OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE

La solidarietà che unisce i popoli di Cuba e del Venezuela ha riempito, ieri domenica 14, la Scalinata dell’Università de L’Avana e calle San Lázaro, dove migliaia di persone hanno assistito ad un concerto in appoggio alla nazione sudamericana, di fronte alle minacce degli Stati Uniti.

L’Eroe della Repubblica di Cuba, René González, ha parlato a nome dei Cinque ed ha ricordato che lo scorso 17 dicembre, quando sono giunti in Patria i tre combattenti anti terroristi che erano ancora reclusi e sono state annunciate le intenzioni d’avanzare nel ristabilimento delle relazioni tra l’Avana e Washington, il mondo si era svegliato un pò più giusto.

“Indubbiamente tutti abbiamo in mente l’avvertenza del Che, che dell’imperialismo non ci si può fidare neanche un pochino così, ha detto, ed ha aggiunto che “il 9 marzo questa massima si è compiuta, quando gli Stati Uniti hanno dichiarato che il Venezuela è una minaccia alla loro sicurezza nazionale”.

René si è chiesto chi ha consigliato il presidente Barack Obama di commettere una tale barbarie o che settore doveva compiacere, ed ha riferito che questo atteggiamento ha suscitato la condanna del mondo.

René ha fatto proprie le parole di José Martí, per assicurare: “Ci dica il Venezuela in cosa servirlo, che in Cuba avrà milioni di figli”.

L’ambasciatore della nazione Bolivariana in Cuba, Alí Rodríguez Araque, ha risaltato la stretta e positiva relazione che hanno forgiato le due nazioni ed ha ringraziatao per la straordinaria solidarietà del popolo cubano di Fidel e di Raúl, con il pueblo venezuelano.

“La relazione tra i due Paesi, ha detto, si rinforza sempre più nonostante le volgari deformazioni dei media imperiali e dei loro servitori nella regione”.

Araque ha negato che il suo paese, che ha una vocazione di pace, rappresenti alcun pericolo per una super potenza militare come gli Stati Uniti.

Il pericolo è l’esempio della difesa senza condizioni della nostra sovranità e soprattutto dell’esercizio senza condizioni sulla proprietà delle nostre risorse naturali”, ha insistito, ed ha assicurato che con l’arrivo di Chávez al potere è tornata la vita alla OPEP quando agonizzava, e questo ha rappresentato un nuovo risveglio per l’integrazione latinoamericana.

“Quello che avverrà da oggi in avanti dipende dal successo che avremo nella conduzione dei temi in Venezuela, ma anche dalla solidarietà e dall’appoggio dei popoli dell’America e del mondo”, ha detto ancora Alí Rodríguez Araque.

A nome della gioventù cubana, ha parlato il presidente nazionale della Federazione Studentesca Universitaria, Yosvani Montano, che ha risaltato il simbolismo dello scenario del concerto.

“In queste mura centenarie è fondato lo spirito di Chávez, con Mella, José Antonio Echeverría e Fidel”, ha esclamato.

Inoltre ha segnalato il fatto che 137 anni fa, Antonio Maceo scrisse una pagina di dignità cubana a Baraguá, grazie alla quale “Oggi stiamo qui con uguale determinazione e intransigenza”.

Dopo le parole iniziali, la musica è stata protagonista.

Raúl Torres ha rotto il gelo con “A Cuba” ed ha concluso assieme a Pepe Ordás con la commovente “El regreso del amigo”, carica dell’amore del popolo cubano per Chávez. L’orchestra Jazz band della Scuola Nazionale d’Arte ha interpretato un gruppo di temi latinoamericani, Anny Garcés “La bayamesa” e una sentita “Gracias a la vida” di Violeta Parra. Poi ancora Patricio Amaro, Marta Campos, Moncada, Adrián Berazaín, Tammy López e El Niño y la Verdad.

Erano presenti al concerto Mercedes López Acea membro del Burò Politico e prima segretaria del Partito a L’Avana; il membro della segreteria, José Ramón Balaguer; il capo del Dipartimento del Comitato Centrale, Roberto Montesinos; l’assessore del presidente cubano, Abel Prieto, il ministro di Cultura, Julián González, con Gerardo, Ramón e Tony, e rappresentanti del corpo diplomatico accreditato in Cuba.

(Traduzione GM - Granma Int.)