Il Partito Comunista appoggerà e sosterrà risolutamente il nuovo Presidente. › Cuba › Granma - Organo ufficiale del PCC
ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Photo: Estudio Revolución

Compagne e compagni:
 
Desidero prima di tutto ringraziare per l’incarico di pronunciare le parole finali di questa emozionante Sessione costituiva della IX Legislatura dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, effettuata precisamente oggi, quando si compie il  57º anniversario della vittoria ottenuta a  Playa Girón, con il  comando del Comandante in Capo  Fidel Castro Ruz, contro l’invasione mercenaria organizzata, finanziata e sbarcata dal governo degli Stati Uniti.
Questo fatto storico riveste una maggior importanza perchè fu la prima volta in cui i combattenti dell’Esercito Ribelle, la polizia e i miliziani lottarono difendendo le bandiere del socialismo proclamato da Fidel il16 aprile del 1961, durante la veglia per il lutto delle vittime dei bombardamenti alle basi aeree.
Come si sa, nell’ultima Sessione Ordinaria della VIII Legislatura, l’Assemblea Nazionale aveva approvato d’estendere il mandato dei deputati del Parlamento cubano e dei delegati delle Assemblee Provinciali per via dei gravi danni provocati dall’uragano Irma, il cui impatto diretto su quasi tutto il territorio nazionale aveva determinato la necessità d’aggiustare il cronogramma del processo elettorale, quello che concludiamo oggi e che ha contato su una fortissima partecipazione cittadina in un’ulteriore mostra di sostegno alla Rivoluzione e alla nostra  democrazia socialista.
È opportuno riconoscere il lavoro sviluppato dalle commissioni elettorali e delle candidature a tutte  le istanze cosi come l’insieme delle istituzioni che hanno collaborato per un buono svolgimento delle elezioni.
Il 6º Congresso del Partito, effettuato nell’aprile del 2011, approvò  la proposta di limitare a un massimo di due periodi consecutivi di cinque anni l’impegno negli incarichi politici  statali fondamentali .
Il 7º Congresso due anni fa si pronunciò ugualmente, e anche se questo limite non è stato ancora introdotto nella Costituzione, questione che speriamo si stabilisca nella cornice della sua riforma, quando assunsi il mio secondo mandato come Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri, il 24 febbraio del 2013, dissi che questo sarebbe stato il mio ultimo, e lo ho ribadito nel dicembre scorso, quando proprio da qui ho affermato che a partire da oggi  Cuba avrebbe avuto un nuovo Presidente.
Non era necessario aspettare di realizzare una riforma costituzionale per rispettare la parola impegnata e agire di conseguenza: più importante era dare l’esempio.
L’Assemblea Nazionale del Potere Popolare ha eletto il compagno  Miguel Díaz-Canel Bermúdez come Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri. Nello stesso tempo è stato eletto il compagno Salvador Valdés Mesa Primo Vicepresidente del Consiglio di Stato e successivamente l’Assemblea Nazionale ha approvato la sua designazione come Primo Vicepresidente del Consiglio dei Ministri.
Il Compagno Díaz-Canel ha una carriera politica di circa 35 anni. Dopo la laurea in ingegneria elettronica ottenuta nell’Università Centrale di Las Villas, lavorò in questa professione.  
Dopo il servizio militare svolto in un’unità antimissili antiaerea delle FAR, insegnò come professore nella facoltà d’ingegneria elettrica dello stesso centro universitario dove divenne un quadro dirigente dell’Unione dei Giovani Comunisti, ottenendo rapidamente incarichi di direzione di questa organizzazione, sino alla sua promozione al lavoro professionale nel Partito.   
A partire dal luglio del 1994, il terzo o quarto anno del Periodo Speciale, quando era al massimo apogeo la tappa più acuta del Periodo Speciale divenne Primo Segretario  del Comitato Provinciale di Villa Clara e lo fu per nove anni, con la stessa responsabilità nella provincia di Holguín  per altri sei anni e in tutti e due i casi con risultati soddisfacenti.
E non fu casuale dopo i nove anni a Villa Clara, che furono abbastanza, perchè lui era nato lì e conosceva la sua vecchia provincia includendo in questo caso Cienfuegos e Sancti Spíritus, che si pianificò d’inviarlo a Holguín, una delle provincie con molti abitanti e una grande estensione territoriale come parte della sua preparazione, come cercammo di fare con una dozzina di giovani, la maggioranza dei quali giunse al Burò Politico, ma non riuscimmo a realizzare la loro preparazione e lui fu l’unico sopravvissuto - lo dico esagerando - di questo gruppo (Applausi), del quale io non critico le deficienze, ma parlando con il compagno Machado gli dicevo che noi siamo quelli che vanno criticati per non aver organizzato meglio la preparazione e la maturazione di questi altri compagni, perché occupassero alte responsabilità nel Partito e nel governo.
Io dicevo al compagno Machado che se in15 anni è stato solo in due province come massimo dirigente del Partito, senza contare gli anni di direzione della gioventù, avrebbe potuto passare di tre in tre anni per lo meno per cinque province del paese, perché le conoscesse più profondamente.
Non sto criticando Machado,lo critico già troppo (Applausi).  E adesso che sono direttamente al di sopra, che si prepari! (Risate).
Ma con questo voglio dire che si deve prestare più attenzione alla preparazione dei quadri, per far sì che quando vanno ad occupare altre posizioni superiori, abbiano un maggiore dominio. Ma la loro elezione adesso non è causale, è stata prevista in un insieme nel quale il migliore, secondo la nostra modesta opinione, è stato il compagno Díaz-Canel (Applausi), e non dubitiamo che per le sue virtù,  per la sua esperienza e per la dedizione al lavoro che ha realizzato, avrà un successo assoluto nel compito che il nostro organo supremo del potere dello Stato gli ha affidato  (Applausi).
È membro del Comitato Centrale del Partito dal 1991, promosso nel  Burò Politico da 15 anni. Ha realizzato missioni internazionaliste nella Repubblica del Nicaragua e si è laureato nel Collegio della Difesa Nazionale.
Nel 2009 fu nominato ministro d’Educazione Superiore e nel 2012 Vicepresidente del Consiglio dei Ministri per l’attenzione agli organismi vincolati all’educazione, la scienza, lo sport e la cultura.
Cinque anni fa fu eletto Primo Vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri e da quell’istante già un gruppo di compagni del Burò Politico avevamo l’assoluta certezza d’aver fatto centro, che quella era la soluzione che oggi si materializza in questa importantissima riunione— incarichi questi ultimi che ho citato e soprattutto quello di  Primo Vicepresidente dei  Consigli di Stato e dei Ministri, in simultanea con attenzione della sfera ideologica del Comitato Centrale del Partito.  
Non è nemmeno casuale. Un tema come questo doveva passare per le mani di chi oggi è Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri e quando io mancherò – in quello che riferirò più avanti –dato che continuo come Primo Segretario sino al 2021, possa assumere  la condizione di Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri e di Primo Segretario del Partito Comunista (Applausi).  
