ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA

Senza dubbio Benny Moré è il musicista che occupa di più l’immaginario dei cubani. La sua prodigiosa voce, la personalità sul palcoscenico, i suoi inseparabili cappello e bastone, fecero di lui un idolo di massa e un riferimento per tutti i soneros che lo hanno seguito.

Il Benny  -come lo chiamano affettuosamente tutti coloro che abitano nell’Isola e anche al di fuori, grazie al suo legato è il musicista più popolare cubano nel tempo, tanto che a 54 anni dalla sua scomparsa fisica, il 19 febbraio, è sempre una base per cantanti, compositori,  musicisti, arrangiatori e melomani.

Nel palcoscenico e davanti  a un microfono, il figlio illustre di Santa Isabel de las Lajas stregava, la sua voce conquistava qualsiasi fosse il genere che cantava, con una naturalezza senza precedenti, rendendo il pubblico complice delle sue interpretazioni.

Non aveva studiato in nessuna accademia. Il suo talento era innato e aveva imparato a suonare a orecchio la chitarra. Prima di diventare un cantante famoso  aveva fatto di tutto per sopravvivere: il tagliatore di canne da zucchero, il venditore di frutta e verdura.

A L’Avana il giovane  Bartolomé Maximiliano Moré Gutiérrez,  questo era il suo nome di battesimo, tentò la fortuna nella Corte Suprema dell’Arte della CMQ, dove vinse il primo premio, che segnò l’inizio di una fortunata carriera professionale  con l’allora popolare Conjunto Matamoros.

Il Benny era un musicista completo, il suo talento era grande e gli fu possibile andare al di là del canto, con grandi successi come compositore e arrangiatore. Il mondo della canzone di Cuba gli deve titoli antologici come *Amor fugaz*, *Santa Isabel de las Lajas* e *Dolor y perdón*.

Inoltre portò al successo altri compositori come  Pedro Norberto Castillo, autore del son montuno *No hay tierra como la mía*; José Artemio Castañeda Echeverría, creatore di *Maracaibo orientale* e Senén Suárez,  che scrisse per il  Barbaro del Ritmo le parole di *Rezo en la noche*, un tema presentato nel leggendario  Alí Bar, di fronte a niente meno che il  Comandante Camilo Cienfuegos.

Si racconta che quando il Benny terminò il tema, il mitico guerrigliero si avvicinò e lo ringraziò per l’interpretazione, perchè la canzone gli ricordava i compagni di lotta che non erano tornati perchè avevano dato la propria  vita alla Patria.

Il più grande successo lo ottenne con la sua Banda Gigante e brillarono in Messico, Brasile, Puerto Rico, Panama, Venezuela, Haiti, Stati Uniti e Colombia.

Il gruppo di ben 40 musicisti offriva un potente e singolare suono che ridimensionò la proiezione scenica delle orchestre di musica popolare del momento.

I concerti di Benny Moré e la sua Banda Gigante erano veri spettacoli nei quali si fondevano la buona musica,

l’improvvisazione e le coreografie degli strumentisti, in accordo con l’interpretazione del tema.

Benny era il massimo, era elettrizzante, un vero  showman che accaparrava tutti gli sguardi.

Una vita di eccessi  minò la sua salute e le decisioni lo portarono ad una morte prematura, a 43 anni, nel 1963.

La notizia commosse tutta Cuba che lo salutò con un corteo di migliaia di persone.

Parteciparono al suo funerale personalità di tutti gli ambiti della vita nazionale e durante il tragitto da l’Avana alla sua  Santa Isabel de las Lajas natale, dove fu sepolto come aveva chiesto, nei paesi  e nelle città si paralizzò il lavoro per dare l’ultimo addio al grande idolo, al Barbaro del Ritmo, al grande Benny Moré. (ACN / Traduzione GM - Granma Int.)