ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
La Helms-Burton è illegale anche negli Stati Uniti Photo: Martirena

La disposizione del Governo cubano di trovare una soluzione al tema degli indennizzi delle proprietà espropriate con un dialogo civile e sulla base del rispetto e l’uguaglianza sovrana degli Stati, fu firmata nuovamente il 24 dicembre del 1996 con l’approvazione della legge Nº 80, la Legge di Riaffermazione della dignità e la sovranità cubane, nella quale oltre che dichiarare illecita la Legge Helms Burton, inapplicabile, senza valore e senza un effetto giuridico nell’Isola, si comprendono aspetti di speciale significato come:

-Considerare nulli tutti i reclami formulati contenuti indipendentemente dalla cittadinanza di chi lo fa.

-Riaffermare la disposizione del Governo della Repubblica di Cuba, espresso nelle leggi di nazionalizzazione per ciò che riguarda un giusto compenso dei beni espropriati alle persone naturali o giuridiche che in quel momento avevano la cittadinanza degli USA.

-Che quegli indennizzi per le proprietà nazionalizzate agli statunitensi possono far parte di un processo negoziatore tra i governi degli USA e Cuba.

-I reclami d’indennizzo si dovranno esaminare insieme agli indennizzi a cui che lo Stato e il popolo cubani hanno diritto per via dei danni e dei problemi provocati dal blocco e le aggressioni di ogni tipo, la cui responsabilità corrisponde al governo degli Stati Uniti.

 -Da questi futuri e possibili negoziati resta esclusa qualsiasi persona, naturale o giurídica degli USA che utilizzi i procedimenti stabiliti nella Legge Helms-Burton, si basi in questi o tratti di usarli a danno di altri

-È opportuno significare che la Legge Helms-Burton riconosce il diritto di stabilire denunce, dentro i suoi tribunali, a persone che nel momento della nazionalizzazione non erano cittadini degli USA e che hanno acquisto questa condizione in anni successivi.
Un altro aspetto da segnalare è il Paragrafo  6 della sua Sezione 302, in cui espressamente stabilisce che «nessun  tribunale degli USA invocherà “la dottrina dell’Atto dello Stato” per astenersi dal pronunciare una determinazione,a proposito di un’azione intrapresa…».
Noi ci chiediamo dov’è andata a finire l’indipendenza del potere giudiziario di questo paese.  È o non è evidente che siamo in presenza di una flagrante intromissione del potere legislativo negli ambiti di competenza del potere giudiziario, a detrimento della sua indipendenza d’attuazione, e che tutto questo costituisce, senza dubbio, una violazione dell’ordine costituzionale di questo Stato, dell’essenza stessa del suo sistema istituzionale, della separazione dei poteri e dal denominato “checks and balances”, basato nell’idea che non è sufficiente separare i poteri e garantire la loro indipendenza, senza dare i mezzi per difendere le proprie facoltà dalle intromissioni di altri poteri?

ACCECATI DALL’AFFANNO DI DISTRUGGERE  

È opportuno citare quí James Madison, considerato uno dei Padri fondadori degli  Stati Uniti e della loro Costituzione, quando sostenne:
«A che espediente ricorreremo allora per mantenere nella pratica la divisione necessaria del potere tra i differenti dipartimenti, così come stabilisce la Costituzione? L’unica risposta che si può dare è che, dato che tutte le precauzioni di carattere esterno sono risultate inadeguate, il difetto si deve supplire disegnando la struttura interna del governo, in modo tale che le sue distinte parti costituenti possano, per la loro relazione mutua, essere i mezzi per conservare l’una e l’altra nel loro posto».
Anche la Helms-Burton va contro i precedenti giudiziari stabiliti dai tribunali di questo paese, che secondo il suo sistema legale, stabiliscono l’attuazione nella soluzione dei conflitti che conoscono.
La dottrina dell’Atto dello Stato oggi è un precedente di giustizia negli USA che per la prima volta si applicò nel caso Underhill contro Hernández nel 1946, quando si sostenne:
«Ogni Stato sovrano è obbligato a rispettare l’indipendenza di ogni altro Stato sovrano e i tribunali di un paese non possono riunirsi in sessioni per giudicare le azioni del governo di un altro paese realizzate dentro il loro stesso territorio.
La riparazione dei danni motivati da queste azioni si deve ottenere valendosi dei mezzi che possono essere usati dai poteri sovrani nelle relazioni tra di loro.
Il 23 marzo del 1964, la Corte Suprema degli Stati Uniti, conoscendo il caso Sabbatino contro il Banco Nazionale di Cuba, stabilì:
«Nonostante il peso che può apportare alla norma pubblica di questo paese e agli stati che lo formano una espropriazione di questa indole, giungiamo alla conclusione che si serve meglio sia l’interesse nazionale che il progresso, verso la finalità che sia il Diritto Internazionale a dirigere tra le nazioni, mantenendo intatta la dottrina dell’Atto di potere sovrano, perché in questo caso regni la sua applicazione.»
Nemmeno lo stesso ordine legale di questa nazione rispetta la Legge Helms-Burton, con i suoi autori accecati dall’affanno di distruggere la Rivoluzione Cubana per il loro interesse di piegare e mettere in ginocchio un popolo che con dignità e coraggio riconosciuti dall’insieme delle nazioni, li ha affrontati ed ha resistito alle aggressioni in difesa della sua libertà, della sua indipendenza e della sua sovranità.

CONTRO L’ORDINE INTERNAZIONALE

La trasgressione dell’ordine legale internazionale da parte del Governo degli Stati Uniti si manifesta tra le altre forme nella collisione che fa la sua posizione sulle nazionalizzazioni realizzate dal governo cubano fa contro le Risoluzioni
2625 (XXV) e 1803 delle Nazioni Unite, segnalando quest’ultima che:
«La nazionalizzazione, l’espropriazione o la requisizione, si dovranno fondare su ragioni o motivi d’utilità pubblica, di sicurezza o interesse nazionale, che si riconoscano come superiori al puro interesse privato tanto nazionale come straniero.
In questi casi –continua– si pagherà al proprietario l’indennizzo corrispondente e rispondente alle norme in vigore nello Stato che adotta queste misure nell’esercizio della sua sovranità e in conformità con il Diritto Internazionale.
In qualsiasi caso nel quale la questione dell’indennizzo dia origine a un litigio, deve terminare la giurisdizione nazionale dello stato che adotta queste misure.
«Ciò nonostante, per un accordo tra Stati Sovrani e altre parti interessate, il litigio si potrà dirimere per arbitraggio o regolamento giudiziario internazionale».
D’altra parte la loro pretesa di limitare il processo d’investimento del capitale straniero è un’altra violazione all’ordine legale internazionale, essendo riconosciuto quello come un veicolo per lo sviluppo dei popoli formulato sia come strumento delle Nazioni Unite che dall’Organizzazione Mondiale del Commercio.

ALLORA NO, NON POSSIAMO INTENDERCI

La denuncia permanente di tutte le persone oneste e di buona volontà di fronte a questo modo d’agire squilibrato e illegale, il richiamo alla dignità, al rispetto dell’ordine legale degli Stati e della comunità internazionale domina in questi momenti nei quali con reiterata enfasi prevalgono la fermezza, l’unità e la lealtà del  popolo cubano. ( GM – Granma Int.)