E si è pianificato così, mantenendolo nella prossima proposta dell’Assemblea, che si analizzerà ugualmente con il Consiglio dei Ministri nella sessione di luglio, dove si proporrà anche la Commissione dei Deputati che incaricherà della redazione e di presentare a questa Assemblea il Progetto della Nuova Costituzione che poi sarà necessario discutere con la popolazione e proporla in un referendum.
Anticipo che nella Prossima Costituzione, dove non ci sono cambi del nostro obiettivo strategico nel lavoro del Partito si manterrà, e il nostro popolo lo appoggerà sicuramente come ha già fatto decine di anni fa, nel 1976, con un’enorme quantità di voti: il 98%.
E in quella occasione già si potranno unire questi due incarichi, come dicevo, che sono fondamentali, che il Primo Segretario del Partito e il Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri tenga nelle sue mani tutto il potere e l’influenza da esercitare, anche con l’esistenza, potrebbe darsi, di un primo ministro che segua il governo.
Con questo dimostro che abbiamo discusso abbastanza la formula che si presenterà attraverso questa commissione della quale ho parlato, che vi si proporrà nel mese di luglio.
I due mandati li dobbiamo compere noi che andremo a stabilire la Costituzione, mandati di cinque anni ciascuno.
Il Congresso del Partito manterrà le sue date. Io sono stato eletto nel 7º Congresso del Partito sino all’anno 2021, ho già 87 anni che compirò il 3 giugno – non lo dico perchè mi mandino alcun ossequio, perché so che è difficile incontrarne uno, anche se modesto, è più difficile che trovare il petrolio– (risate). Ossia non mi mandate niente.
Quando lui avrà terminato i suoi due mandati, se avrà lavorato bene e se lo approveranno il Comitato Centrale del nostro Partito e l’organo supremo del potere dello Stato, che è questa Assemblea della quale facciamo parte, lui dovrà rimanere. Come quello che stiamo facendo adesso, lui lo dovrà fare con il suo sostituto terminati i suoi dieci anni di Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri.
Nei tre che gli resteranno sino al Congresso, resterà come Primo Segretario per dare viabilità a un transito sicuro, risparmiando l’apprendistato del sostituto sino a quando si ritirerà a curare i nipotini che avrà già, se già non ha adesso. Hai già dei nipotini? Bene, allora i bisnipoti, come me che ne ho tre e uno in cammino (risate).  Questo è quello che pensiamo.
Naturalmente, gli organi superiori del Partito e dello Stato saranno quelli che decideranno, prenderanno la decisione finale in queste attività che ho menzionato.
Viviamo in un luogo e in tempi nei quali non possiamo commettere errori.
Io sono di quelli che, quando il tempo lo permette, leggono e studiano tutto quello che mi giunge tra le mani su avvenimenti storici molto nefasti che sono accaduti nella storia recente, internazionali, nei paesi, e non possiamo commettere errori, non solo per l’ubicazione geografica in cui ci troviamo né per alcun altro motivo;
ci sono errori che non possiamo commettere, come quelli che diedero motivo a processi importantissimi per l’umanità e le cui conseguenze le abbiamo pagate molti paesi; le conseguenze dello squilibrio internazionale che si è creato, che abbiamo pagato molti paesi, che continuiamo a pagare e tra questi il nostro. Mi s’intende bene? ( Gli rispondono Sì!)
Il compagno Díaz-Canel non è un improvvisato, e negli anni ha dimostrato maturità, capacità di lavoro, solidità ideologica, sensibilità politica, impegno e fedeltà alla Rivoluzione.
La sua ascesa alla massima responsabilità statale e di governo della nazione non è stata frutto dell’azzardo né di pressioni. Nella sua promozione graduale a incarichi superiori, a differenza di quanto successo nel passato con altri giovani dirigenti come ho riferito prima, non abbiamo commesso l’errore di accelerare il processo, ma si è assicurato con intenzione e previsione il transito per differenti responsabilità di Partito e di Governo, in maniera che acquisisse un livello di preparazione integrale che, unito alle sue qualità personali,  
gli permetteranno d’assumere con successo  la guida del nostro Stato e Governo e più avanti la massima responsabilità nel Partito.
Il compagno Valdés Mesa accumula un’estesa lista di servizi alla Rivoluzione, il cui trionfo lo sorprese quando era un contadino, in una fattoria nella regione di Amancio Rodríguez, appartenente allora alla provincia di Camagüey.  Nel 1961 entrò a far parte delle Milizie Nazionali Rivoluzionarie, partecipò alla Campagna d’Alfabetizzazione e militò nell’Associazione dei Giovani Ribelli, giungendo ad essere il suo segretario generale nella citata regione.
Quando si creò l’Unione dei Giovani Comunisti, fu eletto Segretario Generale in questa istanza e partecipò come delegato al Primo Congresso di questa organizzazione.
Poi partecipò alla costruzione del Partito Unito della Rivoluzione Socialista di Cuba in varie regioni di Camagüey, e occupò incarichi di direzione a livello di municipio e nel Comitato Provinciale del Partito, dove passò come quadro professionale al lavoro sindacale,  ascendendo lentamente alle responsabilità di Secondo Segretario della Centrale dei Lavoratori di Cuba, CTC, e Segretario Generale del Sindacato Nazionale dei Lavoratori Agricoli e Forestali.
Nel 1995 fu designato Ministro del Lavoro e la Sicurezza Sociale, sino a che quattro anni dopo fu promosso primo segretario del Comitato Provinciale del Partito a Camagüey.
Nel XIX Congresso della CTC, effettuato nel 2006, fu eletto suo Segretario Generale, condizione che ha mantenuto sino al 2013 quando è stato eletto Vicepresidente del Consiglio di Stato.
Senza smettere di lavorare, si laureò nel 1983 come ingegnere in Agronomia nell’Istituto Superiore di Scienze Agricole di Ciego de Ávila.
È membro del Comitato Centrale del Partito dal 1991 e del suo Burò Politico da dieci anni.
Ugualmente credo sia giusto distinguere l’atteggiamento disinteressato del compagno José Ramón Machado Ventura, che per propria iniziativa nuovamente —e dico nuovamente perché lo ho già fatto in precedenza- precisamente per far sì che Díaz-Canel potesse occupare l’incarico che lui aveva di Primo Vicepresidente del Consiglio di Stato— offerse il suo incarico di Vicepresidente dei Consigli di Stato e dei Ministri per dare il passo alla nuova generazione.
Machado, al quale mi uniscono più di sessanta anni di lotta rivoluzionaria, dalla Sierra Maestra e nel Secondo Fronte Orientale Frank País, del quale fu uno dei fondatori, costituisce un esempio di modestia, onestà e impegno senza limiti al lavoro, anche se è un poco irritabile, come molti di voi sanno bene. D’ora in avanti concentrerà i suoi sforzi nel lavoro del Partito, come Secondo Segretario del Comitato Centrale.
