ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Photo: Juvenal Balán

Nel pensiero del leader storico della Rivoluzione cubana Fidel Castro Ruz emergono, un’originalità che lui seppe valorizzare, le tradizioni della Patria come strumento educativo per l’azione politica e lo sostenne apertamente nella sua oratoria. In questa forma ha proiettato il suo pensiero rivoluzionario, la cui trascendenza si dimostra in una visione nazionale che contribuisce ad arricchire il suo operato come statista.
Nel sua traiettoria come guida della Rivoluzione, il suo pensiero si sviluppa e crea un sistema di concetti che hanno un’unità dialettica e pratica come base ideologica del processo rivoluzionario cubano, applicando le lezioni della storia all’operato  contemporaneo.
L’ influenza delle gesta indipendentiste nel suo pensiero prende forza nei momenti iniziali della sua vita politica, vedendo nella storia di Cuba lo strumento che gli permetterà di mobilitare le masse attorno ai propositi rivoluzionari e di liberazione nazionale.
Sin dalle prime azioni del suo compito trasformatore ebbe in prospettiva che   «[…] dobbiamo sapere di più della storia di Cuba […] E dico che non si può avere una buona educazione politica se non si ha una buona educazione storica e non si può avere una buona formazione rivoluzionaria se non si ha una buona formazione storica».
L’urgenza di fronte ai lavori quotidiani lo obbligava ad utilizzare come via rapida il contatto diretto, abituale per diffondere con un linguaggio semplice, comprensibile e diretto gli avvenimenti politici e storici della nazione,  scartando la possibilità d’usare complicati elementi teorici o concettuali non assimilabili da un popolo appena dichiarato libero dall’analfabetismo.
Questa strategia di scambio è di per sè un apporto della sua azione politica, perchè nella sua oratoria affiorano elementi che arricchiscono la sua arte di fare politica e in questo c’è l’essenza intima della sua opera di trasformazione sociale attraverso il ruolo educativo della storia.
Fidel assunse come principale originalità il sapere universale, lo pose nell’ azione politica e lo espresse nella sua oratoria. In questa forma proiettò le idee rivoluzionarie, la cui trascendenza dimostra tra le altre cose che esiste un concetto nazionale che aspira ad affrontare i problemi attuali che devono essere esaminati da tutti coloro che si preoccupano per il futuro dell’umanità.

LE LOTTE INDIPENDENTISTE NELLE AZIONI RIVOLUZIONARIE DI FIDEL

Le guerre per l’indipendenza nel XIX secolo guadagnarono prestissimo l’adesione di Fidel che usando la funzione dimostrativa della storia sostenne:
«Niente ci aiuterà meglio a capire cosa vuol dire Rivoluzione che l’analisi della storia del nostro paese, che lo studio della storia del nostro popolo e delle radici rivoluzionarie del nostro popolo».
Questa influenza delle gesta libertarie nel suo pensiero prende forza dai modelli dei momenti iniziali della sua carriera come leader, vedendo nella storia di Cuba l’elemento che avrebbe permesso di mobilitare le masse attorno ai propositi rivoluzionari e di liberazione. Nei suoi ragionamenti questa disciplina possiede una connotazione più forte, quando la conoscenza ha la capacità di prevedere ed è nella potenzialità di prevedere che mostra le sue qualità analitiche degli avvenimenti universali.   

