ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Photo: Archivo

Bayamo - Il documentario “Celia il più bel fiore” che è stato presentato ieri domenica 10, in questa città è una mostra fedele della vita e dell’opera di una delle figure più grandi della storia nazionale.

La proposta audiovisiva, prodotta da Mundo Latino, con sceneggiatura di Servando Valdés, presenta non solo l’eroina, la cui personalità riuniva le più belle qualità umane, ma anche la donna in carne e ossa che in non poche occasioni appare eclissata dalla sua opera rivoluzionaria.

Così si rivela in forma attraente la bambina monella che chiudeva l’acqua per lasciare insaponato chi si stava facendo la doccia, e l’adolescente superba che in una disputa con un insegnante, per la calligrafia di uno dei suoi esami, decise di lasciare la scuola commentando che “il maestro non sapeva leggere o lei non sapeva scrivere”.

Il documentario presenta anche la donna temeraria, capace di mascherarsi da gestante o di trascinarsi tra le spine di un fitto bosco di marabù, per burlare una persecuzione del nemico.

In 57 minuti che sembrano passare più veloci dell’abituale, l’opera allude a come la guida sicura di suo padre, il medico Manuel Sánchez Silveira, fu decisiva per formare il carattere della futura eroina. la combattente clandestina che nel 1956 organizzò la rete umana per salvare vari partecipanti alla spedizione dello yacht Granma e che fu la prima donna ad entrare nell’Esercito Ribelle.

Con tono fresco e senza rinunciare alla solennità di quello che si narra, il filmato mostra anche la guerrigliera coraggiosa ma delicata, che non dimenticava di mettersi un fiore tra i capelli e la guardiana della storia che promosse la creazione

dell’Ufficio dei Temi Storici del Consiglio di Stato.

Ugualmente si presenta la donna semplice che dedicò un grande spazio ai bambini grazie al suo elevato umanismo e il forte istinto materno, la femmina di buon gusto che partecipò al disegno e all’ambientazione di opere costruite dalla Rivoluzione, come il Parco Lenin e il Palazzo delle Convenzioni.

Per Ariel Prieto-Solís, direttore del documentario, la cosa più difficile nel processo di realizzazione è stata riassumere in meno di 60 minuti una vita tanto fertile come quella di Celia Sánchez Manduley.

Il principale merito del filmato è che ricrea una storia mediante scene, filmati, interviste a figure vicine a Celia, tra le quali i suoi nipoti, i suoi amici e coloro che condivisero diverse battaglie con lei, come la Generale di Brigata Delsa Esther Puebla (Teté), e il Comandante della Rivoluzione Guillermo García Frías, ha indicato Prieto-Solís.

Il gruppo di realizzazione, dopo la prima di ieri, domenica 10, a Bayamo e a Manzanillo, ha annunciato che il documentario sarà presentato oggi nei municipi di Media Luna e Pilón, e trasmesso nella giornata dalla televisione nazionale a proposito del 36º anniversario della scomparsa dell’esemplare rivoluzionaria, avvenuta l’11 gennaio del 1980. (Traduzione GM - Granma Int.)