
(Versione Stenografica della Presidenza della Repubblica)
Caro Andrés Manuel;
Stimati capi di Stato e di Governo presenti;
Capi di delegazioni;
Invitati:
Le nostre prime parole esprimono un’energica condanna del genocidio e dell’aggressione che esercita Israele contro il popolo palestinese, la condanna dello spietato massacro di persone indifese, una vergogna per l’umanità che deve finire.
Ringrazio sinceramente il Governo del Messico e specialmente le autorità dello stato di Chiapas per l’amichevole accoglienza in un incontro realizzato con la fretta che apportano sempre le urgenze.
E nuovamente, grazie amico, fratello Andrés Manuel per l’iniziativa.
Era necesario in verità questo dialogo regionale, incontrarci e analizzare con franchezza e realismo il dramma della migrazione irregolare che tutti i giorni ci colpisce con notizie dolorose perché solo in maniera coordinata potremo decifrare le molteplici cause e le conseguenze del problema e solo così riusciremo ad avanzare nelle possibili soluzioni.
Non c’è altro modo per affrontare il notevole incremento dei flussi migratori irregolari.
In accordo con le cifre pubbliche, tra il 2022 il 2023 (non terminato), più di quattro milioni d’emigranti hanno transitato irregolarmente per i paesi della regione che stanno nella rotta verso gli Stati Uniti. Sono numeri mai visti prima.
In generale, conosciamo bene quali fattori provocano questo fenomeno, ma non è esagerato indagare sulle principali motivazioni dei nostri Concittadini, perchè ci corrisponde attenuare il problema e mitigare i suoi effetti negativi, garantendo nello stesso tempo la sicurezza degli emigranti.
Anche se si pretende d’imporre altre versioni politicamente motivate, c’è una verità indiscutibile: la causa fondamentale dell’emigrazione irregolare deriva dalle condizioni socio-economiche dei paesi di provenienza - che si sono accentuate dopo l’impatto della pandemia-
e l’aspirazione dei migranti di risiedere e lavorare negli Stati Uniti, dove le offerte del mercato del lavoro attraggono coloro che sognano uno scenario economico più prospero di quello del loro ambiente, ma non sempre lo incontrano.
Si possono citare anche i vincoli familiari e le vulnerabilità associate al cambio climatico.
Nessuna di queste motivazioni è estranea a Cuba. Il potenziale migratorio cubano si vede addizionalmente stimolato, in maniera molto significativa, dalla politica ostile degli Stati Uniti verso il nostro paese.
Questa politica ostile, che agisce in forma diretta e straordinaria sul flusso migratorio cubano, e in maniera collaterale nei paesi della regione nei quali transita questa migrazione, s’esprime in tre componenti fondamentali:
In primo luogo, c’è il blocco economico, rinforzato negli ultimi anni in maniera criminale con un sistema integrale e comprensivo di misure coercitive indirizzate, per definizione, a deprimere il livello di vita della popolazione cubana, ridurre le sue entrate reali e farle soffrire la fame e la miseria.
L’ingiusta, assurda e arbitraria definizione di Cuba come Stato patrocinatore del terrorismo ha un peso rilevante nell’effetto economico di questa politica.
In secondo luogo e per ragioni politiche, il Governo degli Stati Uniti concede un trattamento privilegiato ai cubani che giungono alla loro frontiera o alle frontiere marittime, con il fine di stabilirsi permanentemente in quesao paese. Nella loro stragrande maggioranz, questi emigranti sono accettati indipendentemente dal fatto che siano giunti alla frontiera o siano riusciti a superarla.
Come conseguenza molti cubani sono convinti che a differenza di nazionali di altri paesi, le loro possibilità di riuscire a stabilirsi negli USA sono molto alte se riescono a raggiungere la frontiera per qualsiasi via.
In terzo luogo, e anche per ragioni politiche, negli Stati Uniti esiste una legge federale chiamata Legge di Ajuste Cubano, secondo la quale ogni cubano entrato in questo paese dopo il 1º gennaio del 1959, ha l’opportunità d’ottenere la sua residenza permanente un anno dopo il suo arrivo.
