
Chi era lei? Chi era Alicia, Deborah, Monica, Mariela? Lei che parlava poco, parlava tanto e abbracciava con la voce. Lei, quella con un solo amore, quella di tutti gli amori.
In che luogo dicono che si sedette a cucire l’uniforme di una miliziana che non aveva le scarpe. Chi l’ha mai sentita dire «sono stanca»?
Come valutare la statura di una donna che avrebbe potuto restare con la sua ingegneria nella sua Santiago delle buone famiglie, e in cambio scelse la montagna, il fucile, la notte eterna della clandestinità? Quale bilancia pesa il coraggio di chi è stata combattente dell’Esercito Ribelle e poi mediante il trionfo non smise sino a che le donne ebbero una voce propria?

Forse la stanchezza le mordeva le ossa quando fondava asili infantili per far sì che le operaie non dovessero scegliere tra il pane e il petto? Si emozionava parlando con l’uomo del campo che credeva che la donna era una proprietà? O apprese come apprendono i fiumi, che la pazienza erode anche la montagna più dura ?
Dove teneva la tenerezza per essere nello stesso tempo la capo severa che non ammetteva un passo indietro nella legge del divorzio e l’amica che giungeva all’alba a portare il caffè a coloro che vegliavano i loro morti?

Come entravano in un solo corpo la guerrigliera che seppelliva compagni nella Sierra e la madre che soffriva per ogni bambino cubano vittima del blocco crudele?
Non ci sono qualifiche o decorazioni che spieghino Vilma. Non l’hanno misurata gli incarichi: è stata «presidentessa delle donne», sì ma è stata anche quella che esigeva chela chiamassero senza titoli, quella che si arrabbiava se le mettevano fiori sul tavolo, quella che interrompeva una riunione per chiedere a una contadina come si chiamava sua figlia.
Che potere ha una legge se non l’accompagna una mano che la firma e poi la difende con le unghie in ogni quartiere, in ogni fabbrica, in ogni scuola?

Vilma non legislò dalla scivania sisedette sulsuolo diterra deesde el escritorio, se sentó en el suelo de tierra de
los bateyes, olió el humo de las velas en los cuartos de tabla, lloró
con las que perdieron hijos en la guerra...
¿Dónde poner ahora, las que vinimos después, su ejemplo y su falta?
Habrá que seguir tejiendo, como ella tejía, sin esperar aplausos. Habrá que ser duras como ella fue dura con la injusticia, y suaves con el que sufre. Habrá que aprender ese oficio difícil: ser revolucionaria sindejar de ser humana, ser madre de todos sin olvidar el abrazo de una sola.

¿Qué i ba a poder el tiempo contra Vilma? Si ella no era tiempo era raíz.
Y las raíces no mueren: alimentan.




