ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Photo: Estudio Revolución

Compagno Esteban Lazo, Presidente dell’Assemblea Nazionale; Compagno Miguel Díaz-Canel, Presidente della Repubblica di Cuba –ora Presidente del Consiglio di Stato e del Governo della Repubblica di Cuba;

Compagne e compagni:

Costituisce per me un privilegio eccezionale pronunciare le parole centrali in questa sessione di proclamazione della Costituzione della Repubblica. È la seconda occasione in cui sostengo una così grande responsabilità.

Poco più di 43 anni fa, il Comandante in Capo della Rivoluzione Cubana,Fidel Castro Ruz, prima di partire per l’estero per partecipare a un impegno internazionale irrinunciabile, mi aveva incaricato di sostituirlo nella cerimonia solenne celebrata il 24 febbraio del 1976, per la proclamazione della Costituzione la cu vigenza termina oggi.

La data scelta non è casuale: 150 anni fa, il 10 Aprile del 1869, I mambì riuniti nell’Assemblea Costituente a Guáimaro accordarono la nostra prima Costituzione, frutto dell’unità e istituzionalità necessarie aa nascente Repubblica in Armi.

La libertà e l’indipendenza di fronte al colonialismo spagnolo erano parte dei suoi obiettivi essenziali, uniti al riconoscimento dell’uguaglianza tra tutti i cubani senza favoritismi o privilegi.

La Costituzione che proclamiamo oggi è continuità di quella prima, salvaguardia e pilastri fondamentali della nazione e l’unità di tutti i cubani, dell’indipendenza e la sovranità della Patria.

Le costituzioni di Baraguá, Jimaguayú e La Yaya, proclámate successivamente in distinti momenti della guerra d’insurrezione, sono un’espressione continuatrice della tradizione costituzionalista della nostra storia.

Non è inutile ricordare che nonostante la campagna vittoriosa dei mambì di fronte al colonialismo spagnolo, non si raggiunsero la vera indipendenza nazionale né l’instaurazione della Repubblica Democratica e progressista alla quale aspiravano i patrioti cubani e la vittoria fu strappata al nostro popolo per l’intervento dell’imperialismo nordamericano, sul cui pericolo avevano allertato vari dei nostri eroi, e prima di tutti Martí.

Nel mezzo dell’occupazione militare nordamericana si approva la Costituzione della Repubblica del 1901, alla quale si impose come appendice l’Emendamento Platt, che subordinava la nostra sovranità agli interessi degli Stati Uniti.

Come disse Fidel nella Relazione Central del Primo Congresso del Partito, nel dicembre del 1975, dopo la Guerra d’Indipendenza a Cuba, ( e cito): «si concesse l’indipendenza formale il 20 maggio del 1902 con basi navali nordamericane e con l’emendamento costituzionale imposto cje tra le altre cose dava agli Stati Uniti il diritto d’intervenire in Cuba. S’instaura così la neocolonia yankee nella nostra patria. (Fine della citazione)

Non dimentichiamo che quella costituzione fu posta in vigore per un ordine del Governatore Militare yanquee.

Successivamente la Costituzione del 1940, risultato di un complesso processo storico avveneuto dopo il crollo della dittatura machadista, ha riflesso parte dei desideri del nostro popolo in quei tempi.

La congiuntura internazionale in cui si realizza l’Assemblea Costituente per questa Carta Magna, nella cornice della lotta mondiale contro il fascismo e l’attiva partecipazione di protagonisti con ideali progressisti e in particolare i comunisti, influirono nell’approvazione di un testo costituzionale avanzato per l’epoca, perchè stabiliva nuovi diritti sociali ed economici.

Precettava la condanna di tute le discriminazioni per ragioni di razza, colore della pelle e sesso, la giornata di lavoro di otto ore e la proibizione del latifondo.

Come si sa molti di quei postulati restarono lettera morta, in alcuni casi per non avere uno sviluppo legislativo ulteriore e in altri perchè`non era viabile la loro implementazione nelle cornici di quella società borghese.

La vigenza della Costituzione del 1940 fu interrotta con il Colpo di Stato orchestrato da Batista nel 1952 e l’instaurazione di alcuni spurii statuti costituzionali.

