruz e del Comandante della Rivoluzione Ramiro Valdés Menéndez, è cominciata con il cambio della guardia d’onore nel Mausoleo dell’Apostolo José Martí, situato al lato del monumento dove riposano le ceneri dei moncadisti.

Poi sono state sparate tre salve di fucileria con l’Inno Nazionale ed è stata posta nella nicchia l’urna con i resti di chi era stato nominato Eroe della Repubblica di Cuba. Lì sono state messe tre corone di fiori a nome dei suoi familiari, del Comandante in Capo Fidel Castro e del Generale d’Esercito.

Raúl e Lázaro Expósito, primo segretario del Partito nella provincia di Santiago di Cuba, hanno reso omaggio anche a José Martí. Photo: Estudio Revolución

In questo luogo sacro creato dal talento dello scultore di Santiago, Espinosa Ferrer, è stato costruito nel 1961 per onorare quei giovani che divennero Eroi nella mattina della Santa Ana.

Cosí lo aveva precisato Fidel il 12 dicembre del 1953: “Spero che un giorno nella Patria libera si percorrano i campi dell’indomito oriente raccogliendo le ossa dei nostri compagni per metterle tutte insieme in una grande tomba insieme all’Apostolo, come i martiri del centenario che sono e il cui epitaffio sia un pensiero di Martí”.

Dove ora riposano le ceneri di Pedro Miret, a lato di quelle di Melba Hernández e di Haydée Santamaría, c’è scritta la frase martiana : “Nessun martire muore invano, nessuna idea si perde nel fluttuare e il rigirarsi dei venti l’allontanano o l’avvicinano, ma sempre resta la memoria d’averla vista passare”.

E questa memoria è stata onorata dai suoi compagni di lotta, dai familiari e dagli amici che dopo aver offerto fiori nell’ossario hanno conversato con Raúl sull’importanza di un uomo che è morto a 88 anni per un infarto acuto del miocardio dopo aver dato la vita completa alla Rivoluzione.

Più tardi, come quasi sempre accade quando va al cimitero Santa Ifigenia, il Generale d’Esercito ha collocato una rosa bianca davanti all’urna che custodisce le ceneri di José Martí ed ha visitato le tombe di Mariana Grajales, María Cabrales e dei fratelli Frank e Josué País.

Uscendo dal camposanto e conquistato dalla bellezza della città che ha recentemente compiuto 500 anni, Raúl ha camminato per il Malecón ristrutturato, nel paseo de la Alameda, uno dei luoghi preferiti della città, dove i santiaghieri sorpresi dalla visita inaspettata, lo hanno salutato con l’affetto di sempre. ( Traduzione GM – Granma Int.)