Il Premio Nobel della Pace, Adolfo Pérez Esquivel, ha chiamato a seguire le impronte di coloro che hanno aperto il cammino della speranza, della lotte dalla fede, risaltando l’opera e il pensiero dell’Arcivescovo di El Salvador, Oscar Arnulfo Romero.

In una riflessione per rendere omaggio al prelato nel 35º anniversario dell suo assassinio, il combattente argentino per i diritti umani ha affermato che "San Romero d’America cammina con i popoli del nostro continente".
Noto popolarmente come Monsignor Romero, l’arcivescovo denunciava nelle sue omelie domenicali le numerose violazioni dei diritti umani e manifestava pubblicamente la sua solidarietà con le vittime della violenza politica nel suo paese.
Fu assassinato il 24 marzo del 1980, mentre officiava una messa nella cappella dell’ Ospedale della Divina Provvidenza, nella Colonia Miramonte di San Salvador.
Lo sparo di un cecchino lo colpì al cuore. Aveva 62 anni.
Romero aveva sopportato molte incomprensioni nella chiesa stessa. La sua voce, i suoi reclami e le denunce, nel Vaticano non le vollero ascoltare.
“Ci furono correnti ideologiche e cattive informazioni su quello che avveniva in El Salvador”, ha spiegato Pérez Esquivel.
“Il semplicismo concettuale e politico ridusse tutta la polarizzazione est - ovest tra il capitalismo e il comunismo, basato nella dottrina della sicurezza nazionale imperante”, ha aggiunto il titolare del Servizio Pace e Giustizia (Serpaj).
Si dimenticavano le migliaia di sorelle e di fratelli vittime della violenza.
“Romero cercò di farsi ascoltare dal Vaticano e di farsi aiutare, ma ne uscì angosciato e tornò al suo paese con l’anima piena di dolore”, racconta ancora il Premio Nobel, segnalando che Papa Francisco ha cercato con giustizia di riparare la dimenticanza del martire e profeta, ristabilendo la testimonianza di Monsignor Romero, luce della Chiesa latinoamericana Pueblo de Dios.
Domenica 23 marzo, nella cattedrale di San Salvador, un giorno prima della sua uccisione, Monsignor Romero, in un’accesa omelia aveva condannato duramente lo stato d’assedio e i 140 morti nella settimana, incitando i militari a terminare quel bagno di sangue.
“In nome di Dio e in nome di questo sofferente popolo i cui lamenti giungono sino al cielo, ogni giorno più tumultuosi, vi supplico, vi prego e vi ordino, in nome di Dio: Smettete questa repressione!”, aveva esclamato l’arcivescovo Romero.
Pérez Esquivel ha ricordato che Monsignore sapeva d’essere nel mirino dei militari, ma che comunque continuava le sue prediche umanitarie e di pace, la sua difesa dei diseredati e la sua condanna dei crimini del regime militare, ed ha segnalato la risposta che aveva dato ad alcuni giornalisti a proposito delle minacce che riceveva.
“Se mi uccidono resusciterò nel popolo salvadoregno. Un vescovo morirà, ma la chiesa di Dio, che è il popolo, non morirà mai!”
Il titolare di Serpaj, ha terminato la sua riflessione assicurando che lo spirito del Signore è presente nella vita e nella memoria e che San Romero d’America cammina con i popoli del nostro Continente.
( Traduzione GM – Granma Int,)