Questa azione divenne un catalizzatore del movimento rivoluzionario guidato dalla Generazione del Centenario, il cui

Programa Político si sintetizza nell’arringa di difesa di Fidel durante il processo per gli assalti alle caserme Moncada e Carlos Manuel de Céspedes, conosciuto come /La Storia mi Assolverá/.

Il trionfo della Rivoluzione il 1º gennaio del 1959, riscattò i postulati costituzionali del 40, que furono adattati alle circostanze di un vero processo rivoluzionario. Una delle prime misure nell’ordine giuridico fu la promulgazione della Legge Fondamentale, il 7 febbraio del 1959, base costituzionale dei nuovi impegni.

Non si poteva fare diversamente o si sarebbe fermato il processo rivoluzionario per dedicarci a fare una nuova Costituzione o facevamo quello che in definitiva, si decise.

In materia di configurazione istituzionale, il cambio di maggior importanza fu definire il Consiglio dei Ministri come massimo organo legislativo, esecutivo e con facultà costituente. Era una necessità imperiosa per potere adottare le misure future con la rapidità che imponeva il momento storico.

Sotto quella protezione divennero realtà quei diritti riconosciuti nel testo del ’40 e nello stesso tempo ne sorsero altri più profondi che raggiunsero anche i più umili.

Nel primo caso fu compiere quello che era stabilito, ma alla fine come leggi complementari, abolendo il latifondo. E quelle leggi complementari passarono gli anni e nessuno si occupò che si rispettassero sino a che giunsero la Rivoluzione e Fidel e pochi mesi dopo il trionfo, il 17 maggio del 1959, si accordò, nel cuore della stessa Sierra Maestra, la Riforma Agraria della Rivoluzione Cubana.

La Rivoluzione fu fonte di diritti, fu lei che diede la terra ai contadini, che garantì l’accesso gratuito e universale all’educazione, che pose la salute pubblica al servizio dei cittadini ,che garantì l’uguaglianza dei cubani, che nazionalizzò con il supporto popolare, le grandi proprietà che erano in mano alle compagnie straniere che sfruttavano i nostri compatrioti.

Il socialismo, sistema denigrato dal Governo degli Stati Uniti, lo difendiamo perchè crediamo nella giustizia sociale, nello sviluppo equilibrato e sotenibile, ha detto Raúl davanti ai deputati . Photo: Estudio Revolución

Nella Relazione Centrale del Primo Congresso del Partito, il compagno Fidel segnalò (e cito): «Oggi necessitiamo una Costituzione socialista, in corrispondenza con le caratteristiche della nostra società, con la coscienza sociale, le convinzioni ideologiche e le aspirazioni del nostro popolo.

Una costituzione che rifletta le leggi generali della Società che costruiamo, le profonde trasformazioni economiche sociali e politiche operate dalla Rivoluzione e le conquiste storiche del nostro popolo. Una costituzione, insomma che consolidi quello che siamo oggi e che aiuti a realizzare quello che vogliamo essere domani»

(Fine della citazione)

Il periodo provvisorio si mantenne sino alla proclamazione della Repubblica, il 24 febbraio del 1976, risultato anch’esso derivato da un’ampia consultazione popolare e un Referendum.

La Costituzione del 1976 riaffermò il carattere socialista della Rivoluzione, proclamato da Fidel il 16 aprile del 1961, e istituì quei diritti conquistati dal popolo, frutto del processo rivoluzionario, e instaurò un sistema di governo sostentato negli organi del Potere Popolare.

Gli accordi derivati dal Quarto Congresso del Partito, nel 1991, uniti alle esperienze del processo di rettifica degli errori e delle tendenze negative, la disgregazione del campo socialista e la necessità di perfezionarci nelle circostanze imperanti nella nostra società e altre nuove che si gestivano con l’arrivo del Periodo Speciale, apportarono una riforma parziale della Costituzione della Repubblica nel 1992.

Fondamentalmente si apportarono modifiche nel sistema economico, l’organizzazione e il funzionamento degli organi del Potere Popolare, s’instaurò l’elezione diretta da parte del popolo dei deputati dell’Assemblea Nazionale e dei delegati delle Assemblee Provinciali del Potere Popolare e fu ampliata la libertà religiosa.