Merita una menzione a parte la compagna Mercedes López Acea, membro del Burò Politico, che è stata liberata dall’incarico di Vicepresidente del Consiglio di Stato nel pomeriggio di ieri, che ha svolto otto anni d’encomiabile e difficilissimo lavoro come Prima Segretaria del Partito in questa complicata capitale, impegno che logicamente si fa più complesso, precisamente perché si tratta della capitale del paese, e che prossimamente riceverà l’incarico di  nuove responsabilità nel Comitato Centrale del Partito. (Applausi).
La composizione del  Consiglio di Stato eletto oggi  dall’Assemblea Nazionale, riflette il 42% di rinnovo.  Cresce la rappresentazione femminile al 48,4%.  Cresciamo, eh Teresa?… ma adesso dobbiamo continuare come dite voi stessi, per gli incarichi decisivi e non solamente di numero (Applausi).
Cresce la rappresentazione delle donne al 48,4%, e quella dei negri e dei meticci  ha raggiunto il 45,2%.  E sia in un tema come nell’altro non possiamo retrocedere di un millimetro, perchè sono costati molti anni, dal trionfo della Rivoluzione, cominciando con Fidel, che iniziò con questa idea dell’uguaglianza della donna e che, contro la volontà di molti vecchi guerriglieri nella Sierra Maestra — dato che non avanzavano armi, anzi era il contrario—, formò un plotone chiamato  Mariana Grajales (Applausi), e qui c’è una deputata, Teté Puebla Viltres, che fu una delle ufficiali di quel plotone.
Questo è costato molto lavoro, non è stato facile e tuttavia resta la battaglia della proporzione dei posti non solo numerici come ho detto, ma qualitativi in luoghi decisivi. Già le donne, e i negri soprattutto, si sono preparati nel paese e questo è solo una mostra che vediamo nel curriculum di ognuno di loro; ma è costato lavoro e per questo insisto: neanche un passo indietro! e adesso manchiamo per gli incarichi decisivi, non per essere tale o quale, ma per la sua qualità, per la sua preparazione. Io stesso mi sono sbagliato con alcune designazioni per realizzare l’obiettivo senza riunire tutte le condizioni del designato e ho dovuto ovviamente rettificare dopo, ma chiamo l’attenzione perché è un tema che non possiamo lasciare alla libera spontaneità. Che cosa pensano i giornalisti? Non è cosi? (Applausi.)
L’età media del Consiglio di Stato è scesa a cinquantaquattro anni e il 77.4% è nato dopo il trionfo della Rivoluzione. Sono passati gli anni e non ce ne rendiamo conto, ma sono passati.
Tre donne sono state elette vicepresidenti del Consiglio di Stato. Due sono negre, ma non solo per essere negre, ma per le loro virtù e qualità e questa è un’altra dimostrazione del compimento di tutti gli accordi emanati dai Congressi del Partito e dalla sua Prima Conferenza Nazionale nel 2012 a proposito della politica dei quadri.
Così si evidenzia anche il fatto che più della metà dei deputati dell’Assemblea Nazionale, il 53.22%, sono donne e la rappresentanza di negri e meticci ha raggiunto il 40.49%, e così dobbiamo continuare.
Voi vedete che qui ci sono alcune compagne e compagni,ancora pochi, negri locutori sia di televisione che della radio. Vedete che ne appaiono alcuni già? Questo non è stato facile e io stesso ho dato istruzione concreta ai responsabili di questi organismi di radio e televisione e ho detto:  fatelo senza danneggiare nessuno, ma poco a poco risolvetelo.  Hanno fatto alcuni piccoli passi, ma non sufficienti dal mio punto di vista; continuare come vanno, non tanto lentamente, ma continuare  avanzando prudentemente e che nessuno si senta danneggiato, perchè mi hanno messo qui un meticcio e un negro. Meno male che già appare dando il comunicato idrologico, un negro grande che stringe le mai così e non so perchè non gli danno un indicatore per marcare lì. (Applausi),
Perchè non sa cosa fare con le mani e le mette così (e lo mostra) e ha una mappa nella quale si riflette la situazione e con un indicatore potrebbe spiegare. E una per lo sport e meno male che a volte appare nel telegiornale e non è stato tolto nessuno.
Ossia con questo dimostro che le cose si devono pensare, non dirle, e vada come vada, fatte o meno, insistendo, cercando nuovi metodi, evitando di commettere errori per non farci criticare in obiettivi così nobili e dobbiamo pensare una volta e poi  ripensare a un’altra soluzione quando non riusciamo a risolvere i problemi.
È così o non è così? (gli rispondono Sì!). Per questo mi estendo ed esco dal testo che è stato accuratamente elaborato per un’occasione tanto importante come questa, per trasmettervi queste esperienze che sono molto utili e sono anni passati da uno a studiarle e analizzare.
E questo dettaglio che ho raccontato sulle donne e la questione razziale lo tocchiamo da tempo … non è una vergogna ricordare come a volte in qualche discussione particolare l’ho  presentato, voglio dire in riunioni non ufficiali.
Io sono nato in campagna a Birán, che adesso è di Cueto, anche se era di Mayarí e adesso sono cuetense e holguinero, ma mi sono educato in Santiago, e provo molta nostalgia.    
E ricordo che quando ero studente - e prima del trionfo della Rivoluzione se per caso è già stato dimenticato- solo tre luoghi, che erano L’Avana – non dico L’Avana, ricordatevi della grandezza originale che aveva prima dell’attuale divisione politico amministrativa, e dico L’Avana – Santiago di Cuba e Guantánamo – mi riferisco alle città dove prima non esisteva la televisione ma esisteva la radio, da quando io ho avuto l’uso della ragione, non la televisione, e nei paesini dei tanti villaggi, a volte era  nel capoluogo, c’era sempre  un piccolo parco centrale, diciamo che era la prima cosa che facevano i pianificatori spagnoli.  
Quelli di maggiore età qui riunita non ricordano le domeniche, in alcuni di questi luoghi, quando la banda di musica municipale, dove esisteva,  offriva un concerto in piazza la notte? E allora si vedevano le coppiette degli innamorati o di quelli che facevano la corte, o gli amici dei bianchi passeggiare dentro il parco e i negri e i mulatti nel parco ma fuori della recinzione. Era così o non era così?
So che qui ci sono molti giovani.
Conoscevate queste cose? Questo è durato sino a che Fidel pronunciò il primo discorso, credo nel mese di gennaio o febbraio del 1959.  Ma le radici erano profonde e un paese che deve onorar con la composizione etnica del suo popolo, sorto nella lotta, nel fragore, nel crogiolo delle nostre guerre d’indipendenza, da quella del 1868 quasi 150 anni fa, che si compiono in ottobre, e voi sapete chi erano i capi principali, erano latifondisti e persino schiavisti ,che cominciarono a dare a la libertà ai loro schiavi, e quando quella guerra con l’accordo del famoso Patto del Zanjón, che fu opacizzato – meno male – da Antonio Maceo e  i suoi ufficiali nella Protesta di Baraguá, la gloriosa Protesta di Baraguá, quando si giunse a quel patto e già un gran numero dei capi erano negri e all’inizio della guerra necessaria di Martí, nel 1895, furono quelli che la guidarono fondamentalmente.