Baracoa. Photo: Archivo

Come si dimostra nella seguente enunciazione :«[…] ¡E quanto è utile frugare nella storia straordinaria del nostro popolo! Quanti insegnamenti, quante lezioni, quanti esempi, che miniera inesauribile d’eroismo. Perché nessun popolo in questo continente ha lottato di più per la sua libertà che il popolo cubano […]».
Il massimo leader ci esprime come idea centrale che non possiamo pensare nè realizzare strategie se non partiamo dai modi e dalle lezioni che queste ci lasciano.
Studiarle in retrospettiva storica serve per osservare modelli d’azioni, studiare come si analizzarono i loro vari aspetti – risorse, analisi, guida – e ottenere conclusioni attorno ai vantaggi e alle difficoltà osservate. Ma, al di là delle teorie, l’importante è il cumulo di conoscenze che ci lascia l’analisi degli uomini e del gruppo di protagonisti di differenti epopee.   
Lo studio delle guerre, battaglie e le azioni di accumulo, conservazione o incremento di potere attraverso la storia costituisce un ricco esempio e da quelle si possono ottenere preziose conoscenze.
Non è un arbitrio ideologico accudire all’esperienza storica e in lei incontriamo una linea di riflessione sulla strategia, la natura e l’applicabilità che le trasforma in sapere indispensabile.
Esaminando il pensiero nazionalista di carattere rivoluzionario, c’incontriamo con un tratto distinto, la sua difesa dell’indipendenza tanto economica come politica.  Vediamo in Cuba queste idee con José Martí, che non è l’unico, ma sì uno dei più brillanti precursori.
I passi che guidano Fidel, sono preceduti dalla decisione martiana di conquistare o sacrificare la vita in combattimento. Questo è forse e il primo legato per le generazioni future, quello della lotta perpetua contro l’oppressione straniera.
Questa identificazione d’ideali e aspirazioni, fa sì che il primo obiettivo sia realizzare i sogni mai esauditi del Maestro, e risulta che nella prigione, istruttiva, l’identità tra i due rivoluzionari si manifestò nuovamente, rendendola evidente sia nella condotta assunta dal capo del Movimento 26 di Luglio, come nelle dottrine che accumula nelle sue lettere. E accadde così nell’esilio messicano, la burrascosa epopea del Granma, i rovesci iniziali, il raggruppamento  promettente, nella guerra e nella vittoria.