La Riforma Costituzionale del 2002 fu trascendente, mentre gli Stati Uniti incrementavano le loro minacce contro la Rivoluzione.

Su domanda delle organizzazioni di massa e con l’appoggio della maggioranza del popolo, si stabilì nella Costituzione il carattere irrevocabile del nostro socialismo e del sistema politico e sociale rivoluzionario. A questo si unì la dichiarazione che non si potranno mai negoziare le relazioni economiche, diplomatiche e politiche con qualsiasi altro Stato, per l’aggressione, la minaccia o la coercizione di una potenza straniera.

Raúl, in compagnia di Díaz-Canel e Lazo, riceve la nuova Costituzione che da questo 10 aprile guida il destino del paese. Photo: Estudio Revolución

Le Linee della Politica Economica e Sociale del Partito e la Rivoluzione, approvate nel Sesto Congresso del Partito, nell’aprile del 2011, e gli accordi amanati dalla sua Prima Conferenza Nazionale, nel gennaio del 2012, hanno messo in evidenza la necessità d’introdurre modifiche nell’ordine costituzionale.

Come conseguenza, nel 2013, il Burò Politico approvò la creazione di un Gruppo di Lavoro con questo proposito.

Il Settimo Congresso, nell’aprile del 2016, ratificò gli accordi del Sesto Congresso e avanzò nell’elaborazione di documenti programmatici sul Modello Economico e Sociale Cubano di Svilupp Socialista, la cui materializzazione, ugualmente, ebbe un riflesso nell’ ambito costituzionale.

Durante gli studi realizzati siamo arrivati alla conclusione che più che una riforma era necessaria una nuova Costituzione che non si limitasse ad attualizzare l’ordine economico e sociale, ma che approfondisse i principi della struttura dello Stato, l’ampliamento dei diritti e le garanzie dei cittadini e altri aspetti rilevanti, pensando non solo in oggi, ma e soprattutto nel futuro della Nazione.

Il 2 giugno del 2018 questo Parlamento ha approvato l’inizio del processo di Riforma Costituzionale e con questo fine abbiamo creato una Commissione di 33 deputati per l’elaborazione del pre - progetto della nuova Carta Magna. Considero opportuno far notare in questa sessione solenne il meritevole lavoro realizzato dai membri di questa commissione e dai quattro assessori, non solo nell’elaborazione del testo iniziale, ma per tutto il processo.

La prima versione del progetto della nuova Costituzione è stata presentata all’analisi di questa Assemblea nei giorni 21 e 22 luglio del 2018, e dopo un ampio dibattito è stato approvato un nuovo testo e si è disposto di sottoporlo alla consultazione popolare.

Com’era stato informato, circa 9 milioni di persone hanno partecipato a 133.000 riunioni. Possiamo affermare che non si è trattato di una mera presenza ma che coscientemente, responsabilmente e con assoluta libertà, tutti hanno potuto esporre i loro criteri e questo ha contribuito ad elevare la cultura giuridica dei cittadini.

Ci sono stati circa 1.700. 000 interventi dai quali sono derivate 783.000 proposte.

Il popolo con la sua partecipazione è diventato il vero costituente. Basterebbe ripetere che come risultato dell’apporto

popolare, il progetto ha avuto quasi il 60% di variazioni nei suoi articoli.

Il lavoro realizzato dagli incaricati della captazione e dell’elaborazione delle opinioni della popolazione è stato encomiabile.

Con il loro lavoro in tempo record, hanno contribuito in modo decisivo al successo di questo processo profondamente democratico.

Nel dicembre scorso l’Assemblea Nazionale ha approvato la nuova Costituzione della Repubblica e in conformità con il meccanismo di riforma stabilito, ha accordato di sottoporla a un Referendum, che è stato realizzato lo scorso 24 febbraio, occasione nella quale il nostro popolo ha dato un’ulteriore mostra d’impegno e appoggio alla sua Rivoluzione e al Socialismo.

È significativo che la maggioranza dei cubani che hanno votato appartengano alle generazioni nate dopo il trionfo della Rivoluzione e questo riflette la forza e la continuità dei nostri principi.