Poi accadde quello che conosciamo attraverso la storia, la partecipazione nordamericana nei giorni finali della guerra, quando la Spagna era già totalmente sconfitta, con decine di migliaia di soldati spagnoli che erano ricoverati, alcuni per ferite di guerra, ma la maggioranza per le malattie tropicali alle quali i militari spagnoli non erano abituati, e tra questi si trovava mio padre, che fu evacuato – passò la guerra nella linea da Júcaro a Morón — luogo dove andò appena terminò la guerra, passò per Cienfuegos, e ritornò l’anno dopo.
Io mi rallegro che sia venuto, che sia tornato, perché se non veniva lui, veniva un altro, perchè s’innamorò di Cuba e come ho detto in un’occasione a un politico spagnolo, raccontandogli questo, che mi rallegravo perchè altrimenti io sarei stato attualmente un galiziano o un vecchio galiziano, membro di quel tale partito.
Ma allora quando sbarcano i nordamericani a est di Santiago di Cuba, senza nessun ostacolo, perchè l’Esercito Liberatore la proteggeva, la flotta americana, più moderna, in un attacco affonda la spagnola che era concentrata a Santiago di Cuba, nella baia; smontano l’artiglieria di difesa della città, ma da Madrid giunge l’ordine di ricominciare  con l’artiglieria e combattere la flotta americana, senza sapere, quello che stavano ordinando da Madrid: affrontare una flotta più moderna e uscire uno a uno per le caratteristiche della Baia di Santiago che è a borsa come la maggioranza delle baie cubane, ad eccezione di Playa Girón e quella di Matanzas, a nord.  E l’Ammiraglio Cervera, Capo della Flotta Spagnola dell’Atlantico, ordinò a tutti i suoi ufficiali di vestirsi in alta uniforme, e qualcuno gli disse: «Ammiraglio, ma se andiamo a combattere», e lui rispose: «Effettivamente è per questo, questa è l’ultima battaglia», e fu così, un tiro al bersaglio uno per uno.  
S sferrarono due combattenti terrestri di una certa importanza a El Viso, dove il generale spagnolo di cognome Vara del Rey, che lo difendeva, morì combattendo e nella presa della Loma di San Juan, che già praticamente l’aveva inghiottita la città. E lì avvenne quello che io chiamo il peccato originale: Le truppe vittoriose dei due eserciti stanno per entrare a Santiago di Cuba, ma il generale americano  che andava al fronte delle sue truppe proibisce ai cubani di partecipare.
Era Calixto García che stava lì o vicino a lì.
Glielo impedivano con il pretesto d’evitare rappresaglie, quando in realtà l’Esercito Liberatore, catturava i prigionieri, ma era interessato a loro fucili e inoltre alcuni si univano alle nostre truppe di liberazione.
E una mancanza ancora più grave che si può definire il peccato originale per quello che avvenne dopo, fu quando giunsero alla Casa del Governo nella città, abbassarono la bandiera spagnola e issarono solamente quella nordamericana. E quello indicava quel che sarebbe avvenuto in questo paese sino all’arrivo di Fidel.  
Si discusse a Parigi, nel Palazzo di Versalles, alla periferia della capitale francese, ovviamente spagnoli e americani : “Non è necessario che i cubani partecipino”.
Allora si ottenne quest’uguaglianza nel bel crogiolo che era il nostro Esercito Liberatore in quel momento...
Già nella discriminazione, se lei andava in uno zuccherificio, anche uno modesto, al club dei funzionari americani e dei cubani coi colletti bianchi,  diciamo quelli che lavoravano in qualche ufficio o avevano una responsabilità, che erano quelli che  andavano in questi clubs e gli altri nei baracconi.
La loro influenza con l’Emendamento Platt durò qui sino alla rivoluzione del ’33, ma altri accordi che si presero ci posero nuovamente il giogo sino al 1º gennaio del 1959.  Il prezioso crogiolo della nostra nazionalità è adesso che stiamo cercando di ricostruirlo, non nei primi momenti.  Si capisce quello che dico e a cui mi riferisco? (Gli dicono di Sì) Era così o non era così?
Lo chiedo a quelli più anziani.
Devo girarmi per vedere qui dove si trovano alcuni dei vecchi (risate) Guillermo García, a El Plátano non viveva quello, la povertà unificava tutti .
Perdonate che sono uscito dal testo ma modestia a parte, credo d’arricchirlo (Applausi), che la stampa pubblichi quello che vuole,  il testo scritto, ma possono scrivere di questo e di quel che sto dicendo qui, perché ovviamente si sta diffondendo.
Ossia mi sono soffermato in questo punto; quando si stava scrivendo questo materiale, naturalmente non pensavamo in questo, l’ho pensato dopo meditando, guardando i risultati della composizione di questa nuova Assemblea.
Riprendendo il tema, nello stesso tempo sono stati ratificati i membri, due di loro sono donne, della Presidenza dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare, guidata dal caro compagno Esteban Lazo Hernández.
Ugualmente, su proposta del Presidente Díaz-Canel, il Parlamento cubano ha approvato, compiendo quanto stabilito nell’Articolo 75 della Costituzione, di  posporre la presentazione  del Consiglio dei  Ministri, con il proposito di contare su un tempo prudenziale per valutare i movimenti  da realizzare dei quadri, ed è una decisione molto saggia per non farlo in tutta fretta e poter parlare con i ministri, uno per uno, perché preparino gli argomenti, e prendere poi la decisione corrispondente e portarla all’Assemblea in luglio come abbiamo detto.
Per quel che mi riguarda, io continuerò a mantenere l’incarico di Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito, nel mio secondo e ultimo mandato, che spirerà nel 2021, quando si realizzerà l’8º Congresso e si terminerà il processo di lento e ordinato trasferimento delle principali responsabilità per le nuove generazioni.  
A partire d’allora, se la salute me lo permette, sarà un soldato in più, unito al popolo difendendo questa Rivoluzione (Applausi).
Perchè non resti il minimo dubbio, desidero porre l’accento che il Partito Comunista di Cuba, cominciando dal Primo Segretario del suo Comitato Centrale, appoggerà e sosterrà risolutamente il nuovo Presidente dei  Consigli di Stato e dei Ministri nell’esercizio delle sue attribuzioni costituzionali contribuendo a salvaguardare la nostra arma più importante: l’unità di tutti i rivoluzionari e del popolo.
Non può essere in altra maniera.