Si tratta di un privilegio singolare che non è concesso a nessun nazionale di nessun altro paese. È esclusivo per i cubani e offre un incentivo straordinario per il migrante.
Un decennio fa circa, come Presidente della Repubblica, il Generale d’Esercito Raúl Castro, leader della Rivoluzione al quale dobbiamo importanti cambi introdotti da allora nella nostra legge migratoria. Per la sua necessaria attualizzazione aveva richiamato l’attenzione sulla grande ignoranza che prevale nel mondo sulla politica verso Cuba, nei seguenti termini:
«Nessuno nella grande stampa internazionale parla della citata Legge de Ajuste, è come se non esitesse. Gli emigranti cubani sono denominati, con una menzogna ripetuta migliaia di volte “esiliati politici” che scappano dal comunismo. Ossia, per loro, i cittadini di Cuba scappano, mentre il resto del mondo emigra.
Cosa succederebbe se negli Stati Uniti o nell’Unione Europea si mettesse in vigore una “legge de ajuste” latinoamericana, asiatica o africana?
La risposta è ovvia. Lì c’è il gigantesco muro costruito alla frontiera nord del Messico e le migliaia di persone che un anno dopo l’altro perdono la vita nei deserti e in mare, vicino ai centri del potere mondiale”.
L’impunità delle autorità statunitensi di fronte a migranti che hanno rubato un aereo per la fumigazione o altri che viaggiano come clandestini in aerei civili, oltre a stimolare l’emigrazione illegale da Cuba, provoca precedenti molto pericolosi per la sicurezza dell’aeronautica civile internazionale e questo va contro gli accordi migratori firmati tra i due paesi.
Tutte queste pratiche rispondono a motivazioni nettamente politiche e mancano di legittimità o giustificazioni morali di sorta.
Qsute regole esprimono molto chiaramente che il Governo degli Stati Uniti antepone gli obiettivi di destabilizzazione contro Cuba alle priorità nazionali in materia migratoria.
Tra Cuba e gli Stati Uniti esistono vari accordi, sempre vigenti, che sono stati concepiti per assicurare che l’emigrazione tra i due paesi sia ordinata, regolare e sicura e per promuovere la piena normalizzazione delle relazioni migratorie bilaterali.
Senza dubbio le azioni commentate vanno nel senso opposto a tali obiettivi e impedisce il loro compimento da parte degli USA.
È impossibile comprendere il volume e la natura dei flussi migratori dei cubani che transitano per i paesi della regione con destinazione agli Stati Uniti, senza considerare il peso di questi fattori che rendono singolare e rinforzano l’emigrazione cubana.
Modificare le cause strutturali dell’emigrazione cubana, tanto le regolari come l’irregolare, e influire in maniera fondamentale nella riduzione dei flussi dei migranti cubani per diversi paesi, è nelle mani delle autorità nordamericane.
Come ho detto di recente, in generale cubane e cubani che escono legalmente da Cuba, diventano emigranti irregolari, sottoposti a ogni tipo di rischio e pericolo, anche delle loro vite nel transito verso gli Stati Uniti.
Quando esisterà la volontà d’agire in questa direzione, vi assicuro che conteranno sempre con l’impegno e la cooperazione di Cuba.
La politica migratoria cubana favorisce i viaggi dei cittadini cubani all’estero e il loro ritorno a Cuba.
Manteniamo meccanismi bilaterali di cooperazione migratoria con varie nazioni della regione, e scambi d’allerta migratoria con altri, con l’obiettivo d’implementare quegli strumenti che permettano d’ottenere un flusso di viaggiatori regolare, ordinato e sicuro e nello stesso tempo combattere il traffico di migranti irregolari e la tratta della persone.
Questo tipo d’incontri ha molto valore per i nostri concittadini, per i loro familiari, per le nostre società e pee le relazioni tra i nostri paesi. È quello che rinforza il senso di fraternità di Nostra America.
Di nuovo mille grazie Chiapas! Mille grazie Messico! Mille grazie fratello Andrés Manuel! (GM/Granma Int.)





