ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

“Con i poveri della terra,

voglio gettare la mi sorte.

Il ruscello della Sierra

mi compiace più del mare

José Martí

Granma – Su un ripido sentiero stretto, strettissimo, che permette appena il passaggio di una Jeep WAZ, siamo giunti alla comunità di Colón, che appartiene al Plan Turquino della regione Granma, situata nel cuore della Sierra Raccontano che tra queste impervie montagne con burroni molto pericolosi, i ribelli facevano la Rivoluzione. Ma oggi è un altro esercito che si muove, con i camici bianchi e che porta i benefici della salute sino alle zone più recondite.

Osmani Elías Pérez (a sinistra) con gli infermieri del consultorio di Colón. Photo: del autor

Per questo prima hanno lottato lì e sono morti, proprio dove adesso si protegge la vita.

Circa 60 Km. separano questo insediamento da Guisa, Capoluogo municipale.

Con Colón altri quattro villaggi formano il Consiglio Popolare Demarcazione Los Números, che raggruppa circa 1 030 abitanti.

Per Ronel Riquenes, che è presidente del Consiglio da 23 anni, i cinque punti della sanità disseminati nella zona sono il tesoro più apprezzato della Sierra.

Il medico di Colón

Osmani Elías Pérez, il medico della famiglia di Colón, proviene da una comunità montagnosa di Guisa. Ma è in quella più lontana dove, per sua richiesta, sta svolgendo il servizio sociale dal mese di settembre.

“Io sono cresciuto in un villaggio di difficile accesso e conosco bene le caratteristiche delle persone che vivono in questi luoghi e le difficoltà per ottenere la stabilità del personale sanitario, dice, e riconosce anche che queste sono state le ragioni principali per le quali ha deciso di lavorare a Colón.

Un altro fattore nella sua decisione è stato il calore umano delle 111 persone che formano la comunità: si tratta di una popolazione piccola ma molto grata.

Per uscire da Colón quando ha il giorno libero deve camminare per 17 Km, sino al villaggio di Punta de Lanza, perche solo lì arriva tre volte la settimana un camion di un privato che trasporta i passeggeri, e per tornare Osmani fa lo stesso percorso.

Lui pensa che questa è una buona esperienza per cominciare.

“Uno studia per sei anni nell’università fa pratica durante gli studi, ma questa è un’opportunità per affrontare da soli qualsiasi circostanza. È il primo incontro con la comunità. Prima potevi domandare al professore, qui la decisione la devi prendere da solo. E devono essere buone decisioni”.

“Non dimentichiamo che il medico è un leader nella comunità, e questa posizione va usata per incidere con chiacchiere educative nella condotta dei pazienti, motivandoli ad adottare stili e costumi di vita più sani”.

“Una settimana fa, racconta, ho dovuto curare una lattante di quattro mesi con una malattia diarroica acuta perché la madre stava mangiando cose non adeguate. Si deve agire rapidamente, considerando le distanze. La neonata è ancora ricoverata in ospedale.

Secondo Osmani il consultorio ha il necessario per assistere un paziente, perchè la distanza che separa dalle istituzioni sanitarie più vicine è notevole. E se ci sono emergenze si comunica per telefono, per attivare il servizio integrato d’urgenza medica, mentre si prestano i primi soccorsi alla persona.

“In questi casi e sempre, l’aiuto del personale d’infermeria è vitale”, sottolinea. In questo consultorio lavorano un’infermiera e un infermiere e la relazione tra di noi è molto buona. La comunità ci ha accolto con molto affetto. E uno comincia già a sentire il calore del luogo. Io ho sempre desiderato fare il medico. È stato il progetto della mia vita. Quando terminerò il servizio sociale continuerò a studiare, ma sono convinto che starò in qualsiasi posto dove sarà necessario, qui o in qualsiasi altro luogo”.

Pagine d’amore

Lázaro Rodríguez è di Las Tunas e ha lavorato per due anni e mezzo nella capitale appoggiando il servizio d’infermeria. A Guisa, lo ha portato senza dubbio l’amore.

Durante il suo periodo di lavoro a L’Avana ha conosciuto Hilda Rosa García, l’infermiera del consultorio di Colón. Per tutti e due questa è un’esperienza straordinaria.

“Non ero mai stata in montagna e non avevo mai cavalcato un mulo, riconosce la ragazza, che è arrivata qui appena un mese fa.

Secondo Lázaro il lavoro nella comunità ti rende più forte.

“Quando il medico esce dal paese, gli infermieri assumiamo la sua responsabilità e questo ti obbliga a prepararti meglio”.

Probabilmente l’affetto che mana dalla coppia e la simbiosi esatta con Osmani, il medico, fa sentire molto bene gli abitanti.

José Luis Suárez, a capo della Brigata Forestale, lo ha suggerito.

Lui ringrazia la Rivoluzione e il suo nobile impegno di portare la salute a uomini e donne delle montagne. Basta dire che dei 60 consultori del municipio de Guisa, circa l’80 % appartiene al Plan Turquino.

Retroguardia coperta

Sin da piccola è abituata a salire le alture e camminare per lunghi tratti. È cresciuta a Colón e per questo a Yunisleydis Labaut, terapista il lavoro della Sierra non appare tanto complesso.

Ogni settimana segue almeno 15 persone con contusioni o altre molestie muscolari, anche se predominano gli ipertesi e gli asmatici.

“Non va dimenticato che si tratta di una popolazione contadina dedicata al raccolto del caffè e all’attività forestale” dice.

Ma Yunisleydis ha dovuto affrontare situazioni che vanno al di là di una terapia d’assistenza.

Roxana, una bambina dell comunità è stata per morire due anni fa…

Ricorda che il medico era nel municipio per risolvere dei problemi di lavoro e che in quel momento non avevano infermieri. La bambina giunse con un forte attacco di asma che si aggravava sempre più. Non c’era nemmeno linea telefonica e dovette camminare per 18 chilometri per mandare a cercare l’ambulanza.

La bambina nel frattempo ebbe tra blocchi cardiaci e con massaggi e respirazione bocca a bocca riuscì a mantenerla in vita fino a che giunse l’ambulanza.

Oggi Roxana corre felice tra le montagne di Colón ed è stata una dei bambini che ci hanno offerto dei fiori al nostro arrivo, in fila per darci un bacetto.

Gudelio, il padre della piccola, non riesce a parlare di quei momenti senza innervosirsi e ringrazia infinitamente la terapista, il sistema sanitario e soprattutto coloro che rendono possibile che tra le viscere della Sierra giunga la salute cubana, sventolando la bandiera della vita.

(Traduzione GM – Granma Int.)