JOSÉ MARTÍ NELLE DOTTRINE RIVOLUZIONARIE DI FIDEL CASTRO

Come massimo rappresentante del Partito Rivoluzionario Cubano e dall’emigrazione, José Julián Martí Pérez organizzò la lotta, cercando appoggio nelle figure principali delle gesta precedenti, per dare una colonna di sostegno a un movimento che rispose all’esplosione del 24 febbraio del 1895, con il proposito di realizzare i suoi obiettivi di liberazione.
I discorsi e i lavori del nostro più grande patriota, soprattutto nel quinquennio  1890-1895,hanno come obbiettivo primario la ricerca dell’unità dei cubani attorno  all’indipendentismo. Nella sua prosa e oratoria prendono vita
i martiri uccisi, gli eroi presenti e i processi avvenuti perché siano ragione d’essere delle nuove gesta e questo impegno vincola fortemente il suo pensiero e la sua azione con il leader della Rivoluzione cubana del 1959.
Ugualmente Fidel Castro, in diversi interventi, ha espresso una valutazione della personalità dell’Eroe di Dos Ríos, per risaltare la sua capacità di pensatore politico, il suo concetto rivoluzionario, le sue qualità morali, le sue idee su come va concepita la rivoluzione, la necessità dell’esistenza di un partito e la decisione con la quale affrontò i problemi relazionati con la preparazione della nuova guerra.
Dall’interazione dialettica del congiunto delle funzioni riferite nei suoi discorsi pubblici, in relazione con le gesta del 1895, si deduce in buona misura la legittimità della necessità che sentiva di fomentare uno sviluppo ideologico popolare proprio per una società in un processo di ricerca che non si può obiettare.
Si noti che non si pensa solo in educare un buon cittadino attraverso l’esempio del Maestro, ma di farlo e nello stesso tempo generare precetti che necessitano d’essere storicamente trasformati per imporre un nuovo ordine rivoluzionario emanato  dalle necessità presenti in un nuovo stato storico della pratica e della fisionomia storico-politica degli uomini e delle donne che, a partire dal 1959, hanno costruito una nuova società in Cuba.
Se non si avverte nei concetti di Fidel questa peculiarità nell’intenzione con cui assicura, per le condizioni di Cuba, la trilogia storia, politica, popolo, si disattende il suo pensiero al rispetto, che si esplicita con la distinzione di uno o un altro concetto secondo la situazione storica che lo consiglia.
In tutta la nostra storia, l’unità è stata un fattore fondamentale per la conquista della nostra indipendenza. Il Maestro è stato uno dei primi a comprenderlo e per questo non è casuale che l’esperienza delle battaglie realizzate per la sovranità nazionale vincolino indissolubilmente l’atteggiamento dei due leaders.
L’Apostolo comprese che non si poteva rimandare la creazione di uno spazio politico che raggruppasse tutti i cubani per l’indipendenza dell’Isola, senza che importassero la razza, il sesso, la nazionalità o la posizione sociale, convinto che l’organizzazione politica della guerra doveva contare con l’appoggio di tutti gli implicati e l’appoggio delle fondamentali guide della guerra precedente.  
Fidel, com primae  Martí,depositò nel popolo la sua assoluta fiducia. Tutta la strategia della Rivoluzione si basò nel popolo e nelle sue illimitate energie morali, nelle’enorme forza rivoluzionaria che si racchiudeva in lui.
E in questo popolo cercò non solo i membri del distaccamento iniziale, ma anche i mezzi indispensabili per cominciare la lotta.
Ugualmente s’identifica Fidel con Martí, in molte altre manifestazioni del suo atteggiamento di fronte alla vita: la subordinazione della sua condotta ai principi rivoluzionari, ai valori morali, la condanna di quello che significa eludere il compimento del dovere,  la coniugazione dell’eroismo con la semplicità e la sua dedizione alla causa della redenzione di tutti i popoli del mondo.
Nella stessa forma in cui sentiamo la presenza di Martí negli obiettivi e nell’organizzazione del Movimento guidato da Fidel la incontriamo in ognuno dei passi della sua azione insurrezionale, includendo l’atteggiamento assunto di fronte ai rovesci. L’immagine del nostro Eroe Nazionale.
Fu presente negli impegni, piena di sacrificio, d’allegare le risorse umane e materiali indispensabili per il combattimento contro il governo di Fulgencio Batista Zaldívar, instaurato il 10 marzo del 1952 in Cuba.
Con una profonda convinzione martiana, si manifesta nella guida storica della Rivoluzione cubana, una preoccupazione permanente per il futuro attraverso il divenire e il futuro del processo politico, perché il presente viabilizza il futuro attraverso un orientamento verso la trasformazione costruttiva dello stato di cose esistenti indirizzata a sua volta a fomentare un atteggiamento costruttivo di fronte ai grandi obiettivi da realizzare.
Per questo si sottolinea l’importanza di armarsi di idee, di concetti rivoluzionari per il futuro, costruire trincee ideologiche senza tralasciare ugualmente le trincee di pietra, facendo dei giovani i portabandiera di queste idee.
In conseguenza, si tratta di situazioni generatrici di una volontà collettiva, così come di una spiritualità emancipatrice che implica non solo la coscienza del possesso del potere, ma anche la capacità per usarlo bene, in accordo con la sua missione storica d’avanzare nel campo della politica nella costruzione continua di egemonia e in conseguenza trascendere progressivamente a quote superiori di sovranità nazionale e umana.
In maniera generale, l’analisi delle sue esposizioni, mostra una costruzione politica nel dialogo, tra le idee e la realtà, le aspirazioni e le domande presenti, tra l’attaccamento alle dottrine e i problemi specifici della nazione e del popolo.
Nello stesso tempo si osserva un permanente pensare alla situazione nazionale e internazionale e al ripasso della storia da prospettive erudite che la caratterizzano, creando una riserva di idee con valore, per spiegarla e comprenderla così come per orientare la pratica.
Nonostante tutto, Fidel Castro non smette di sforzarsi di spingere il corso della storia, nel senso che la marcano quelle matrici ideologiche e dottrinali, ragioni per cui non limita il suo sforzo politico in un pensare all’immediato qualsiasi sia la forza che porta, perché tende a farlo in connessione con un futuro vicino o lontano che sia nell’orizzonte dell’ideale; questo lo fa essere profondamente conseguente nell’ideologico e  politicamente responsabile. Per questo la sua interpellazione al popolo avviene attraverso la politica che abbraccia, facendolo ricettivo e produttore nelle due direzioni
Il riconoscimento del ruolo decisivo della storia nello sviluppo economico e sociale è con tutta probabilità una delle caratteristiche essenziali del suo pensiero, e appare molto precocemente nelle sue affermazioni e mostra la frequenza sempre più forte con cui questo concetto si traduce in azione.
In differenti circostanze, Fidel riafferma le sue convinzioni sul significato della storia nel contributo decisivo alla consecuzione degli obiettivi urgenti della Rivoluzione e allo sviluppo ulteriore della società socialista a questa combinazione si deve in buona parte la sua riconosciuta figura di statista mondiale. (GM- Granma Int.)

*L’autrice è investigatrice dell’Istituto di Storia di Cuba

Fonti utilizzate:Manifestazione per il XXX Anniversario dell’entrata a L’Avana, l’8  gennaio del 1989./ Veglia commemorativa dei Cento Anni di Lotta, la Demajagua, Oriente, 10 ottobre del 1968./ Veglia  solenne per la morte in combattimento del maggiore generale  Ignacio Agramonte Loynaz, Camagüey, 11 maggio del 1973./
 Fidel Castro e la Storia come Scienza. (Selezione Tematica 1959-2003)
Tomo I. Centro degli Studi Martiani. L’Avana, 2007.