Noi che abbiamo avuto il privilegio di combattere la tirannia con la guida di Fidel, dalla Moncada, il Granma, l’Esercito Ribelle, la lotta clandestina, sino ad oggi sentiamo con l’eroico popolo di Cuba una profonda soddisfazione per l’opera consolidata della Rivoluzione, l’opera più bella che abbiamo fatto e che ci permette la legittima felicità e una serena fiducia di vedere con i nostri stessi occhi il trasferimento alle nuove generazioni della missione di continuare la costruzione del socialismo e così garantire l’indipendenza alla sovranità nazionale.
In una data anticipata come il 4 aprile del 1962, nella chiusura del Primo Congresso dell’Associazione dei Giovani Ribelli, il compagno Fidel dichiarò: «Credere nei giovani è vedere in loro oltre all’entusiasmo, la capacità; energia, responsabilità e oltre alla gioventù purezza, eroismo, carattere, volontà, amore per la Patria, fede nella Patria!  Amore per la Rivoluzione, fede nella Rivoluzione, fiducia in sè stessi, convinzione profonda che la gioventù può, che la gioventù è capace, la convinzione profonda che sulle spalle della gioventù  si possono depositare grandi responsabilità».
Guardate che concetto tanto ampio sulla gioventù e la sua capacità di attuare.
Così è stato e così sarà, e non per il gusto di una delle permanenti scommesse dei nemici della Rivoluzione, penetrare, confondere, dividere e allontanare la nostra combattiva gioventù dagli ideali, la storia, la cultura e l’opera rivoluzionaria, seminare l’individualismo, la cupidigia, fare una merce dei sentimenti  indurre le nuove generazioni al pessimismo, all’indifferenza per l’etica e i valori umanisti, la solidarietà e il senso del dovere.
Questi piani sono condannati al fallimento, perchè nella storia, nel presente e nel futuro, la gioventù cubana è stata protagonista nella difesa della sua Rivoluzione socialista.
Una mostra di questo è che il 87.8% dei deputati di questa Assemblea è nato dopo il 1º gennaio del 1959.
I giovani cubani hanno dimostrato quanta ragione aveva Fidel
quando parlò a loro nel 1962. Noi oggi ratifichiamo questa fiducia, sicuri che saranno gelosi custodi dei precetti contenuti nella brillante definizione del Concetto di Rivoluzione del Comandante in Capo.
Corrisponde al Partito, allo Stato e al Governo compiere e far compiere la politica di promuovere intenzionalmente e con la dovuta gradualità i giovani, le donne, i negri e i meticci a incarichi decisionali, in modo di garantire con sufficiente anticipo la creazione di una cava di principali dirigenti della nazione nel futuro, senza ripetere i costosi errori che abbiamo commesso in questa questione strategica.
Nel V Plenum del Comitato Centrale effettuato il 23 e 24  marzo Scorso, abbiamo analizzato lo stato dell’attualizzazione del Modello Economico e sociale cubano, processo iniziato dal 2011 per realizzare gli Accordi del 6º Congresso del Partito. Precedentemente in due occasioni il Burò Politico aveva già esaminato anche questo tema.
Nonostante quanto eseguito, che non è poco, nè molto meno, pensavamo che a quell’altezza, quando abbiamo approvato o preso le prime decisioni nel 6º Congresso del Partito, e nelle successive riunioni di quel tipo avremmo avanzato di più, dato che già avevamo  se non risolto tutti i problemi, ben organizzato tutto, ben pianificato e in processo d’esecuzione con differenti gradi di sviluppo.
Avremmo già la nuova Costituzione che è in ritardo per gli stessi motivi, perchè non sono stati risolti i problemi principali; ma certamente non siamo riusciti ad assicurare la partecipazione degli organismi e delle entità, per far sì che dalla base fossero capaci d’orientare, capacitare e controllare l’adeguata implementazione delle politiche approvate.
Quando ho visto le prime difficoltà che stavamo confrontando proprio qui, ho espresso credo in un riassunto di una sessione del Parlamento che “senza fretta ma senza pausa”, perchè anche la fretta ci ha condotto a seri errori.  
Non ci siamo mai illusi che sarebbe stato un cammino corto e facile. Sapevamo che iniziava un processo di enorme complessità per la sua portata, che comprendeva tutti gli elementi della società e che era necessario vincere l’ostacolo colossale di una mentalità fondata in decenni di paternalismo, egualitarismo, con sequele significative nel funzionamento dell’economia nazionale.
A questo si sommò l’animo di avanzare più rapidamente della capacità di fare bene le cose, e questo lasciò spazio all’improvvisazione e all’ingenuità, per via di un’insufficiente integralità, un’incompleta valutazione dei costi e dei benefici e una visione ristretta dei rischi associati all’applicazione di varie misure che inoltre non avevano conduzione, controllo e seguito necessario, e questo ha determinato ritardi e passività nella correzione opportuna delle deviazioni presentate.
Considero che abbiamo appreso importanti lezioni dal periodo trascorso e che l’esperienza accumulata ci permetterà di continuare a passi più sicuri e fermi e con i piedi e le orecchie ben posti a terra, per evitare passi indietro non convenienti.
Non abbiamo rinunciato a proseguir nell’ampliamento del lavoro indipendente  - ne ho parlato in vari interventi in questo Parlamento - che costituisce un’alternativa del lavoro nella cornice della legislazione vigente e che, lontano dal significare un processo di privatizzazione neoliberista della proprietà sociale, permetterà allo Stato di tralasciare l’amministrazione di attività non strategiche per lo sviluppo del paese. Proseguirà ugualmente l’esperimento delle cooperative non agricole.
Nelle due direzioni ci sono stati risultati per niente disprezzabili, ma è anche vero che sono apparsi in evidenza errori nella loro attenzione, nel controllo e seguimento, che hanno favorito e fatto sorgere non poche manifestazioni d’indisciplina ed evasioni degli obblighi tributari, in un paese dove inoltre si pagavano appena le tasse prima di queste misure che stiamo applicando, con illegalità e violazioni delle norme a favore di un accelerato arricchimento personale e questo non lo abbiamo affrontato opportunamente ed ha portato con sè la necessità di modificare varie regole nella materia.
Nello stesso tempo la premessa, che non si può omettere, di non lasciare in abbandono nessun cittadino e che il processo dei cambi nel Modello Economico e Sociale cubano, in qualsiasi circostanza, non può significare l’applicazione di terapie da choc contro i più necessitati che in generale sono coloro che appoggiano con maggior fermezza la Rivoluzione Socialista. A differenza della pratica in molti paesi, ha condizionato in buona misura il ritmo delle trasformazioni in questioni trascendentali, com’è il caso della soluzione della dualità monetaria e cambiaria, che continua ad essere una preoccupazione e fa sorgere nuovi problemi.
Si possono citare come esempi le riforme del salario e delle pensioni, l’eliminazione delle gratuità indebite e dei sussidi generalizzati di prodotti e servizi invece che a persone senza altro sostegno.  
