ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

L'Avana ha un malecòn ( lungomare ) che misura 7 chilometri dalla Punta fino al fiume Almendares verso ovest. E questo è il malecòn vero e proprio sul quale è affacciata la parte centrale della città. Ma tutto il lato nord della capitale è situato sull'oceano, anzi la capitale cubana si trova già in acque del Golfo del Messico.

C'è ancora acqua in direzione est dalla Punta verso il quartiere storico dell'Avana Vecchia lungo il canale navale d'ingresso sotto gli spalti della Fortezza de La Cabana. Questa parte si chiama giustamente Avenida del Puerto e continua nella baia de L’Avana lungo la stazione marittima e verso la zona industriale e i lontani barrios di Regla e Casablanca. I due terzi della capitale sono davvero disposti lungo la costa anche oltre il già citato rio Almendares, verso occidente, per i quartieri di Miramar e Playa sull'Avenida primera.

Ci sono molti alberghi situati sul mare: dal Copacabana fino al Comodoro e alla Marina Hemingway, il porto turistico della capitale.

Ma torniamo sul malecòn vero e proprio, quei 7 chilometri di cui si parlava all'inizio. Le quattro corsie del viale sono trafficate con scorrimento veloce. Pochi semafori e divieto totale di fermata su un percorso sinuoso con ampie curvature da est a ovest.

Alla sinistra le case dei popolosi quartieri Centro Habana e Vedado e sulla destra l'ampio marciapiede col lunghissimo muretto che cinge la città sui sottostanti scogli e onde marine.

Il malecòn nei giorni di festa è ampiamente frequentato da cubani e turisti: si passeggia, si siede sul muretto, si mangia un gelato, alcuni portano chitarre e strumenti per la musica.

Ci avviciniamo alla nostra meta di oggi e scendiamo nei particolari del malecòn, pensando anche che in questo già estivo aprile all'Avana - e fino ai primi di maggio, inclusa la straordinaria sfilata di un milione di persone del 1° Maggio nella Plaza de la Revolucòn - ci sarà anche qualche lettore di Punto rosso blog. Concentriamoci dunque al secondo chilometro del lungomare.

Lì c'è una collinetta alta una ventina di metri sul vialone stradale e lì è situato l'Hotel Nacionàl coi suoi giardini. Un posto molto bello e panoramico. L'Hotel Nacionàl è un grande albergo, monumento nazionale, e i suoi giardini sono aperti a tutti: chiunque può entrare e godersi la vista della prospettiva habanera.

E' proprio sotto il magnifico porticato del Nacionàl che il 24 aprile 2008 avvenne una eccezionale sfilata di moda dello stilista italiano Rocco Barocco. Arrivò per qualche secondo anche sui Tg italiani. Molta gente, oltre 60 bellissime modelle cubane, festosa atmosfera, grande successo per tutti. Era presente anche un'inviata del Corriere della Sera, un'esperta di moda del quotidiano italiano.

Chi avesse allungato la vista dal lato ovest dei giardini del Nacionàl avrebbe potuto osservare uno squadrato palazzo a sei piani distante circa 300 metri davanti al quale c'è una pavimentazione attrezzata e poco oltre , proprio davanti al palazzo grigio-azzurrino, appariva una selva di grandi bandiere nere con una stella bianca. Ma c'è di più. Lungo le finestre del penultimo piano del palazzo una striscia a scritte elettroniche rosse spiccava nella semi oscurità della sera.

Misterioso palazzo, dunque, con due altre caratteristiche particolari. Isolato nel suo piazzale dalle case civili circostanti. E orientato in modo perpendicolare al vialone del lungomare. Anzi per dirla tutta lo squadrato e isolato palazzo è proprio l'unica costruzione del malecòn habanero a non essere parallela a viali e mare, bensì è perpendicolare ad essi.

E' messa di traverso! Ed è l'unica messa così. Posizione simbolica, si direbbe. Sì perchè questo palazzo all'Avana si chiama SINA che significa:" Sezione degli interessi nordamericani ". Il palazzo è la sede dei funzionari e agenti USA nella capitale cubana. Non ci si meravigli troppo, è proprio così. A comandare la SINA è un diplomatico statunitense di carriera e la costruzione si trova in quel luogo del lungomare dell'Avana da 70 anni.

Tutti i funzionari della sede USA poi hanno a disposizione residenze personali in ville in altre parti dell'Avana e hanno un visto che consente loro di muoversi - quasi - liberamente per Cuba. Le scritte luminose sulla facciata furono installate nel gennaio del 2006 e il governo cubano poco dopo fece erigere i 138 alti pali metallici (138 come erano gli anni dalla prima guerra di indipendenza del 1868 ),con le grandi bandiere per coprirne, in parte, la visibilità.

E' evidente che si trattò di una chiara forma di propaganda anticubana e di una forte provocazione. L'idea venne a mister Michael Parmly all'epoca capo della Sina. Ma senza esito alcuno: nessun cubano si è mai fermato a leggere le luminose del "palazzaccio" yankee. Addirittura, a volte, con frasi di John Kennedy e Martin Luther King ( vedere la Storia, per favore ! ) Il peggior inquilino della Sina è stato mister James Cason (detto "el cabo Cason"dai cubani ).

Cason " allevò " alcune decine di cosiddetti dissidenti ( mercenari per Cuba ), gente che veniva pagata in dollari americani per la propria attività. Poi conclusa in nulla di fatto. Completamente isolata dalla popolazione e, tra l'altro, efficacemente infiltrata da falsi-dissidenti, agenti della sicurezza di Stato cubana.

Chiaro come il sole estivo caraibico che di tutto ciò stampa, radio e Tv italiane non abbiano mai parlato. A sentir loro sembrava che i cubani dissidenti fossero milioni. Ma anche tutta questa storia del palazzo è poi svanita come neve al sole tropicale.

La luminosa provocatoria fu spenta nel 2010 e i gruppuscoli " dissidenti " si sono quasi dispersi. " Se acabò el dinero", si potrebbe dire. Abbiamo raccontato tutto ciò perchè quando si sente parlare oggi di futura "apertura d'ambasciata degli Stai Uniti all'Avana", la sede c'è già: lo stesso palazzo grigio-azzurrino "messo di traverso" sul lungomare dell'Avana. Durante la sfilata di moda di Rocco Barocco dell'aprile 2008 il Corriere della Sera pubblicò un articolo " extra sfilate " della sua esperta di moda .

La signora, fatto un giretto dall'hotel Nacionàl fino al palazzo, scrisse che l'area ( non sapeva che il nome vero è "Monte de las banderas"), cioè la Tribuna Antimperialista Josè Martì voluta da Fidel nel gennaio 2000 al tempo della crisi per il bambino cubano Eliàn Gonzales , era il luogo storico dei discorsi di Fidel Castro. Sbagliato.

Lì il capo storico della Rivoluzione cubana ha tenuto pochi discorsi. Il luogo vero è sempre stato Piazza della Rivoluzione. Dista solo 3 chilometri dal malecòn habanero. Chi sarà in viaggio all'Avana passi a vedere.