ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

La Corte d’Appello del Secondo Circuita, con sede a New York, ha emesso un verdetto a favore dell’Argentina nello sforzo di alleviarsi dalle pressioni di un debito con fondi di copertura e creditori negli stati uniti.

In questo modo, i giudici hanno respinto la decisione del magistrato Thomas Griesa, che aveva favorito i fondi speculativi nelle sue sentenze contro la nazione sudamericana.

In tal senso, “l’ordine del tribunale indica che Griesa, giudice di una corte inferiore, ha oltrepassato le sue funzioni permettendo che determinati possessori di buoni esigessero il pagamento senza dimostrare quanto abbiano diritto a incassare”.

Evidenzia anche che il giudice semplificava in eccesso la definizione delle classi di possessori di buoni danneggiati dalle sue sentenze”.

Secondo la sentenza redatta dal giudice Richard Wesley, definire il tipo preciso cui l’Argentina deve la compensazione per essersi rifiutata di pagare i possessori di buoni e calcolare l’ammontare della stessa, “sono stati compiti esasperanti”.

La corte di tre giudici ha sostenuto che Griesa facilitava eccessivamente le cose a certi ricorrenti, creando una categoria di possessori tra cui c’erano alcuni che non erano i compratori originali dei buoni.

Sebbene i criteri obiettivi posso essere necessari per definire una classe comprovabile, non può essere che qualsiasi criterio serva, ha scritto Wesley.

Il ricorrente del caso in questione aveva una quantità relativamente piccola di buoni. La corte d’appello ha ordinato una nuova udienza per decidere la compensazione.

Il governo argentino valuta la possibilità di proporre al Parlamento la conversione in legge dei principi approvati recentemente dall’Onu, come base legale per proteggere i processi di ristrutturazione dei debiti sovrani.

“I nuovi principi contro i fondi speculativi li approveremo in Parlamento”, ha riferito il ministro degli Esteri Hector Timerman, “è necessario che i paesi dispongano di una protezione da questo mondo finanziario sul quale non ha nessun tipo di controllo”.

Giovedì scorso, l’Assemblea Generale dell’Onu ha approvato con 136 voti a favore, sei contrari e 41 astenuti una risoluzione che stabilisce che nelle ristrutturazioni del debito venga rispettata la sovranità, la buona fede, la trasparenza, l’imparzialità e il trattamento equitativo. Che venga rispettata l’immunità sovrana, la legittimità, la sostenibilità e la ristrutturazione della maggioranza. Uno dei principi stabilisce che se la maggioranza dei creditori accetta un processo di ristrutturazione del debito, la minoranza deve farlo senza azioni legali.

Nel caso argentino, questo avrebbe significato che i fondi finanziari che rifiutarono di entrare nei concordati del 2005 e 2010, che rappresentano il 7% dei possessori dei buoni, avrebbero dovuto accettare questi procedimenti come fatto dal restante 97% dei creditori.