È mancata anche un’adeguata e sistematica politica di comunicazione sociale a proposito dei cambi introdotti per giungere opportunamente sino all’ultimo cittadino, con esposizioni e spiegazioni chiare e comprensibili, perchè queste questioni sono abbastanza difficili da comprendere in alcuni dei loro aspetti, in temi tanto complessi, per evitare incomprensioni e vuoti nelle informazioni.
A tutto questo si aggiungono le difficili circostanze nelle quali si è dovuta condurre l’economia nazionale in tutti questi anni, nei quali si è indurito il blocco economico degli Stati Uniti, con la continua persecuzione delle transazioni finanziarie del paese, limitando l’accesso a fonti di credito per lo sviluppo, cosi come gli ostacoli ai tanto necessari investimenti stranieri.
Non devo tralasciare di citare i forti danni provocati da lunghi periodi di siccità come l’ultimo di tre anni e i sempre più distruttivi e frequenti uragani che hanno devastato tutto il territorio nazionale.
D’altra parte sono innegabili i risultati realizzati nel paziente e laborioso processo di riordino del debito esterno con i principali creditori e questo libera i presenti e soprattutto le future generazioni da un formidabile carico di obblighi che pendono sull’avvenire della nazione come una Spada di Damocle, anche se non l’unica.
In quest’attività ha avuto una speciale partecipazione l’attuale  Vicepresidente del Consiglio dei Ministri e Ministro dell’Economia, il compagno Cabrisas (Applausi), e non solo in questa, la principale, ma in altri tipi di lavori simili relazionati con i debiti.
Ciononostante andremo avanti con attenzione, perchè sappiamo solo chiedere e razionalizziamo poco e io sono quello che dà l’autorizzazione, per utilizzare le riserve -  so molto bene quello che sto dicendo – e i prestiti della riserva, e c’è stato un momento in cui si giunse a consumare, per le violazioni e per ignoranza per esempio, le riserve mobili del paese, che già abbiamo riposto completamente.
Mi riferisco al combustibile, usato senza autorizzazione per via di concetti sbagliati per non controllare nei documenti originali quali sono le disposizioni esistenti.
Molte volte nell’ora di chiedere qualche riserva di qualsiasi prodotto cercavano di dare motivazioni molto semplici: «Mancano tante tonnellate di combustibile per il giorno tale». «Il motivo?» E mi diedero un motivo che  evidentemente non era corretto —non era reale,  anche se poteva avere qualche partecipazione.  «Se non le diamo...»  Si disse: «Non si può dare questa quantità, perchè tutti i giorni sorgono necessità in ogni parte» «Però saranno danneggiati gli ospedali». E fu lì che diedi una risposta più aspra, in termini che non devo ripetere qui, ma con un severo avviso: «Che non si cerchi di ingannarmi con stupidaggini di questo tipo. Danneggiare gli ospedali ci obbligherebbe a prendere … Nonostante tutto prestammo la metà di quel combustibile che devono restituire nel periodo stabilito. Cito solo questo esempio una delle realtà che soprattutto il Consiglio dei Ministri conosce.
Con uno sforzo persistente e prolungato abbiamo deciso di risolvere, negoziandoli, tutti questi i debiti; alcuni sconti si stabilirono in periodi più comodi, por poter mantenere l’impegno e soprattutto il prestigio creditizio del governo e si è appena concluso questo forte impegno, passo a passo, a volte impercettibile, e stiamo ritornando a impegnarci e le conseguenze che dobbiamo di nuovo, - non tante come prima – e le difficoltà che questo ci crea nella pianificazione, e parlando di pianificazione si deve pianificare meglio e saper disporre di quello che abbiamo, e come risolvere il resto, ma non inventare per il cammino: pane di oggi, fame di domani. Questa non è la nostra strada, è realismo.
Parliamo della Spada di Damocle.
Questa Rivoluzione ha sempre vissuto con una spada di Damocle sui nostri colli per differenti origini.
Ricordo il Periodo Speciale, che fu quando Díaz-Canel - vi dicevo - stava al suo apogeo, quando assunse la direzione del Partito a Santa Clara.
In quella tappa dovevamo metterci una maschera di ossigeno, lo snorkel, quello che usano i pescatori subacquei, e a volte dovevamo metterlo perché l’acqua arrivava al di sopra dei baffi, e altre volte al disopra del naso e ancora a volte ci tappava gli occhi e dovevamo metterci lo snorkel, e resistere, e per questo siamo qui parlando oggi (Applausi), e rompere il pessimismo che fiorisce in quelli di poca volontà quando sorgono i problemi.
Non è la prima volta, con problemi di quando il Periodo Speciale, già nel 1993,1994, ma che era cominciato nel 1990 praticamente, e sorse allora quella parola d’ordine che fu pronunciata credo là, nell’Isola della Gioventù il 26 di Luglio. “Sì si può”, ma per potere si deve analizzare con tutta l’obiettività ogni problema, ogni passo che si fa, non farci illusioni e non ingannare noi stessi.
Ora con la situazione attuale del vicino che abbiamo, che si è ricordato della Dottrina Monroe. Avete sentito quello che Bruno ha detto al vicepresidente degli Stati Uniti l’altro giorno e quello non lo ha sopportato e se n’è andato. Più tardi parlerò di quello. Non possiamo permetterci di cadere di nuovo in una spirale di debiti e per evitarlo deve valere il principio di non assumere impegni che non siamo capaci d’onorare con puntualità nei tempi accordati.
Le attuali tensioni nelle nostre finanze estere costituiscono un segnale d’avviso in questo senso, del quale ho parlato ampiamente; non resta altra alternativa che pianificare bene e su basi sicure risparmiare e sopprimere ogni spesa non imprescindibile, che ce ne sono molte tuttavia,  assicurare che si ottengano le entrate previste, che permettano di rispettare gli obblighi pattuiti e nello stesso tempo garantire le risorse per investire nello sviluppo dell’economia nazionale.
Noi non c’incontriamo in una situazione estrema o drammatica, come quella che il popolo cubano ha saputo superare resistendo, con la direzione del Partito e di Fidel, nei primi anni del decennio dei ’90 del secolo scorso, tappa conosciuta come periodo speciale.   
Lo scenario ora è molto differente, e contiamo su basi solide per far sì che quelle circostanze non si ripetano. La nostra economia si è differenziata un poco e cresce. Senza dubbio il dovere dei rivoluzionari è prepararsi con audacia e intelligenza per la peggiore delle varianti, non per la più comoda, con permanente ottimismo e totale fiducia nella vittoria. Oggi e sempre si deve tener presente la tenace condotta di difendere l’unità, resistere e resistere!, non c’è altra soluzione.
Come abbiamo informato nei giorni scorsi durante la realizzazione del V Plenum del Comitato Centrale del Partito, abbiamo dato una spiegazione sugli studi che si stanno realizzando sulla necessità di riformare la Costituzione, in accordo con le trasformazioni avvenute nell’ordine politico, economico e sociale.