I risultati del Referendum sono una prova di più di questa affermazione. Come già si sa, il90% dei cittadini con diritto al voto è andato alle urne e di questi il 86,85 % ha votato a favore, cifra che rappresenta il 78,3 % del totale dei compatrioti con diritto al voto, con cui è stata avallata la nuova Costituzione della Repubblica.

È rilevante anche il 95,85 % dei voti validi e che solo il 9% ha votato contro.

In relazione a questo ultimo dato, valutiamo che non in tutti i casi significa un rifiuto, ma che ha obbedito a criteri contrari su temi specifici.

Cuba ha dimostrato ancora una volta che da meccanismi democratici, basati nel diritto alla libera determinazione, è possibile migliorare il suo sistema socialista come alternativa viabile nel momento di una scalata di aggressività dell’imperialismo che tenta di screditare le opzioni progressiste di sviluppo sociale.

La Costituzione che oggi proclamiamo garantisce la continuità della Rivoluzione e l’irrevocabilità del nostro socialismo. Sintetizza le aspirazioni di tutti coloro che per 150 anni hanno lottato per una Cuba libera, indipendente, sovrana e di giustizia sociale.

Questa legge delle leggi è figlia del suo tempo.

Riflette le circostanze storiche della costruzione della nostra società e tutela giurídicamente i cambi con visione di futuro, nel proposito supremo di creare un socialismo sempre più prospero, sostenibile, inclusivo e partecipativo.

Con questo nuovo testo s’istituzionalizza e di rinforza lo Stado rivoluzionario, al quale si domanda un comportamento trasparente e adeguato alla legge. Se qualcosa in particolare lo distingue, è il rispetto della dignità piena della donna e dell’uomo, e l’ uguaglianza dei cubani, senza alcun tipo di discriminazione, e questi sono, precisamente, i pilastri sui quali si fonda questa società.

Il testo costituzionale è stato frutto del lavoro unito di coloro che abbiamo avuto il privilegio d’accompagnare Fidel nella lotta rivoluzionaria e i “pini nuovi”, che lentamente assumono le principali responsabilità della nazione.

Questa Costituzione diviene un legado per le nuove generazioni di cubani.

Non basta proclamarla, è necessario rendere effettivi i suoi precetti.

E questo impegno corrisponderà a questa Assemblea con un’ intensa attività legislativa per compire le norme previste nelle Disposizioni Transitorie della Costituzione, impegno già affidato a vari gruppi di lavoro.

Oggi, una volta conclusa la cerimonia di proclamazione, sarà pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica il testo íntegro della Costituzione che, partendo da questo entrerà in vigore.

Tra gli impegni immediati che per mandato costituzionale, dobbiamo realizzare l’approvazione di una nuova Legge Elettorale, al cui progetto si lavora con il proposito di presentarla all’approvazione di questa Assemblea nella sua prossima sessione ordinaria.

Una volta in vigore la Legge Elettorale, la dovranno eleggere il Parlamento, il Consiglio Nazionale Elettorale e in conformità con la Seconda Disposizione Transitoria della Costituzione prima dei tre mesi successivi, la stessa Assemblea eleggerà il suo Presidente, Vicepresidente e Segretario, e gli altri membri del Consiglio di Stato, e il Presidente e il Vicepresidente della Repubblica.

Ugualmente, già eletto, il Presidente della Repubblica, prima di tre mesi presentrà all’approvazione dell’Assemblea Nazionale il nuovo Governo, cioè questo Parlamento designerà il Primo Ministro, i Vice primri Ministri, il Segretario e gli altri membri del Consiglio dei Ministri. Lavoreremo per far sì che tutte queste azioni si materializzino prima della fine dell’anno.

Agli inizi del 2020, corrisponderà l’elezione dei governatori e vice governatori provinciali, e la designazione da parte delle assemblee municipali, degli intendenti.

Come si poteva immaginare, i nemici storici della Rivoluzione hanno preteso di giudicare la legittimità di questo ampio esercizio costituzionale.

Nonostante questo, tutte le infamie svaniscono di fronte al fatto indiscutibile dell’appoggio di massa del nostro nobile popolo.

Abbiamo allertato sulla condotta aggressiva che il Governo statunitense ha scatenato contro la regione dell’ America Latina e i Caraibi. Lo fa in nome della Dottrina Monroe, con un arrogante disprezzo maccartista verso il socialismo, la libera determinazione dei popoli e i diritti sovrani dei paesi della regione.

