OFFICIAL VOICE OF THE COMMUNIST PARTY OF CUBA CENTRAL COMMITTEE
Cuba. Dalla prospettiva della materialità sociale, la firma disimpegna una funzione simbolica e pratica. Photo: Granma

La possibilità di un’aggressione militare diretta contro Cuba non è mai stata un’ipotesi di gabinetto. Durante anni questa contingenza è stata latente in dipendenza dagli   interessi del potere reale negli USA e ogni amministrazione, fosse indistintamente repubblicana o democratica, assumeva gradi variabili di confronto.

Negli  ultimi anni le posizioni più aggressive sono cresciute durante le amministrazioni repubblicane per diventare oggi uno scenario tangibile che gli analisti dell’intelligenza e i responsabili della difesa nazionale considerano con crescente serietà.

Diversi articoli giornalistici hanno filtrato che il Pentagono prepara piani per un’operazione militare in Cuba, con l’obiettivo di far cadere il Governo cubano, un fatto che sta nella retorica dei rappresentanti dell’amministrazione statunitense.

Di fronte a questa scalata, Cuba ha risposto.  Tra le iniziative più significative c’è il movimento popolare  «La mia Firma per la Patria», convocato dalle organizzazioni della società civile cubana come una mostra indiscutibile della determinazione del popolo per difendere la sua sovranità.

Parallelamente, è stata attualizzata di nuovo la dottrina militare della «Guerra di

Tutto il Popolo», concebita originalmente da Fidel quaranta anni fa.

Senza dubbi la superiorità militare del Pentagono contrasta con l’economia cubana, asfissiata da decenni di blocco economico, intensificato da un embargo petrolifero che da gennaio ha provocato ogni giorno apagones, scarsità di acqua potabile, di alimenti e di assistenza medica.

Fidel, nella sua analisi delle tattiche statunitensi contro Cuba,aveva avvertito: «Parte della la guerra sovversiva, della guerra sporca, è anche la guerra psicologica, e all’imperialismo piacerebbe avere a sua disposizione tutti i mezzi e tutte le risorse».

La dottrina militare cubana della «Guerra di Tutto il Popolo» non sorse dall’azione di volontarismo di un leader, ma da un’analisi rigorosa delle condizioni obiettive e soggettive dell’Isola. Fu concepita da Fidel al principio del decennio del 1980, quando la possibilità di un’aggressione militare crebbe spontaneamente.

Ugualmente la «Guerra di Tutto il Popolo» non vuole affrontare un’invasione nel senso classico ma rendere terribilmente onerosa la fattura militare, economica e umana di una occupazione.

Nelle parole dello stesso Fidel: Significa che «per conquistare il nostro territorio e occupare il nostro suolo, le forze imperiali dovranno lottare contro milioni di persone e dovranno pagare con centinaia e anche milioni di vite il tentativo di conquistare la nostra terra, di schiacciare la nostra Rivoluzione».

Dal sequestro del presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, in un’operazione  militare statunitense, le autorità cubane hanno instaurato di nuovo una giornata la settimana di pratiche militari denominata  Giorno della Difes, con esercizi territoriali di preparazione combattiva.

Nel piano politico, Fidel lasciò stabilito un principio fondamentale che continua a guidare questi esercizi: «In caso d’aggressione, ogni cubano sa quello che deve fare ed è un Comandante in Capo», e l’idea va accompagnata da mandato cardinale: «Né resa, né capitolazione, né sconfitta».

COSTRUZIONE DELLA VOLONTÀ COLLETTIVA

Il movimento «La mia Firma per la Patria», lanciato dalle organizzazioni della società civile cubana, costituisce un’innovazione strategica nel campo della guerra asimmetrica.

Non è una semplice convocazione di raccolta di firme, ma un dispositivo di produzione di soggettività sociale rivoluzionaria, comprende i giovani a partire dai 16 anni, tutti i centri di lavoro, i quartieri e le comunità.

Dalla prospettiva della materialità sociale, la firma disimpegna una funzione simbolica e pratica. Nel piano simbolico, rappresenta l’adesione cosciente e l’impegno pubblico con la difesa della sovranità, in una tradizione che rimonta alle mobilitazioni di massa del 26 ottobre del 1959, quando Fidel proclamò: «La Nazione intera, eretta, non teme nulla».

Nel piano pratico, costituisce un meccanismo d’articolazione della volontà popolare.

La soggettività sociale – espressa in movimenti come La mia Firma per la Patria– non è un epifenomeno, ma un fattore determinante: la disposizione cosciente del popolo a resistere moltiplica esponenzialmente il potere difensivo reale della nazione. Questa capacità di resistenza non deriva dalla superiorità materiale di fronte agli Stati Uniti, ma di superiorità morale e organizzativa del popolo organizzato.

Fidel definì molto bene, a otto soli giorni dopo il trionfo rivoluzionario del gennaio del 1959: «Quando io sento parlare di colonne, di fronti di combattimenti, di truppe più o meno numerose, io penso sempre che qui c’è la nostra colonna più ferma, la nostra truppa migliore, l’unica truppa che è capace di vincere la guerra da sola.

Questa truppa è il popolo!» (GM/ Granma Int.)