Per realizzare questo processo, quest’Assemblea dovrà approvare nella sua prossima sessione ordinaria una Commissione formata da deputati che s’incaricherà d’elaborare e presentare il progetto che verrà discusso dal Parlamento, per poi sottoporlo a una consultazione popolare e finalmente in conformità con quanto stabilito nella Costituzione, approvare il testo definitivo in un referendum.
L’occasione è adatta per chiarire ancora una volta che non pretendiamo di modificare il carattere irrevocabile del socialismo nel nostro sistema politico e sociale, né il ruolo dirigente del Partito Comunista di Cuba, come avanguardia organizzata e forza dirigente superiore della società dello Stato, come stabilisce l’Articolo N. 5 dell’attuale Costituzione, e nella prossima difenderemo il mantenimento dello stesso articolo.
Passando a temi di politica estera, non posso non riferirmi all’8º Vertice delle Americhe realizzato in Perù, marcato da mesi dal rinnovato atteggiamento neocoloniale ed egemonico del governo degli Stati Uniti, il cui impegno con la dottrina Monroe è stato molto visibilmente ratificato.
L’’espressione più nota e manifestata è stata l’arbitraria e ingiusta espulsione del Venezuela da questo incontro.
Si sapeva che il governo degli Stati Uniti si proponeva di montare lì uno spettacolo propagandistico contro la Rivoluzione cubana, facendo uso delle rimanenti controrivoluzioni mercenarie.
Cuba è andata a Lima perchè ne aveva il diritto e con la fronte in alto. Ha dimostrato la disposizione di dialogare e dibattere in qualsiasi scenario in condizioni d’uguaglianza e rispetto.  Ugualmente ha confermato la determinazione dei cubani di difendere i loro principi, i valori e il loro spazio legittimo.
La delegazione cubana, quella della Bolivia e altri paesi, hanno impedito che si mostrasse un fronte unito contro la Rivoluzione Bolivariana, reiterando il reclamo di una nuovo sistema di relazioni tra le due Americhe.
L’’intervento del nostro  cancelliere, compagno Bruno Rodríguez Parrilla, a nome del governo cubano, con un linguaggio franco, idee chiare e fermezza, è stato una forte risposta  agli insulti e alle menzogne contenute nel obsoleto discorso pieno d’ingerenza del vice presidente nordamericano lì presente.
I membri della società civile del nostro paese hanno sferrato una battaglia contro l’esclusione neocoloniale, protetta dall’OSA, ed hanno difeso con brio il loro riconoscimento come genuini rappresentanti del popolo cubano. Hanno alzato le loro voci per Cuba e i popoli di Nuestra America e la provocazione è stata sbaragliata.
Approfitto di quest’occasione a nome di questo eroico popolo per reiterare le felicitazioni a tutti i membri della rappresentazione cubana che hanno partecipato a quell’incontro.
I paesi di Nuestra America non possiamo affrontare nuove sfide per esercitare i nostri diritti senza avanzare verso l’unità nella diversità, includendo quello di adottare il sistema politico, economico, sociale e culturale dei nostri popoli, come si legge nel Proclama dell’ America e i Caraibi come Zona di Pace, approvato nella nostra capitale, come voi sapete.
Sottolineammo anche l’impegno con l’Alleanza Bolivariana per i popoli di Nuestra America.
Siamo la regione del mondo con la maggior disuguaglianza delle ricchezze e la breccia tra ricchi e poveri è enorme e crescente, aumenta nonostante gli sforzi nel passato decennio, quando i governi progressisti e popolari hanno accumulato risultati favorevoli in materia di giustizia sociale.
Oggi si pretende di dividerci e distruggere la Comunità degli Stati Latinoamericani e de Caraibi; si rispolvera lo strumento della politica nordamericana, la sempre disprezzabile OSA, e si creano gruppi di paesi che con il pretesto di proteggere la democrazia, contribuiscono a perpetuare il dominio imperiale.  
L’aggressione contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela è adesso l’elemento centrale negli sforzi dell’imperialismo per far cadere i governi popolari nel continente per cancellare le conquiste sociali, e liquidare i modelli progressisti e alternativi al capitalismo neoliberale che si tenta d’imporre.
Sottolineiamo  la nostra piena solidarietà con il Venezuela, il suo governo legittimo e l’Unione civico- militare  guidati dal presidente Nicolás Maduro Moros, che preserva il legato del presidente Hugo Chávez Frías.
Ratifichiamo il sostegno con gli altri popoli e governi che affrontano le pressioni dell’imperialismo per rovesciare le rivendicazioni realizzate, come nel caso della Bolivia e del Nicaragua.  
Dopo il colpo parlamentare contro la presidente Dilma Rousseff in Brasile, è avvenuta l’arbitraria e ingiusta reclusione del compagno Lula per il quale reclamiamo la libertà, dato che oggi è costretto alla reclusione politica per impedirgli di partecipare alle prossime elezioni presidenziali e che, secondo i sondaggi realizzati da differenti istituzioni in Brasile, se oggi ci fossero le elezioni, Lula sarebbe il vincitore.
Per questo è detenuto e per questo l’hanno calunniato con le accuse che hanno usato per mandarlo in prigione.
Reiteriamo il nostro appoggio al diritto alla libera determinazione e indipendenza del popolo di Puerto Rico.
Le nazioni dei Caraibi, specialmente Haití, potranno sempre contare com’è stato sino a oggi, con la solidarietà e la collaborazione di Cuba.
Il 17 dicembre del 2014 avevamo annunciato simultaneamente, con l’allora presidente Barack Obama, il ristabilimento delle relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti.
Iniziammo con il massimo rispetto e uguaglianza sovrana la soluzione di problemi bilaterali e anche la cooperazione in vari aspetti d’interesse mutuo e si dimostrò che nonostante le profonde differenze tra i governi, una convivenza civile era possibile e fruttifera.
L’obiettivo strategico di piegare la Rivoluzione non era scomparso ma il clima politico tra i due paesi sperimentò un passo avanti indiscutibile che produsse benefici per i due popoli.
Senza dubbio dall’arrivo al potere dell’attuale Presidente, è avvenuto un deliberato passo indietro nelle relazioni tra Cuba e gli Stati Uniti e prevale un tono aggressivo e minaccioso nelle dichiarazioni di questo governo.
Questo è apparso molto evidente nell’insultante Memorandum Presidenziale del giugno del 2017, elaborato e diffuso in una riunione con i peggiori elementi dell’estrema destra anticubana del sud della Florida, che lucrano utilizzando la tensione tra i nostri paesi.
Il blocco economico si è indurito ed e stata rinforzata la persecuzione finanziaria, e continua l’occupazione di una porzione  del territorio della provincia di Guantánamo, con una base militare e un centro internazionale di detenzione e tortura.
I programmi di sovversione politica contano con fondi di milioni del governo statunitense.  Persistono il reclutamento e il finanziamento di mercenari e le trasmissioni radiofoniche e televisive illegali.