Il 26 di luglio del 2018, commemorando il 65º anniversario della Moncada, e il primo gennaio dell’anno in corso, il 60º anniversario del trionfo della Rivoluzione, avevo avvertito sulla scenario avverso che si era formato e sul risorgere dell’euforia e della fretta dei nostri nemici di distruggere l’esempio di Cuba, nelle due occasioni ho segnalato la convinzione che si stava stringendo l’assedio dell’impero attorno a Venezuela, Nicaragua e Cuba. I fato hanno confermato quella valutazione.

La regione che Martí chiamò Nuestra America era riuscita in tempi molto recenti ad assicurare l’indipendenza regionale, in un clima di pace, cooperazione e armonia tra i suoi Stati membri.

Con il precetto di conquistare l’unità nella diversità si stava avanzando in modo sostenuto verso l’integrazione, la complementarità e l’accordo tra tutti per dare soluzioni ai problemi economici e sociali dei nostri popoli.

Abbiamo dichiarato l’America Latina e i Caraibi Zona di Pace e avevamo progredito nel proposito di costruire una relazione più rispettosa con i vicini del nord.

Lo scenario oggi è un altro. L’attuale Governo degli Stati Uniti e la loro ambizione egemonica verso la regione, pianifica la minaccia più perentoria degli ultimi cinque decenni verso la pace, la sicurezza e il benessere dell’America latina e i Caraibi.

Con l’obiettivo di dominare sono staiti orchestrati in vari anni diversi colpi di Stato, in un caso un colpo militare e in altri con tagli parlamentari, per togliere il potere a presidenti progressisti e per evitare l’ascesa dei leaders di sinistra si è impedita la partecipazione alle elezioni mediante campagne mediatiche e oscure cause giudiziarie. Precisamente, domenica scorsa si è compiuto un anno d’ingiusta reclusione del compagno Inácio Lula da Silva, per il quale domandiamo la libertà.

Sfortunatamente, ci sono governi e forze politiche che in modo irresponsabile accompagnano l’imperialismo in questa bellicosa scalata.

L’assedio incessante contro la fraterna Repubblica Bolivariana del Venezuela, con l’uso di metodi di guerra non convenzionale e l’asfissia economica, è il principale fuoco d’aggressine, ma senza dubbio la minaccia ci riguarda tutti

Il Governo venezuelano e il popolo chavista stanno scrivendo pagine ammirabili di resistenza. Nel suolo bolivariano si definisce oggi s eè verità che le nazioni latinoamericane e caraibiche hanno diritto alla libera determinazione, se il potere sovrano riposa nel popolo o in un governo straniero, se risulta accettabile che un paese poderoso determini chi sono i governanti di uno Stato indipendente, se le norme e i principi sui quali si basa l’Organizzazione delle Nazioni Unite hanno un valore reale o sono lettera morta; se i popoli della regione resteranno passivi di fronte all’accaparramento del potere sovrano in una nazione sorella o risponderanno condannando il crimine.

Ratifichiamo da questo Parlamento la ferma solidarietà e appoggio alla Rivoluzione bolivariana e chavista, al presidente Nicolás Maduro Moros e all’unione cívico-militare del suo popolo.

Ai circa 20.000 collaboratori cubani, il 61 % di loro donne, che Compiono missioni in Venezuela trasmetto il nostro profondo riconoscimento per il loro impegno e la loro dedizione nel nobile e profondamente umanitario impegno che realizzano al servizio delle famiglie di questa fraterna nazione. (Applausi).

Il tono del Governo degli Stati Uniti contro Cuba è sempre più minaccioso, mentre si fanno passi progressivi per deteriorare le relazioni bilaterali.

S’incolpa Cuba di tutti i mali, usando la menzogna nel peggiore stile della propaganda hitleriana. Non abbandoneremo mai il dovere d’agire in solidarietà con il Venezuela. Non rinunceremo a nessuno dei nostri principi e respingeremo energicamente ogni forma di ricatto.

L’incremento della guerra economica, con l’indurimento del blocco e la continuata applicazione della Legg Helms-Burton, persiguono il vecchio desiderio di far cadere la Rivoluzione Cubana per mezzo dell’asfissia economica e la penuria. Questa aspirazione è già fallita nel passato e tornerà fallire (Applausi).

