ORGANO UFFICIALE DEL COMITATO CENTRALE DEL PARTITO COMUNISTA DI CUBA
Photo: Roberto Chile

Prima d’arrivare all’università ero stato esploratore, alpinista, atleta, avevo fatto di tutto, ma davvero non mi ero avventurato nel campo della politica, per me era un terreno vietato. Può darsi che prima avessi avuto qualche impressione, da adolescente potei rendermi conto di che cos’era un regime fondato sulla forza, sul sopruso.
Vedevo l’atteggiamento prepotente, maschilista dei militari, dei soldati dell’esercito di Batista. Furono elementi che mi formarono e che suscitarono in me repulsione: notai l’arroganza, la prepotenza, il maschilismo, l’abuso di autorità, le minacce, l’utilizzo della paura, del terrore sulla gente. Ricevetti una serie d’impressioni che mi fecero provare repulsione per quella forma di potere, perché lo stavo vivendo, lo vedevo tutti i giorni.
Direi che fin da bambino iniziai a provare una certa repulsione verso questa forma di autorità armata, in virtù della quale chi aveva le armi aveva anche il potere e lo esercitava: i soldati picchiavano la gente, la maltrattavano, e davano l’impressione di poter ammazzare chiunque senza che accadesse nulla.
Presto, fin da quando avevo 13 anni, potei assistere ad alcuni processi elettorali. Vidi intervenire l’esercito nei processi elettorali, impedendo con la forza a centinaia di persone d’esercitare il diritto di voto. Così iniziai a farmi una serie d’idee; ma questo non mi portò a una concezione rivoluzionaria, ma a una condanna di quella forma d’autorità, dell’abuso.
Nel 1940, Pedro Emilio, mio fratello maggiore, era candidato alla carica di rappresentante per un partito di opposizione. Ricordo che ero in vacanza e che addirittura lo aiutavo, uscivo a cavallo per fare visita ai contadini; dato che molti non sapevano né leggere né scrivere, insegnavo loro a votare: in quale sezione dovevano votare, qual era il simbolo di quel partito; perché c’erano i voti di preferenza – così si chiamavano – e  potevano votare per un presidente e per un candidato a rappresentante.
A quel tempo c’era già il partito d’opposizione a Batista. Io davo indicazione ai vicini di votare per il candidato a rappresentante, per Pedro Emilio, e già che c’ero li esortavo anche a votare per il candidato alla presidenza di quel partito.
Nello svolgere questa attività ero mosso dal desiderio che Pedro Emilio venisse eletto rappresentante, perché per lui era una gran cosa, un fatto molto importante. Inoltre, lui era sempre stato molto amichevole con me, molto affettuoso, malgrado fosse figlio di un matrimonio precedente di mio padre; dunque, era il mio amico – oltre che mio fratello – Pedro Emilio, che in quel contesto politico sarebbe diventato rappresentante.
Lui aveva svolto un certo lavoro politico con me, mi aveva promesso non so quante cose, mi avrebbe regalato un buon cavallo e aveva fatto promesse elettorali anche a me; così io ero personalmente interessato alla sua elezione a rappresentante e lo aiutavo; anche tutti i vicini avrebbero votato per Pedro Emilio. Feci visita a centinaia di contadini. Le elezioni furono in maggio o in giugno, io avrò avuto 13 anni.
Il giorno del voto, nei seggi elettorali di Birán, i soldati di Batista, con fucili e baionette, divisero gli elettori in due file: da una parte i batistiani, pochi, e dall’altra i nemici di Batista, dieci volte più numerosi; certamente era per influenza dei familiari, del proprietario terriero, dei luogotenenti politici, per motivi di ogni tipo, ma sta di fatto che volevano votare per Pedro Emilio.
Allora i soldati dissero: «Allora, voialtri: quelli di un partito, qui e quelli dell’altro, là» e non lasciarono votare nessun elettore dell’opposizione.
Ricordo che vedevo tutto quello e le elezioni mi interessavano. Votarono pochissimi sostenitori di Pedro Emilio e solo perché si fecero passare per batistiani. Questo accadde in tutti i seggi. Soltanto lì gli rubarono centinaia di voti.
Alla fine, Pedro Emilio non fu eletto perché gli mancavano 82 voti. Solo in tre scuole di quella zona di Birán, i soldati gli avevano rubato più di 500 o 600 voti. Mi fece soffrire, ricordo la mia indignazione, i soldati spararono perfino qualche colpo. Naturalmente, Batista vinse le elezioni: come avrebbe potuto non vincerle se non aveva lasciato votare nessuno in molte zone dove non avrebbero votato per lui? Così vinse le elezioni del 1940.
Vissi questa esperienza a 13 anni, partecipai alla campagna, avevo le mie impressioni. Sapevo che i soldati erano prepotenti, che frustavano la gente, davano  piattonate con i machete e che  minacciavano con i fucili.
Posso dire che già allora provavo repulsione per quel tipo di autorità fondata sulla paura, sul  terrore; maturai una serie di sentimenti, atteggiamenti e giudizi di repulsione,perché vissi da adolescente il primo periodo di Batista.   
Dal Libro “Fidel Castro Ruz, Guerrigliero del tempo. Conversazioni con il leader storico della Rivoluzione Cubana”  (Traduzione Gioia Minuti).