Con un brutale pretesto è stata espulsa la maggioranza dei funzionari diplomatici della nostra Ambasciata di Washington ed è stato ridotto il personale diplomatico nordamericano all’Avana, includendo il consolare con il conseguente impatto per gli impegni migratori bilaterali e i pregiudizi per migliaia di cubani che necessitano questo servizio.
Il sentimento maggioritario tra i cittadini statunitensi e tra l’emigrazione cubana è contrario alla continuità del blocco e favorevole a proseguire nel miglioramento delle relazioni bilaterali.
Paradossalmente gli individui e i gruppi che oggi sembrano avere una maggior influenza sul Presidente nordamericano son partitari di una condotta aggressiva e ostile contro Cuba.
Affronteremo tutti i tentativi di manipolazione dei temi dei diritti umani e le calunnie sul nostro paese. Non dobbiamo ricevere lezioni da nessuno e tantomeno dal governo degli Stati Uniti.
Abbiamo lottato per quasi 150 anni per l’indipendenza nazionale e difeso la Rivoluzione al prezzo di molto sangue, affrontando i maggiori rischi.
Riaffermiamo oggi la convinzione che qualsiasi strategia indirizzata a distruggere la Rivoluzione per la via del confronto e la seduzione affronterà il più deciso rifiuto del popolo cubano e fallirà.
Viviamo sotto un ordine ingiusto e che esclude, nel quale gli Stati Uniti cercano di preservare ad ogni costo il loro dominio assoluto di fronte alla tendenza del mondo d’avanzare verso un sistema multipolare.
Con questi obiettivi si provocano nuove guerre, anche non convenzionali e accentua il pericolo di una guerra nucleare,si   enfatizza l’uso della forza e le minacce di questa e si applicano indiscriminatamente le sanzioni unilaterali contro quelli che non si piegano ai loro disegni, s’impone la corsa alle armi, la militarizzazione dello spazio ultraterreste e del ciber spazio e si provocano crescenti minacce alla pace e alla sicurezza internazionali.
L’espansione della NATO verso le frontiere con la Russia provoca seri pericoli che si aggravano per l’imposizione di sanzioni arbitrarie, che condanniamo.
Gli Stati Uniti insistono con continue minacce e misure punitive, violazioni delle regole del commercio internazionale contro la Cina e anche contro l’Unione Europea, con la quale di recente abbiamo firmato un accordo di dialogo e operazione, al contrario dei loro alleati.
Le conseguenze saranno dannose per tutti e in particolare per le nazioni del sud.
L’imperialismo nordamericano crea conflitti che generano ondate di rifugiati, che seguono politiche repressive, razziste e discriminatorie contro i migranti, costruisce muri, militarizza le frontiere e rende sempre più insostenibili, sprecando, gli indici di produzione e consumo e ostacola le operazioni e lo scontro al cambio climatico.
Utilizza le multinazionali e le piattaforme tecnologiche egemoniche per imporre un pensiero unico, manipola la condotta umana, invade le nostre culture, cancella la memoria storica e l’identità nazionale e controlla e corrompe i sistemi politici e quelli elettorali.
Lo scorso 13 aprile in violazione dei principi del Diritto Internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, hanno aggredito militarmente la Siria senza aver dimostrato l’utilizzo di armi chimiche da parte del governo del paese. Disgraziatamente queste azioni unilaterali sono diventate una pratica inaccettabile, già provata in vari paesi della regione del Medio Oriente e ora reiteratamente in Siria, e merita la condanna della comunità internazionale. Esprimiamo la nostra solidarietà con il popolo e il governo della Siria.
Non va dimenticato che nel marzo del 2003, solo 15 anni fa, l’allora presidente W. Bush, sferrò l’invasione dell’Iraq con il pretesto dell’esistenza di armi di sterminio di massa, la cui falsità si conobbe pochi anni dopo.
Cuba appoggia gli sforzi in difesa della pace, convinta che solo il dialogo, i negoziati e la cooperazione internazionale permetteranno d’incontrare soluzioni ai gravi problemi del mondo.
Ringraziamo la solidarietà di tutti i paesi quasi senza eccezione, nella nostra lotta contro il blocco economico, commerciale e finanziario.
Le relazioni bilaterali con la Federazione della Russia si sono incrementate in maniera sostenuta in tutte le sfere, sulla base del beneficio reciproco. Non saremo mai ingrati, né dimenticheremo l’appoggio ricevuto dai popoli che formavano l’antica Unione Sovietica, e specialmente il popolo russo, negli anni più difficili dopo il trionfo del nostro processo rivoluzionario.
Ugualmente avanzano i vincoli con la Repubblica Popolare della Cina in materia economica, commerciale, politica e di cooperazione, costituendo un importante apporto allo sviluppo della nostra nazione.
Poche settimane fa abbiamo ricevuto la visita del compagno Nguyen Phu Trong, Segretario Generale del Partito Comunista del Viet Nam, in un’ulteriore dimostrazione dello sviluppo positivo dei legami che ci uniscono e questo ha permesso d’identificare nuove potenzialità.
Le storiche relazioni con i paesi dell’Africa, l’Unione Africana e anche dell’Asia, continuano la loro rotta ascendente.
Continueremo a difendere le legittime rivendicazioni dei paesi del Sud, il loro diritto allo sviluppo e alla democratizzazione delle relazioni internazionali.  Tutte le cause giuste, specialmente quelle del popolo palestinese e saharaui e le lotte per la giustizia sociale riceveranno l’appoggio del nostro popolo.
Il complesso scenario internazionale descritto ratifica la totale vigenza di quanto espresse il Comandante in  Capo della Rivoluzione Cubana nella sua Relazione Centrale al Primo Congresso del Partito, nel 1975: «Sino a che esiste l’imperialismo, il Partito, lo Stato e il popolo presteranno ai servizi della difesa la massima attenzione. La guardia rivoluzionaria non si abbandonerà mai. La storia insegna con fin troppa eloquenza che chi dimentica questo principio non sopravvive».

Compagne e compagni:

Tra appena undici giorni i nostri pionieri, gli studenti, gli operai, i contadini, gli artisti e gli intellettuali, i membri delle Gloriose Forze Armate Rivoluzionarie e il Ministero degli Interni, tutto il popolo marcerà unito per le nostre strade e le piazze, celebrando il Giorno Internazionale del Lavoro. Ancora una volta dimostreremo al mondo il sostegno della maggioranza dei cubani alla loro Rivoluzione, al Partito e al Socialismo e anche se avevo preso l’impegno d’andare in un’altra provincia nell’interno del paese, considerando le caratteristiche di questo momento, penso di accompagnare
l’attuale Presidente dei Consigli di Stato e dei Ministri alla sfilata del 1º Maggio a L’Avana  (Applausi); poi visiterò l’altra provincia e altre ancora, perchè si suppone anche che avrò meno lavoro.

Hasta la victoria siempre!

Esclamazioni di: Viva Raúl! (Ovazione/ Traduzione Gioia Minuti).