Abbiamo fatto sapere all’amministrazione nordamericana, con la maggior chiarezza, fermezza e serenità, per canalli diplomatici diretti e in maniera pubblica,che Cuba non teme le minacce e che la nostra vocazione di pace e intesa è accompagnata dalla inamovibile determinazione di difendere il diritto sovrano dei cubani di decidire il futuro della nazione, senza interferenze straniere.

Il socialismo, sistema che il Governo degli Stato Uniti denigra Estados Unidos, lo difendiamo perché crediamo nella giustizia sociale e sostenibile con una giusta distribuzione della ricchezza e le garanzie di servizi di qualità per tutta la popolazione; pratichiamo la solidarietà e condanniamo l’egoismo, condividiamo non solo quello che ci avanza, ma anche quello che ci manca, respingiamo tutte le forme di discriminazione sociale e combattiamo il crimine organizzato, il narcotraffico, il terrorismo, la tratta delle persone e tutte le forme di schiavitù; difendiamo i diritti umani di tutti i cittadini, non di segmenti esclusivi e privilegiati; crediamo nella democrazia del popolo e non nel potere politico e antidemocratico del capitale; cerchiamo di promuovere la prosperità della patria, in armonía con la natura e curand le fonti dalle quali dipende la vita nel pianeta; e perché siamo convinti che un mondo migliore è possibile.

Speriamo che la comunità internazionale risponda con coscienza e senso del dovere di fronte a una così pericolosa esperienza, e che non ci si debba lamentare quando sarà troppo tardi.

Di fronte al turbolento scenario che si è formato, abbiamo stabilito priorità assolute la preparazione del paese per la difesa e lo sviluppo dell’economía nazionale. Le due direzioni con la stessa importanza.

Come la nostra popolazione ha potuto apprezzare, da vari mesi si realizza un insieme di misure nell’interesse di rinforzare la capacità e la disposizione combattiva delle Forze Armate Rivoluzionarie e di tutto il sistema difensivo del paese nel concetto strategico della Guerra di Tutto il Popolo, come ratifica la Costituzione della Repubblica che abbiamo appena proclamato.

Nello stesso tempo abbiamo adottato un gruppo di decisioni per orientare l’impegno della nostra economia e resistere e vincere i nuovi ostacoli che c’impone l’indurimento dell’assedio economico e finanziario, senza rinunciare ai programmi di sviluppo che sono in marcia.

Per questo è necessario stare all’erta e coscienti che stiamo affrontando difficoltà addizionali e che la situazione potrebbe aggravarsi nei prossimi mesi. Non si tratta di ritornare alla fase acuta del Periodo Speciale degli anni ’90 del secolo scorso; oggi il panorama è un altro in quanto ala diversità dell’economia, ma dobbiamo prepararci sempre per la variante peggiore.

È d’obbligo raddoppiare gli sforzi per incrementare le produzioni nazionali e in particolare quella degli alimenti, rivedere tutte le spese per eliminare quelle non imprescindibili, elevare l’efficienza nell’ uso dei portatori energetici, soprattutto i combustibili e questo include l’eliminazione dei furti che esistono, e assumere il risparmio con una ferma linea di condotta dei dirigenti dalla nazione e sino alla base e ai compatrioti in generale.

In 60 anni, di fronte alle aggressioni e le minacce no cubani abbiamo dimostrato la ferrea volontà di resistere e vincere le più difficili circostanze.

Nonostante il suo immenso potere, l’imperialismo non possiede la capacità di spezzare la dignità di un popolo unito, orgoglioso della sua storia e della libertà conquistata a forza di tanto sacrificio.

Cuba ha dimostrato che sì si è potuto, sì si può e sempre si potrà resistere, lottare e conquistare la vittoria (Applausi).

Non esiste altra alternativa.

Questo è tutto per ora.

Molte grazie.

(Ovazione). /(Versione stenografica del Consiglio di Stato/ traduzione Gioia Minuti).

Il testo costituzionale è stato frutto del lavoro unito di noi che abbiamo avuto il privilegio d’accompagnare Fidel, e dei “pini nuovi”, ha precisato Raúl. Photo: Estudio Revolución